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Lutto nel mondo del calcio

Addio a Carlo Mazzone, il decano degli allenatori: a Lecce tre anni di passione

Morto a 86 anni l’ex tecnico che detiene il record di panchine in serie A: il calcio perde non solo un grande uomo ma un riferimento e "padre" per molti giocatori. Nel Salento con lui vissute tre stagioni speciali e indimenticabili

LECCE – Da qualche tempo faceva semplicemente il nonno ma l’amore per il calcio non l’aveva mai abbandonato: se n’è andato in queste ore, in un silenzio inconsueto di metà agosto, Carlo Mazzone, “Carletto”, un uomo di campo straordinario, il decano degli allenatori italiani, con più presenze nella storia della serie A.

Si era accomodato 795 volte sulle panchine della categoria più importante e per tre anni si era seduto anche al Via del Mare, per difendere i colori giallorossi. Una promozione in A e due salvezze consecutive con un nono posto all'attivo (il risultato migliore della storia del Lecce) e con quello spareggio epico, all'ultima giornata, contro il Torino diventato “iconico” come la corsa contro la curva della Dea in un Brescia-Atalanta 3 a 3.

Era il 25 giugno 1989, con un pre-gara ricco di veleni e i giornali che “spingevano” per il Toro in serie A: sul campo, invece, prevalse il Lecce in una sfida che sembrava riaccendere i vecchi dissapori tra Nord e Sud. Un 3 a 1 che fece esplodere il Via del Mare e condannò i granata a una clamorosa retrocessione.

Epica esultanza contro il Toro

Il gol di Barbas su punizione e proprio Mazzone che corre verso la curva con un pugno sollevato, in un grido di liberazione che trascina un intero popolo. Un allenatore verace, legato ai colori giallorossi, quelli della sua Roma, la squadra del cuore, che pure era riuscito ad allenare senza riuscire a regalarsi un trofeo ma vincendo un derby leggendario.

E poi tante storie di provincia, dall’Ascoli a Cagliari, da Brescia a Bologna con imprese rimaste nel cuore dei tifosi. Un uomo, che non era solo un allenatore, ma un padre per molti calciatori, a partire dai gioielli più preziosi, Roberto Baggio che con lui ha vissuto una seconda giovinezza, a Francesco Totti, scoperto e lanciato nel grande calcio. Guardiola nella sua prima finale Champions, a Roma, gli mandò il biglietto per venire a vedere la partita come segno di riconoscenza a un riferimento.

Celebri le sue affermazioni, che ne hanno arricchito il profilo umano e il carisma del “Sor Magara” a partire da quella “colorita” rivolta ad Amedeo Carboni che si spingeva troppo avanti, ricordandogli i gol che aveva fatto in carriera e invitandolo a suo modo a tornare dietro, sino alla definizione “Difensore scivoloso, difensore pericoloso”.

Il calcio italiano perde tanto. E ci si sente ancora più soli dentro questo pallone, spesso privi di sentimenti, che invece Mazzone sapeva rappresentare. Il Lecce, da suo profili ufficiali, ha espresso il proprio cordoglio: "Ciao mister, da te abbiamo imparato a fronteggiare tutti senza temere nessuno". 

I messaggi di cordoglio 

Tanti i messaggi di cordoglio succedutisi in queste ore a partire da il "Lecce Club Parlamento", che "a nome di tutti i parlamentari, Saverio Congedo (Fdi), Andrea Caroppo (FI), Salvatore Di Mattina (Lega), Leonardo Donno (M5S), Roberto Marti (Lega), Claudio Stefanazzi (PD),  Antonio Trevisi (M5S), esprime cordoglio per la scomparsa di Carlo Mazzone e ne ricorda la grinta, la tenacia, la grande passione, riassunte meravigliosamente nella storica esultanza dell'epica vittoria del 25 giugno '89 contro il Torino che valse la salvezza in A e il nono posto in classifica". 

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