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Uno junker nei fondali di Santa Caterina

Uno junker nei fondali di Santa Caterina

Navi e aerei in fondo al mare, parte il progetto di “valorizzazione” turistica

Prende corpo il programma di Unisalento e Comune di Nardò che punta a rendere fruibili i relitti di piroscafi e aerei affondati nel 1943 lungo il litorale delle marine ioniche

NARDO’ - Prende corpo il progetto di valorizzazione resti delle navi e degli arerei da guerra  inabissati nell’acque del litorale tra Nardò e Gallipoli negli anni tra il 1943 e il 1945. L’obiettivo è quello di rendere i relitti in questione dei veri e proprio beni di valenza storica e culturale da tutelare e renderli al tempo stesso in qualche modo fruibili nell’ambito di un programma più dettagliato di valorizzazione. Annunciata nei mesi scorsi entra infatti nella sua fase operativa la ricerca “Relitti rinati”, promossa dal Laboratorio di monitoraggio dei sistemi costieri di Unisalento (con il direttore scientifico Giuseppe Piccioli Resta), realizzata nell’ambito del protocollo d’intesa siglato con il Comune di Nardò per avviare progetti e ricerche congiunte.

La finalità del progetto di ricerca prevede appunto la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale costituito dai relitti aeronavali del secondo conflitto mondiale giacenti sui fondali prospicienti le marine neretine. Si tratta di relitti che giacciono a profondità abbastanza alte, che da un lato hanno contribuito a conservarli in ottimo stato, ma che dall’altro non consentono le escursioni alla maggior parte dei subacquei.

I relitti inabissati

Ma di quali mezzi militari utilizzati nel conflitto mondiale si parla nel programma di recupero storico e  scientifico? Si tratta della motonave Pugliola, un cargo militare di 78 metri, affondato il 12 settembre 1943, della Caterina Madre, un piroscafo di 110 metri, affondato il 13 settembre 1943, del Lanciotto Padre, piroscafo di 225 tonnellate, affondato il 16 settembre 1943, dello Junker Ju 88, un aereo militare tedesco con un’apertura alare di venti metri, precipitato nel 1943, dell’Hms Quail, cacciatorpediniere britannico di 110 metri, affondato il 18 giugno 1944 e della Neuralia, nave appoggio di 146 metri, affondata l’1 maggio 1945.

Il progetto di valorizzazione

Il progetto“Relitti rinati” punta sulla assoluta innovatività dei beni storici, sul loro forte potere evocativo e narrativo, sulla singolarità delle modalità di fruizione, non potendo mai essere musealizzati o fruiti direttamente. L’obiettivo quindi è quello di valorizzarli e renderli fruibili extra locum. I relitti, quindi, non possono essere considerati degli insignificanti ammassi metallici o, peggio, degli ostacoli alla pesca, ma dei veri e propri memoriali capaci di accendere flussi economici ma, ancor più, capaci di far riflettere sul senso comune della pace permanente fra i popoli.

Concretamente, la prospettiva è quella di monitorare, mappare, riprodurre e rendere fruibili i relitti attraverso la musealizzazione di materiali video-fotografici, repliche a realtà aumentata e attraverso la realizzazione di modelli tridimensionali in scala. A essi si affiancherà la raccolta di fonti d’archivio, documenti e altri materiali ritenuti rilevanti per l’organizzazione di un vero e proprio percorso culturale legato ai beni sommersi.

Il progetto è stato presentato anche alla recente Btm di Lecce, dove il Comune di Nardò, oltre alla promozione delle peculiarità storiche, naturalistiche, culturali ed enogastronomiche, ha voluto spiegare le potenzialità ancora inespresse del territorio proprio attraverso questo progetto scientifico. Il club Atlantico Salento di Lecce partecipa al progetto fornendo il supporto storico per ricostruire pienamente la storia dei relitti sommersi. Il club si occupa, in sinergia con tutti gli altri club d’Italia e d’Europa, dell’analisi, dell’informazione e della formazione sul territorio delle attività umanitarie della Nato.

La scommessa dell’Università

L’attenzione e gli studi di Unisalento sul patrimonio sommerso lungo il litorale ionico non sono mai sopiti e quello dei “Relitti rinati” ha il sapore di una intrigante scommessa portata avanti di ricercatori e studiosi del settore. “Al di là degli aspetti di tipo storico e turistico” spiega il professor Giuseppe Piccioli Resta, “è assolutamente importante che i relitti di Nardò vengano considerati beni regionali di interesse culturale. Non è da sottovalutare il loro ruolo di memoriali rivolti alla pace fra i popoli e di monito perché l’umanità non attraversi mai più periodi terribili come i conflitti”.

I fondali marini tra Nardò e Gallipoli si sono rivelati negli ultimi anni un incredibile museo sommerso per la presenza di ogni forma di naviglio che, dal V secolo avanti Cristo fino ai giorni nostri, ha lasciato testimonianze dirette e indirette di uomini, mezzi, vicende e drammi. Le vicende belliche all’indomani dell’8 settembre 1943 hanno contribuito in quel tratto di mare all’affondamento di unità aeronavali rivenienti da differenti nazionalità, con equipaggi di vari paesi, quasi a testimoniare, con la loro fine comune, una riappacificazione permanente. Si può affermare che il patrimonio navale sommerso tra le marine neretine, e ioniche in particolare, sia fra i più ricchi e meno conosciuti d’Italia, terreno fertile per campagne esplorative, ricerche d’archivio e l’avvio di pratiche turistiche come le immersioni guidate sui relitti e la “virtualizzazione” dei resti affondati.

L’obiettivo del Comune

Recupero della  memoria storica e nuove frontiere per la valorizzazione culturale e turistica, l’amministrazione comunale di Nardò punta decisa sul programma di “rinascita” dei relitti in fondo al mare pianificato con l’università.  “Esiste un intreccio inscindibile” dice l’assessore all’Ambiente Mino Natalizio, “tra uomini, ambiente, tradizioni, reperti e storia. Questi relitti, in particolare, raccontano un pezzo della nostra storia e sono un’altra, significativa, tessera del mosaico del patrimonio storico-culturale del nostro territorio. È giusto lavorare su un’ipotesi di tutela innanzitutto e poi di valorizzazione”.  Il segmento legato alla valorizzazione e alla fruizione dei beni sommersi ricopre notevole importanza strategica anche per l’assessore al Turismo, Giulia Puglia che lo identifica come “un settore particolare del turismo culturale e sportivo-tecnico-scientifico che può coinvolgere il territorio in un sistema di offerta estremamente diversificato, innovativo e, conseguentemente, di alta qualità”.

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