Ai margini della zona in quarantena: senso di emergenza, ma fiducia

Testimonianza di una docente leccese che vive a Lodi, con la famiglia: "Abbiamo la percezione di un sistema che sta rispondendo nel migliore dei modi. Cerchiamo di mantenere la calma, ascoltiamo gli esperti"

Una foto Ansa di Casalpusterlengo, in quarantena.

LODI – “Dell’Italia si possono criticare molte cose, ma abbiamo un sistema sanitario che funziona molto bene”. Giusi, insegnante, vive e lavora da anni a Lodi insieme al marito, Mauro, ingegnere e leccese doc anche lui.

Risiedono con i loro tre figli – dai 5 ai 10 anni - a pochi chilometri dalla zona messa in quarantena per contenere la diffusione del Covid 19 (Coronaviruse disease 2019), per adesso con misure meno restrittive di quelle adottate per Codogno, Casalpusterlengo e altri centri: “Cerco di mantenere la calma, supportata dalla percezione di un sistema istituzionale che sta agendo nel migliore dei modi rispondendo all'emergenza con un giusto equilibrio tra contenimento e impegno a non diffondere il panico”.

Liberi di muoversi, vivono tuttavia direttamente le conseguenze innescate dai primi contagi in Italia: “L’istituto dove lavoro è frequentato da molti studenti provenienti dai comuni messi in quarantena e questo ha allarmato molti genitori: sabato le classi erano decimate e l’atmosfera a scuole era surreale, quasi si evitavano i contatti, qualcuno indossava la mascherina”.

Più in generale, l’intero Lodigiano ha cambiato volto in pochissime ore: “Al supermercato ho visto persone fare scorta di viveri e non nascondo di aver pensato di dover prendere qualcosa in più del solito. Le attività commerciali sono in sofferenza, soprattutto bar e locali pubblici: le strade sono deserte e le persone sembrano spaventate”.

Il vero pericolo, secondo Giusi, non è nella letalità del ceppo di coronavirus, ma nella facilità di trasmissione. Tutte le evidenze scientifiche, in Italia e nel mondo, le danno del resto ragione: “Intere zone del Paese rischiano di fermarsi: molte aziende qui si stanno organizzando tramite il telelavoro, è importante saper gestire questa fase con lucidità. L'era dei social ha dato troppa voce in capitolo a chi non ha competenze per farlo. Dovremmo riflettere tanto sulle conseguenze che hanno le nostre parole soprattutto se esposte al mondo intero e metterci umilmente in ascolto di chi ha credibilità per parlare con cognizione di causa”.

A questo proposito l’insegnante pone poi una questione essenziale, quella della responsabilità: “Mi è venuta la spinta istintiva a tornare a Lecce, di allontanarmi da qui, ma credo che ci si debba comportare con spirito civico: limitare gli spostamenti è certamente un modo utile per contenere la diffusione del virus. È chiaro che bisogna avere premura prima di tutto per le persone più esposte, quelle con un sistema immunitario più fragile: in fondo si tratta di una influenza”.

Si vive dunque alla giornata, in attesa di ulteriori provvedimenti delle autorità nel contesto di una situazione in costante divenire e con piena fiducia in chi si sta prodigando per gestire l’emergenza: “Adesso ci sono le vacanze di Carnevale, e salvo disposizioni diverse, si torna a scuola mercoledì. Probabilmente sarebbe auspicabile una chiusura per il tempo necessario a far rientrare l’allarme”*.

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*Proprio in queste ore la Regione Lombardia sta predisponendo un'ordinanza, in accordo con il ministero della Sanità, per la chiusura di scuole e luoghi di aggregazione.

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