"Mio figlio diabetico rifiutato a scuola": la denuncia di una madre dopo la diagnosi

Difficoltà al rientro dopo il ricovero in ospedale. Contestata anche la soluzione di far permanere la madre a scuola. Replica la dirigente

Il caso denunciato alla stazione dei carabinieri di Galatina.

GALATINA - Lui è un bambino di soli 9 anni, cui è stato diagnosticato il diabete mellito di tipo 1, insulino-dipendente. Ed il morbo celiaco. Frequenta la scuola elementare di Galatina ma, dopo il ricovero in ospedale, che si è concluso con la grave diagnosi, il suo rientro in classe è stato decisamente complicato.

Il 23 aprile, giorno in cui il bambino è stato accompagnato presso l’istituto scolastico, “dirigenti e insegnanti gli hanno negato l’accesso adducendo di non potersi assumere la responsabilità, perché malato”: è quanto afferma la madre originaria della Tunisia, che, su tutte le furie per l’accaduto, ha denunciato la scuola presso il locale Comando dei carabinieri. Il medesimo episodio si sarebbe poi ripetuto qualche giorno dopo, il 26 aprile, quando la signora si è ripresentata a scuola, fornendo la documentazione medica “utile a favorire la prosecuzione scolastica”.

Una versione dei fatti contestata, però, dalla dirigente scolastica, Anna Antonica che spiega di essersi trovata impreparata, insieme al corpo docente, di fronte alla seria patologia del minore: “La signora ha portato il figlio a scuola senza preavvisare di ciò che era accaduto e la documentazione medica è stata consegnata solo il 26 aprile: il certificato indica la possibilità per il bambino di fare la terapia insulinica autonomamente, ma alla presenza di un adulto”.

Resta da capire, dunque, chi sia l’adulto che si deve occupare del minore durante l’orario scolastico. Per sbrogliare la matassa, il 3 maggio si è tenuto un tavolo tecnico con tutti i soggetti coinvolti, quindi la scuola, la Asl, i medici che seguono il bambino, l’associazione pediatrica diabetici del Salento rappresentata dall’avvocato Francesco Medica ed il sindaco del paese interessato.

“Dopo quest’incontro apparentemente risolutivo – spiega l’avvocato che difende la madre, Roberto Stanislao – il bambino non è stato comunque ammesso. Il piccolo però, che ha un apparecchio sottocutaneo, non ha bisogno di fare prelievi di sangue e monitora l’andamento della glicemia tramite un i-pod: quando i valori non sono nella norma, può assumere un succo di frutta, sotto controllo di un adulto. Ma le maestre si sono rifiutate di farlo, senza fornire un’alternativa, in questo modo viene evaso l’obbligo di frequenza scolastica”.

La dirigente precisa, però, dal tavolo sarebbe emersa una soluzione temporanea: ovvero quella permettere alla madre all’accesso a scuola ed in classe per effettuare il controllo della glicemia, occupandosi direttamente del figlio. “Avevo autorizzato la signora a farlo già il 23 aprile, ma non ha voluto – puntualizza lei -. La sua presenza ci avrebbe aiutato a capire come comportarci, onde evitare di commettere errori e capire come regolarci in futuro, anche per rasserenare il bambino che si trova ad affrontare una soluzione nuova”.

Nel frattempo la dirigente ha inviato una circolare interna a tutto il personale Ata, agli Operatori socio sanitari che sono presenti a scuola e dipendono dal Comune, agli assistenti alla persona ed al corpo docente per raccogliere la eventuale disponibilità a seguire il bambino. Ma, al momento, pare che questa disponibilità non vi sia.

“Non c’è l’obbligo per nessuno ma l’assistenza per il minore è una questione umanitaria – spiega la dirigente -; il clima però dopo la denuncia è più teso. Una mastra dopo le aggressioni verbali della madre ha dovuto richiedere l’intervento del 118 e si è assentata per malattia”.

“Ci tengo a dire che questa è stata sempre una scuola accogliente nei confronti di tutti i bambini, stranieri, con handicap o con patologie, e io personalmente ho aiutato la signora nell’inserimento scolastico al momento del suo arrivo a Galatina, di fronte ad alcune difficoltà”, aggiunge la dirigente.

Il piccolo è comunque rientrato in classe lunedì 7 maggio e la madre è presente a scuola, ma continua a rivendicare un diritto che crede le sia negato, come sottolineato dall’avvocato Stanislao: “Cosa dovrebbe fare la mamma di più? Agli insegnanti è stato solo chiesto di seguire il piccolo, come fanno con gli altri, nessun impegno ulteriore. Se si dovesse sentire male, si allerta il 118 come in tutti gli altri casi. Il bambino è preparato ad affrontare la situazione ed ha in dotazione la strumentazione che gli serve. La Asl ha anche fornito un protocollo che spiega ai docenti ed al personale scolastico come comportarsi e relazionarsi con il bambino, ma non c’è stato verso. Questa non è una soluzione legittima, perché non è previsto che i genitori facciano assistenza in classe durante le lezioni”.

Sull’episodio è intervenuto anche l’avvocato Francesco Medina, presidente dell’associazione pediatrica diabetici del Salento: “Il bambino e la sua famiglia si sono trovati in una condizione di non accettazione, di non inclusione, in definitiva di sono sentiti abbandonati dall’Istituzione scolastica. Solo dopo vari incontri anche formativi, e con l’importante contributo e supporto della responsabile del Centro di diabetologia pediatrica e del sindaco, il piccolo è stato accettato in classe, purché la mamma fosse sempre presente nell’Istituto per tutta la durata delle lezioni. Condizione, questa, assolutamente non condivisibile e inaccettabile e che rende palesemente diverso il piccolo”.

“Il dato di fatto è che – scrive il presidente – è che al bambino è stato negato per moltissimi giorni il diritto allo studio, il diritto all’istruzione. L’associazione ha riferito l’accaduto all’attenzione dell’ufficio scolastico regionale che ha già approntato l’iter procedurale che porterà all’approvazione delle direttive e delle linee guida contenute nel “Documento strategico di intervento integrato per l’inserimento del bambino, adolescente e giovane con diabete in contesti scolastici, educativi, formativi al fine di tutelarne il diritto alla cura, alla salute, all’istruzione e alla migliore qualità della vita” di modo che non si ripetano casi del genere nella nostra Regione”.

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