Mascherine vendute con ricarichi fino al 400 per cento: maxi sequestro

Quasi seimila dispositivi di protezione finiti nelle mani dei finanzieri: un intervento in una parafarmacia in città, l’altro in un negozio agrario di Minervino di Lecce. Denunciati un 49enne e un 40enne

La guardia di finanza con il materiale sequestrato.

MINERVINO DI LECCE – Non si trovano. E se si trovano hanno spesso prezzi aumentati ingiustificamente. Le mascherine per proteggersi dal Coronavirus sono diventate obbligatorie, per ora, in Lombardia e in Toscana. Ma c’è già chi fiuta l’affare e ne approfitta anche nel Salento. E li propone a prezzi distorsivi per il mercato. Speculazioni e frodi nella vendita: scatta un maxi sequestro nelle ultime ore.

Quasi 6mila dispositivi di protezione anti-Covid sono infatti finiti nelle mani dei militari della guarda di finanza del Gruppo di Lecce, coordinati dal colonnello Massimo Chiappetta. Erano stati messi in vendita con prezzi rincarati del 40 fino al 400 per cento. Due gli interventi: il primo a Minervino di Lecce, il secondo nel capoluogo salentino. Nel primo caso, i finanzieri della compagnia di Otranto hanno individuato un negozio di prodotti agrari* che commercializzava al dettaglio mascherine, peraltro risultate non conformi ai livelli di protezione e agli standard qualitativi pubblicizzati sulla confezione: i livelli di protezione pubblicizzati erano di gran lunga superiori a quelli effettivi.

Oltre tremila e 500 dispositivi sono stati immediatamente portati via e il titolare è stato denunciato presso la Procura della Repubblica di Lecce. Si tratta di 49enne del luogo che, informato il pm di turno Massimiliano Carducci, risponde ora dell'accusa di frode nell’esercizio del commercio. Il secondo intervento, invece, è stato eseguito in città, presso una parafarmacia. Qui, duemila mascherine erano pronte sugli scaffali, per essere vendute a prezzi elevati.

Anche in questo caso, il ricarico sul prezzo rispetto al costo di acquisto era notevole. In particolare, dagli accertamenti eseguiti dalle fiamme gialle, è emerso che le mascherine monouso di tipo chirurgico venivano rivendute a 5 euro al pezzo praticando così un ricarico di ben il 410 per cento sul prezzo di acquisto: quest’ultimo era invece di 1,22 euro. La comparazione con altri esercizi ha sciolto oogni dubbio: un’altra fornitura simile, in vendita altrove, era stata fissata un prezzo molto più onesto, di circa 2 euro. Le mascherine sequestrate, se effettivamente vendute, avrebbero fruttato un incasso “extra” di circa 6mila euro. Pertanto il proprietario della rivendita, un 40enne leccese, è stato denunciato per manovre speculative su merci, che punisce tale comportamento con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 516 euro a oltre 25mila euro.

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* Non consorzio agrario, come riportato per refuso nella nota stampa. Doverosa correzione.

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