“Mascherine introvabili a 50 centesimi”: Codacons allerta la Prefettura

L'associazione chiede controlli sostenendo che in alcuni casi si indurrebbero i cittadini ad acquistarne altre a prezzi più alti

Foto di repertorio.

LECCE – Il premier Giuseppe Conte l'aveva detto: “Si riparte 4 maggio con un prezzo calmierato per le mascherine chirurgiche che sarà di 0,50 euro. Sarà abolita l'iva sulle mascherine in un prossimo decreto”. Il giusto prezzo, insomma, per impedire le solite speculazioni. C'è un però, e a segnalarlo è il Codacons di Lecce: “Le mascherine chirurgiche a 50 centesimi in provincia di Lecce sono sostanzialmente introvabili”.

L'associazione dei consumatori riceve segnalazioni quotidiane di utenti che lamentano queste difficoltà di reperire sul mercato i dispositivi, a prezzi sociali. In più il Codacons descrive “situazioni a dir poco disdicevoli in cui farmacisti o esercenti, denigrando l’iutilità delle mascherine chirurgiche a prezzo calmierato, inducono i cittadini ad acquistarle a prezzi decisamente più alti. Preme ricordare che il decreto del commissario straordinario Arcuri vale per tutti”.

In altre parole, precisa l'associazione, tutte le mascherine che rispondono ai requisiti indicati nel decreto ed afferenti alle mascherine chirurgiche possono essere vendute al solo prezzo imposto dall’ordinanza del commissario o ad un prezzo inferiore. Di certo non superiore. “Ricordiamo anche che la violazione dell’ordinanza commissariale potrebbe comportare l’applicazione dell’articolo 650 del codice pensale per violazione di un ordine proveniente dall’autorità - puntualizza l'avvocato Cristian Marchello, responsabile della sede di Lecce -. Anche indurre il consumatore ad effettuare un acquisto più oneroso potrebbe configurare una pratica commerciale scorretta, già sanzionata dalla normale legislazione”.

“Il commissario Arcuri ha definito le mascherine beni strumentali utili a fronteggiare l’emergenza e, quindi, beni di primaria necessità, per cui una lievitazione ingiustificabile dei prezzi al consumo potrebbe compromettere la piena efficacia delle misure di contrasto programmate”, aggiunge il legale.

Codacons allerta la Prefettura di Lecce

Se le segnalazioni dei consumatori dovessero risultare veritiere, ciò potrebbe comportare una minore efficacia dei provvedimenti presi per il contrasto al Covid – 19 durante la fase 2, oltre che determinare un rischio per l’incolumità pubblica e privata. Il Codacons di Lecce ha segnalato il problema al prefetto di Lecce chiedendogli di invitare tutti i Comuni e le autorità di polizia a effettuare specifici controlli.

Codacons chiede di prestare particolare attenzione ai settori merceologici che hanno sottoscritto particolari accordi, ovvero: Federfarma, Assofarm, l’Adf che con le farmacie e le parafarmacie italiane hanno 26 mila punti vendita sul nostro territorio; Confcommercio, che raggruppa tra gli altri le catene della grande distribuzione Sigma, Sisal, Crai, Coal e Conad che ha nel suo insieme altri 13mila punti vendita sul nostro territorio.

E ancora: Federdistribuzione, che raggruppa Esselunga, Carrefour, VeGè, Leroy Merlin e altre catene di distribuzione, che ha fino a 7mila punti di vendita sul territorio; Coop, che ha mille e100 punti vendita sul territorio nazionale.

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