Mancato smontaggio e presunti abusi, scattano sigilli anche per lido Rivabella

Questa mattina gli agenti della polizia locale e provinciale hanno eseguito un nuovo provvedimento di sequestro preventivo per le strutture dello stabilimento del litorale nord di Gallipoli. I titolari pronti a dare battaglia

GALLIPOLI - Dopo i sigilli in riva al mare che hanno interessato le strutture del lido Zen e del lido Zeus, sul litorale sud della Baia Verde, un’altra inchiesta parallela avviata dalla procura di Lecce, e partita dopo la ricognizione sulle autorizzazioni e il mancato smontaggio delle strutture balneari stagionali come disposto dalla Soprintendenza, ha portato questa mattina all’esecuzione di un nuovo sequestro preventivo che ha interessato stavolta il lido Rivabella che insiste sul litorale nord gallipolino. Gli agenti della polizia locale di Gallipoli e della polizia provinciale, incaricati dalla procura, hanno infatti eseguito il provvedimento disposto il 4 aprile scorso dal gip Cinzia Vergine che ha accolto la richiesta del magistrato inquirente, il sostituto procuratore Alessandro Prontera.

I sigilli sono stati apposti nell’ambito della zona demaniale, di oltre mille metri quadrati, e per le strutture in legno e pedane ancora presenti sull’arenile che costituiscono l’ossatura dello stabilimento balneare con annesso chiosco bar, tettoie e servizi igienici che secondo le accuse mosse dall’autorità giudiziaria, e a seguito di una serie di accertamenti partiti già nel novembre del 2018, non solo non sarebbero stati smontati come disposto dall’ordinanza comunale, ma sarebbero anche stati realizzati in difformità o privi dei relativi permessi a costruire e paesaggistici.

I titolari dello stabilimento nel corso degli anni avevano più volte impugnato, a livello amministrativo, i provvedimenti di diniego del Comune al rilascio dell’autorizzazione paesaggistica annuale e per la proroga del permesso a costruire originario sino alla scadenza della concessione nel dicembre 2020 e si erano opposti anche al provvedimento di smontaggio alla fine della stagione balneare. Ma dopo aver ottenute alcune sospensive, il Tar ha rigetto i relativi ricorsi e il Comune, dopo aver confermato il rigetto delle richieste di rilascio ed estensione dei permessi edilizi e l’annullamento dell’autorizzazione paesaggistica per tutto l’anno (concessa in prima istanza nel 2010), ha disposto lo smontaggio delle strutture.

La stessa titolare e amministratore unico del lido Rivabella è finita per essere indagata (e ora nominata custode dell’area posta sotto sequestro) nell’ambito dell’inchiesta della procura che, dopo i controlli dell’autunno scorso sul nodo delle segnalazioni delle strutture balneari “non conformi” e ancora presenti lungo la costa e sull’attività di ricognizione svolta dalla polizia locale (seguendo le direttive di prefettura, della stessa autorità giudiziaria e della soprintendenza) ha rilevato una serie di presunte irregolarità sotto il profilo edilizio e delle autorizzazioni di carattere paesaggistico e l’occupazione arbitraria del suolo demaniale. Le strutture e le pedane, a seguito anche dei recenti sopralluoghi del febbraio scorso, sono risultate ancora presenti sull’arenile e ritenute stabilmente ancorate al suolo a dispetto del carattere amovibile stabilito dai permessi stagionali concessi.

Nello specifico, secondo le accuse ipotizzate dalla procura, “gli interventi edilizi tutti confluenti nella realizzazione di una complessa struttura destinata a stabilimento turistico-balneare e attività di ristorazione della superficie di 1.067,21 metri quadri circa, con creazione di plurimi manufatti destinati ristorante e bar, cucina, servizi igienici con annesse pedane e tettorie tutti funzionalmente connessi sino a generare un nuovo organismo edilizio unitario di natura stabile, permanete e di forte impatto ambientale, non facilmente amovibile” sarebbero stati realizzati in difformità ai permessi concessi dal Comune per “strutture o opere precarie, facilmente amovibili, con vincolo di stagionalità”.

Accogliendo la richiesta della procura e disponendo i sigilli il gip ha avvalorato la tesi della edificazione di opere non conformi o prive dei titoli autorizzativi. I titolari, a cui è stato notificato l’atto di sequestro eseguito questa mattina, potranno ora fornire le loro memorie difensive. Gli stessi si sono già adoperati, tramite i propri legali e Federbalneari, per dimostrare l’inconsistenza dei reati contestati eccependo principalmente che il lido rimane montato durante il periodo invernale in virtù di una sentenza del Tar, di non aver attività di ristorazione o cucina, e di aver utilizzato sempre materiale ecocompatibile.

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