Memoria e creatività: la sfilata di Dior nel segno di Maria Grazia Chiuri

Di padre tricasino, la direttrice creativa del brand francese dell'alta moda ha raccontato il progetto dell'evento che, per la prima volta, si svolge in Italia. Dopo Montecarlo, New York, Parigi, Londra, Los Angeles, Marrakech

Maria Grazie Chiuri, direttrice creativa Dior-

LECCE – Con un lunghissimo intervento introduttivo e poi con risposte non certo di maniera alle domande dei giornalisti, Maria Grazia Chiuri, direttrice artistica della maison Dior, ha presentato la sfilata delle nuova cruise collection del brand del lusso francese che si terrà domani sera, mercoledì, in piazza Duomo, a Lecce.

Dopo Montecarlo, New York, Parigi, Londra, Los Angeles, Marrakech, ecco Lecce, signore e signori. E hai voglia a discutere sull’allestimento con luminarie e cassa armonica che, secondo alcuni, oscurerebbe il fascino immutabile del barocco leccese: il rumore di sottofondo che ha trovato albergo sui social nei giorni scorsi sta fortunatamente evaporando alla velocità della luce dinanzi alla consapevolezza di ciò che l’appuntamento implica, una visibilità per la città e per il territorio senza precedenti. Milioni e milioni di persone saranno, infatti, in collegamento sul web: le sole piattaforme asiatiche assicurano un numero di visualizzazioni da far venire la pelle d’oca. Su un binario parallelo gli shooting fotografici per la campagna pubblicitaria della collezione, realizzati in alcuni set della città, che finiranno sulle riviste di tutto il mondo.

Di padre tricasino, Maria Grazia Chiuri ha sempre frequentato, soprattutto d’estate, i luoghi della famiglia paterna e di quella memoria - coltivata prima con gli occhi della bambina, poi con quelli dell’adolescente, infine della donna che ha iniziato a lavorare da giovanissima e che ha avuto il privilegio di crescere al fianco di figure del calibro delle “signore Fendi e di Valentino” – ha tirato fuori i capitoli che più l’hanno modellata per dar vita a quello che ha definito un progetto e non un semplice evento, a voler sottolineare la cura dedicata sin da quando, in pieno autunno, le balenò in testa di portare la sua prossima collezione nel cuore del Salento.

Per farlo ha dovuto, del resto, superare le perplessità dei vertici di Dior, preoccupati degli aspetti logistici, ma la sua autorevolezza e la limpidezza della visione creativa hanno neutralizzato ogni resistenza, anche quelle, di natura economica, dovute alla revisione del budget imposto dall’emergenza sanitaria che ha impattato sul brand e sulle sue articolazioni nei cinque continenti con molta forza. Con il supporto di Pietro Beccari, l’amministratore delegato, Maria Grazia Chiuri ha costruito passo dopo passo il progetto che si paleserà al mondo in poco più di 22 minuti grazie a 45 modelle, al disegno scenografico di Marinella Senatore, artista visuale campana, tratteggiato con luminarie dei fratelli Parisi di Taurisano, con la musica dell’Orchestra Popolare della Notte della Taranta, con Giuliano Sangiorgi e Raffaele Casarano (e con l’occhio della camera di Edoardo Winspeare). La direttrice creativa di Dior ha rimarcato in più passaggi – nel corso della conferenza stampa tenuta insieme al sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, presso il chiostro dell’ex convento dei Teatini – il senso corale del progetto, visto come un vero e proprio “allestimento di arte contemporanea”.

Potrà piacere o meno, ma da quando le luci si accenderanno, in un nanosecondo le immagini che faranno il giro del mondo avranno due parole ricorrenti: Dior e Lecce. La maison parigina in Francia è una istituzione, in un certo senso è la stessa Francia: non era scontato spingesse il suo cuore, per alcuni giorni, fin quaggiù. Dior, forse conviene ricordarlo, ha i mezzi per organizzare un evento di questo tipo ovunque voglia, come dimostrano le sedi delle sfilate degli anni scorsi. Fatto sta che per la sua prima uscita in Italia ha scelto Lecce e non tutte le altre affascinanti opzioni che saltano subito in mente pensando al Belpaese: "L'Italia - ha detto Maria Grazia Chiuri - è piena di posti meravigliosi. Fai fatica a scegliere. Io sono salentina da parte di padre, che è di Tricase e mia figlia è nata a Gagliano del Capo. Quasi come se il destino volesse che rimanessi legata a questa terra in cui vengo con continuità. Ci tenevo tantissimo a fare qui la sfilata".

La casa di moda fondata nel 1947, che per le collezioni alta moda e prêt à porter sfila esclusivamente durante le settimane della moda francese, porta le sue cruise collection in giro per il mondo, convogliando sul luogo prescelto un’attenzione globale. “Per i nostri eventi di solito muovono mille e 500, duemila persone - ha spiegato la direttrice - perché è nostra abitudine invitare tutti i nostri clienti internazionali a vedere i posti, organizzare percorsi culturali. Non è un evento destinato a promuovere uno show, ma un insieme di aspetti del territorio. Questo abbiamo fatto a Marrakesh, a Los Angeles, questo facciamo sempre. Si parla di un progetto che per noi include lavorativamente almeno tre giorni perché non vogliamo solo fare vedere dei vestiti, ma vogliamo far vivere un’esperienza”. Non ci sono, infatti, solo le immancabili feste esclusive, ma anche circuiti paralleli che Dior prepara per immergere l’ospite nel contesto del proprio progetto creativo.

Molto di tutto ciò è stato inevitabilmente rivisto, ridimensionato, perché il Covid-19 non è un capitolo chiuso: ci sono protocolli da rispettare, inevitabili tagli sulle presenze previste e gli appuntamenti collaterali. Ecco allora che il potere evocativo del progetto studiato per piazza Duomo assume ancora di più una valenza centrale, non solo come suggestivo sfondo di una sfilata di moda di per sé stellare, ma come caleidoscopio della visione di un brand che vuole continuare a sfornare immaginario e a stupire il mondo coniugando i punti di forza del proprio stile sartoriale con l’abilità creativa della sapienza artigianale del Tacco d’Italia, del presente e del passato: dai laboratori di tessitura della fondazione “Le Costantine” di Uggiano La Chiesa ai magnifici gioielli custoditi nel Museo Archeologico di Taranto per un dialogo attraverso il tempo che Maria Grazia Chiuri ha fortemente voluto, perché è forte in lei l’ancoraggio a questa terra.

Non bisogna, dunque, essere amanti dell’alta moda, né tantomeno di Dior, per comprendere come l’evento di mercoledì sera sia una opportunità straordinaria per un territorio in cerca di una speranza di rilancio, come tanti altri nel mondo sconquassato e indebolito nelle sue fondamenta economiche dall’epidemia. Ed è questo anelito alla rinascita che, in fondo, ha spinto l’arcivescovo Michele Seccia, il “padrone” di casa, ad accettare la proposta di Dior: la bellezza del creato, ha detto qualche settimana addietro, si manifesta anche nella sapienza e nell'unicità del saper fare, tratto comune alla creatività dell'alta moda e alla maestria degli artigiani.

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