Muore 39enne per le complicanze del Covid. In terapia intensiva una dozzina di casi

Durante il ricovero aveva superato l'infezione, ma una polmonite è stata letale. La provincia di Lecce ha una incidenza tra le più basse di Italia, ma il trend delle ultime settimane non lascia tranquilli

LECCE - Aveva 39 anni ed era un volto noto ai frequentatori di piazza Sant'Oronzo, a Lecce, ma anche nella marina di San Cataldo, dove lo si poteva incontrare al banco attrezzato per le crepes. Ricoverato da tempo al "Vito Fazzi" per le complicanze dell'infezione da Covid-19, si è spento alle prime luci del giorno, Oronzo Castelluzzo.

Con il tempo l'uomo aveva superato lo stato infettivo, risultando infine negativo al tampone, ma si è rivelata fatale una polmonite. La notizia è stata ripresa anche dall'assessore alle Attività Produttive del Comune di Lecce, Paolo Foresio, che lo ha ricordato come "un bravo ragazzo, giovane padre e onesto lavoratore" esprimendo il suo profondo dispiacere.

Nel mese di ottobre l'andamento dell'epidemia ha registrato una vistosa accelerata anche in provincia di Lecce: venerdì scorso ne l capoluogo risultavano 63 casi attivi, la stragrande maggioranza dei quali è in isolamento domiciliare, senza sintomi o con sintomatologia gestibile senza cure ospedaliere, ma in pochi giorni il dato è cresciuto tanto che il sindaco, Carlo Salvemini, nella serata di ieri avvertiva al termine della riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza: "Anche nella nostra città stiamo assistendo ad una crescita dei casi positivi di Covid. L’aumento non è esponenziale, ma costante".

Per dare l'idea della velocità di espansione dell'epidemia che comporta conseguenze pesanti per una percentuale minima dei positivi, ma comunque tale da sovraccaricare in breve tempo il sistema ospedaliero senza adeguate contromisure, basti pensare che nel Salento l'incidenza cumulata (sul totale dei casi dall'inizio dell'epidemia) ha conosciuto questa progressione: 85 casi ogni 100mila residenti risultavano al 3 settembre; 103 al 3 ottobre; 188 al 3 novembre. In due mesi, insomma, il dato è poco più che raddoppiato. Nello stesso intervallo di tempo la media regionale è passata da 140 a 525: in pratica è quasi quadruplicata. 

La provincia di Lecce è la meno colpita e anche nel panorama nazionale solo due province hanno una incidenza più bassa (Crotone e Vibo Valentia), ma il trend delle ultime settimane, in particolare, non è certo rassicurante, per usare un eufemismo: l'ultimo report settimanale di Asl Lecce riferiva di un rapporto tra tamponi positivi e casi testati (per la prima volta) passato dal 2,30 al 5,76 tra il 16 e il 30 ottobre. Cosa significa? Che, se è vero che i numeri di "partenza" sono bassi, è altrettanto vero che l'accelerata c'è e non può essere ignorata (gli esiti dei tamponi di oggi e dei prossimi giorni dovrebbero confermare la tendenza). Conta anche un altro dato, che descrive anch'esso la spinta in corso: il 30 ottobre in terapia intensiva, al "Vito  Fazzi", vi erano tre pazienti alle prese con il Covid-19, di cui uno trasportato da altra provincia, oggi il numero è di 12 (di cui sei da altre zone della Puglia). 

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