Mandorlo e ciliegio per salvare il Salento: la ricetta anti-xylella di Coldiretti

Secondo il Cnr, nelle due piante la presenza del batterio è molto bassa (-11 percento). Muraglia: "Non condanniamo il territorio alla monocoltura, autorizziamo gli impianti"

Foto di repertorio

LECCE – C'è una speranza per il territorio salentino e passa dagli alberi di mandorlo e ciliegio dolce: parola di Coldiretti Puglia che ha ripreso i risultati di alcune ricerche scientifiche del Cnr di Bari. Nei due tipi di piante, infatti, la presenza del batterio della xylella fastidiosa è residuale e sotto la soglia dell'11 percento.

Questo, almeno, è il risultato delle indagini diagnostiche sulle varietà di ciliegio dolce e soprattutto di mandorlo selezionate, esposte sia all’inoculo artificiale, sia ad adulti di sputacchina con elevata incidenza di infezioni di xylella.

Coldiretti ha colto la palla al balzo per chiedere di procedere con gli impianti di mandorlo e ciliegio nell'area infetta da xylella in modo da “non condannare il Salento a una monocoltura, con il rischio che un virus alieno azzeri il patrimonio produttivo del territorio”.

“E’ indispensabile liberalizzare i reimpianti con l'adeguata diversificazione colturale per una ricostruzione efficace dal punto di vista economico e paesaggistico – puntualizza il presidente Savino Muraglia -. L’osservatorio fitosanitario regionale ha la facoltà di derogare al divieto di impianto delle piante ospiti della xylella  nell’area dichiarata infetta. La ricerca ha dimostrato che le due piante, per le quali il Salento è vocato, hanno caratteri di resistenza non dissimili da quelle delle varietà di olivo resistenti”.

Nel caso del mandorlo è stata osservata sia una minore suscettibilità alle infezioni, che un ridotto impatto sintomatologico delle infezioni, dato che la  manifestazione dei sintomi fa riferimento principalmente a bruscature fogliari, che non evolvono in disseccamenti delle branche, come invece accade per le infezioni su olivo o altre specie ospiti.

“Basta farsi un giro in provincia di Lecce e osservare che laddove gli ulivi sono completamente secchi, i mandorli si presentano floridi e rigogliosi”, aggiunge Muraglia.

Del resto, la filiera olivicola salentina continua a perdere colpi. Basti pensare che nella campagna olearia del 2020 il crollo dell'olio è stimato all'85 percento. Coldiretti sostiene che la produzione di olive Cellina e Ogliarola è ormai azzerata e risultano produttive solo le piante di Leccino e qualche impianto di ‘Fastidiosa’ messo a dimora vent’anni fa.

“La xylella ha provocato effetti più disastrosi di un terremoto con ripercussioni drammatiche di natura produttiva, ambientale, economica, lavorativa, con esigenze di contenimento, di ricostruzione, di sostegno che vanno affrontate in maniera corale, rendendo i procedimenti fluidi e fruibili”, denuncia l'esponente dell'associazione.

“La diversificazione colturale è un passaggio fondamentale per una ricostruzione efficace dal punto di vista economico e paesaggistico, puntando oltre che sulle due varietà resistenti di ulivo Leccino e FS17, sempre con il supporto della scienza, su altre varietà tipicamente mediterranee come il mandorlo o il fico, perché bisogna ridare agli agricoltori le chiavi delle loro aziende e il loro futuro”, conclude il presidente.
 
 

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