Sabato, 13 Luglio 2024
Audizione illuminante in Senato

Nazionale in crisi? “Non è colpa degli stranieri. Più giovani in prima squadra e ritocco retrocessioni”

Il presidente del Lecce, Sticchi Damiani, è intervenuto in commissione sul tema della riforma del calcio italiano. Smontato il teorema delle responsabilità dei settori giovanili. “Sbagliato ridurre la Serie A a 18 squadre”

LECCE – In “campo” per poco più di dieci minuti, come i calciatori decisivi schierati per raddrizzare le sorti dell’incontro e le situazioni più scabrose, per dare un contributo chiaro, e per molti versi condivisibile, alle prospettive di riforma del calcio italiano alla luce anche dell’ultima sconcertante eliminazione della Nazionale azzurra di Spalletti dal Campionato Europeo ancora in corso in terra tedesca.

Il presidente dell’Unione Sportiva Lecce, Saverio Sticchi Damiani, è infatti intervenuto in audizione, nella giornata di ieri, presso il Senato della Repubblica, su invito della 7ª Commissione “Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport”, che si sta occupando proprio delle tematiche inerenti le prospettive di riforma per il miglioramento del calcio italiano.

Nel suo intervento il numero uno del Lecce ha evidenziato l’anomalia su come il meccanismo incentivante che consentirebbe di premiare le società di Serie A, che fanno giocare i giovani calciatori formati nei propri settori giovanili, non sia di fatto mai stato applicato, pur essendo previsto dalla stessa Legge Melandri.

E nella sua breve relazione, il presidente giallorosso ha argomentato le ragioni di questa paradossale situazione, proponendo anche delle soluzioni concrete per migliorare il sistema e soprattutto difendendo anche le politiche virtuose della società salentina che se, per una situazione estemporanea, ha vinto un campionato Primavera, contando su un organico prettamente formato da giocatori stranieri, non può “essere additata” tra le condotte responsabili della crisi del calcio italiano come pure si è cercato, in qualche modo, di far credere.

La premessa di Sticchi Damiani è stata quella di ricordare di essere alla guida del Lecce dal 2017, con la squadra che militava in serie C. “In pochi anni ho conosciuto le tre leghe e da due anni siamo in A e questo sarà il terzo” ha spiegato il presidente giallorosso, “dal punto di vista dei bilanci siamo in equilibrio e quest’anno avremo un utile di gestione a seguito di una politica chiara e sostenibile. A mio avviso, sostenibilità e competitività dal piano sportivo, sono elementi compenetranti”.

Stranieri e squadre Primavera non sono la causa

“Credere e far pensare che l’insuccesso attuale della nostra Nazionale sia da collegare alla partecipazione di troppi calciatori stranieri nei campionati giovanili, per me è un grande errore e un vero alibi anche per giocatori, tecnici e genitori per giustificare i loro insuccessi” ha analizzato Sticchi Damiani, nel suo breve intervento. “Credo che l’Italia è una nazione competitiva dal punto di vista dei giovani. Abbiano le nazionali Under 17 e Under 20 che hanno vinto anche competizioni internazionali, non risponde al vero dunque che il campionato Primavera falsa la Nazionale. Al di là del Lecce, che è stato un caso estemporaneo, solo il 23 per cento dei calciatori che militano nelle squadre Primavera sono stranieri, quindi significa che c’è una stragrande maggioranza di giovani calciatori italiani sui quali fare leva”.

“Quindi focalizzare la questione sul nodo stranieri nel settore giovanile, secondo me, è semplicemente spostare o non voler centrare il problema” aggiunge il presidente del Lecce. “Il vero problema sono invece le prime squadre, lì dove vengono impiegati maggiormente stranieri. Da una piccola analisi che ho fatto si può vedere che dei titolari italiani utilizzati dalle 20 squadre in Serie A non sono più di 100-110 i giocatori dai quali potenzialmente il nostro selezionatore ha potuto attingere i 26 da convocare in Nazionale”

Ricerca delle soluzioni: risorse e ritocco delle retrocessioni

Parlare quindi delle squadre Primavera con troppi stranieri, secondo Sticchi Damiani, non fa altro che distrarre anche dalla ricerca delle soluzioni. E il tema vero resta sempre quello delle risorse. “Abbiamo la legge Melandri, il cui criterio descritto all’articolo 26, comma 3, prevede che il 22 per cento delle risorse che provengono dalle Tv sia distribuita sulla componente del radicamento sociale” puntualizza Sticchi Damiani, “ovvero tra i tre sottosettori che sono pubblico di riferimento, ovvero gli spettatori paganti, l’audience televisiva. E questi sono i due criteri che sposano le grandi squadre”.

“Il terzo criterio invece” evidenzia il patron del Lecce, “è quello che farebbe crescere la Nazionale. Quella che la stessa legge Melandri prevede come soluzione e premialità: i minuti giocati in Serie A da giocatori tra i 15 e 23 anni, cresciuti nei settori giovanili italiani e tesserati da 36 mesi presso le società sportive di appartenenza. Questo potrebbe colmare il gap con i primi due criteri ed è una soluzione già scritta nella stessa legge e che forse crea disagio nelle grandi squadre che prediligono invece proprio i primi due criteri, tant’è che ho notato con sorpresa che l’applicazione del terzo criterio virtuoso non verrà preso in considerazione nella prima parte del nuovo campionato”. I giovani inoltre non giocano perché c’è il terrore per le retrocessioni delle squadre che disputano i vari campionati.

La serie A deve restare a 20 squadre

“Un altro aspetto che ritengo basilare e fuori luogo sarebbe la proposta di ridurre la Serie A a 18 squadre. Così facendo si eliminerebbero proprio due società, cosiddette minori, che potrebbero invece investire e scommettere sull’impiego dei giovani calciatori. La motivazione alla base della possibile scelta, ovvero quella di "tutelare la salute dei giocatori" e ridurre il numero di partite, per Sticchi Damiani, è solo un falso problema. 

Una delle soluzioni argomentate dal presidente del Lecce è quella che “per far giocare calciatori giovani bisogna applicare la lettera C del decreto Melandri, che va solo migliorato allargando l’estensione”.

Poi torna anche sul nodo retrocessioni. “Non dico di abolirle, ma di usare il buon senso” ammonisce Sticchi Damiani, “la Serie B, ad esempio, che doveva essere il campionato dei giovani, ormai si sta snaturando. È l’unico campionato credo in Europa dove salgono tre squadre  e ne scendono 4, e in più ci sono anche i playout. Tutta la B gioca col terrore di retrocedere e non dà spazio ai giovani”.

“In più, sono state introdotte le retrocessioni anche in Primavera 1, il campionato dei ragazzi” conclude nel suo intervento Sticchi Damiani, “le squadre così mettono over e fuoriquota. In Primavera 1 retrocederanno in tre e i play out coinvolgeranno una quarta squadra. Il tema retrocessioni è un incentivo a non rischiare sui giovani e a far giocare i veterani che non portano niente al sistema dell’evoluzione per la Nazionale”.

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