Dpcm, la protesta nasce pacifica in centro. Ma poi partono gli scontri

Poche decine di facinorosi sono bastate per provocare disordini in una manifestazione sorta dal tam-tam sui social. Lanci di fumogeni e qualche carica, con i più che chiedevano però di continuare a protestare senza violenza

LECCE – “Libertà, libertà”, è stato il coro principale della serata, scandito più volte da un variegato popolo di partite Iva, pizzaioli, lavoratori in genere che oggi si sentono spiazzati dal nuovo Dpcm. Segnando il passo dagli arcobaleni e dall’andrà tutto bene della prima ora alla protesta che, partita nei giorni scorsi da Napoli, sta facendo ora il giro d’Italia, verso la seconda era, quella dell’esasperazione.  Ma, anche se a Lecce non si sono verificati – ed era ovvio - scontri di intensità simile delle grandi città, i momenti di tensione, e anche forti, non sono mancati.

Poche decine di facinorosi infiltrati sono bastate per portare turbamento in una manifestazione (comunque non autorizzata) nata da messaggi veicolati sui social fin dal mattino. Ed era prevedibile, in un momento storico di fibrillazione allo stato puro. Un cordone di forze dell’ordine forzato, accensione e, soprattutto, lanci di fumogeni, alcuni indirizzati alle pattuglie di polizia locale sua via Cavallotti, per poi passare a istanti di veri e propri scontri, con attimi di faccia a faccia persino fra gli stessi manifestanti. I più, infatti, chiedevano che tutto proseguisse in modo pacifico, condannando in maniera aperta le intemperanze.

Video | Le ragioni della protesta in città

La protesta, come detto, nata pacifica, si è sviluppata in serata nelle due piazze principali della città, Sant’Oronzo e Mazzini, animata da circa 200 persone, soprattutto lavoratori delle categorie maggiormente colpite dalle restrizioni imposte. Oggi, infatti, è entrato in vigore l’ultimo provvedimento in ordine di tempo per cercare di arginare la diffusione del Covid-19: bar e ristoranti chiudono alle 18, stop alle attività di piscine e palestre, sale bingo e scommesse. 

Video | Le cariche e gli scontri con le forze dell'ordine 

Il ritrovo era stato fissato alle 18 in piazza Sant’Oronzo, poi i presenti si sono spostati nella piazza del centro moderno, esibendo alcuni cartelli per poi fare ritorno nuovamente sul grande ovale della piazza storica. Nella manifestazione, almeno nei momenti inziali, anche alcuni consiglieri di minoranza. Tra cui Roberto Giordano Anguilla e Andrea Guido, a Palazzo Carafa e il consigliere regionale Paolo Pagliaro, eletto nelle file del centrodestra. 

Quando sembrava fosse andato tutto per il verso giusto, però, alcune decine di persone, in gran parte giovani che si erano dati appuntamento utilizzando le chat, hanno dato vita a una sorta di iniziativa autonoma, forzando il cordone delle forze dell’ordine (reparti mobili di carabinieri e polizia) in via Salvatore Trinchese, all’incrocio con via Felice Cavallotti. Che per alcuni minuti è stata anche bloccata. E immancabili sono stati anche gli assembramenti.

I manifestanti, in corteo, si sono poi spostati lungo diversi punti del centro. Prima si sono indirizzati al termine di viale Marconi, all’altezza della nuova rotatoria realizzata all’incrocio con viale Otranto, poi, dopo diverso tempo, si sono diretti di nuovo verso via Cavallotti. L’adunanza sembrava quasi destinata a sciogliersi (ormai si erano fatte le 20), quando sono esplose le intemperanze più serie.

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Prima un lancio di fumogeni contro alcune pattuglie di polizia locale che bloccavano il traffico, al punto che una è stata costretta anche a fare rapidamente retromarcia per non essere colpita sul cofano, poi, nella strettoia di via Bacile, gli attimi di maggior tensione, con alcune cariche e agenti e militari costretti a intervenire per la prima, vera, volta con maggior vigore. Il tutto, fra la riprovazione di quanti chiedevano di proseguire la manifestazione senza usare violenza.

Sulla nostra pagina Facebook le dirette di corteo e scontri

Quando i più scalmanati si sono allontanati, il corteo ha ripreso a marciare in direzione di viale Michele De Pietro e, poi, verso piazzale del Bastione. Con la ripromessa di riprendere il discorso domani, sempre alle 18. Le indagini, affidate alla Digos, intanto sono già partite. E non è escluso che nei prossimi giorni possano arrivare le prime sanzioni e denunce.

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