In tutti gli ospedali

Nervi tesi e violenza nel pronto soccorso, gli infermieri chiedono tre misure concrete

L'ultimo episodio risale al turno di notte del 3 giugno, si trattava di un codice verde. Il presidente dell'ordine professionale sollecita le autorità a riconvocare il tavolo di discussione per approntare soluzioni a una questione oramai scottante

LECCE – Sono trascorse due settimane appena dal giorno in cui il direttore generale di Asl Lecce, Stefano Rossi, si è recato nel pronto soccorso del Dipartimento di emergenza e accettazione dell'ospedale “Vito Fazzi” per esprimere solidarietà agli operatori sanitari, troppo di frequente oggetto di insulti quando non di vere e proprie aggressioni (qui l'articolo).

La questione non è certamente nuova, ma resta irrisolta: a fine febbraio si è tenuto anche un vertice alla presenza del prefetto Luca Rotondi, che allora si era insediato da poco a Palazzo dei Celestini. L’ultimo episodio è stato registrato nel turno di notte del 3 giugno, quando un infermiere è stato costretto a richiedere l’intervento delle forze dell’ordine davanti alle rimostranze veementi del familiare di una paziente in attesa, con codice verde, di essere visitata. A un certo punto i nervi sono del tutto saltati e l’operatore sanitario sarebbe stato colpito con uno schiaffo.

L’autore del gesto si sarebbe poi scusato, ma il ravvedimento non sposta di una virgola l’urgenza di trovare delle risposte concrete al problema. Il presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche (Opi), Marcello Antonazzo, ha rivolto agli enti che hanno capacità di intervento diretto su questo tipo di vicende (Regione, Asl e prefettura) la richiesta di procedere in tre direzioni: ripristinare la continuità del posto fisso di polizia, da collocare in adiacenza alla postazione dove ai pazienti giunti in pronto soccorso viene assegnato un codice (triage); installare monitor nelle sale d’attesa in modo dare conto in tempo reale dell’attesa stimata in relazione al codice ricevuto; un sistema di allarme che colleghi direttamente il pronto soccorso alle centrali operative di polizia e carabinieri.

“Le suddette misure, se attivate, potrebbero riportare un clima di serenità e di collaborazione tra pazienti ed operatori sanitari e, comunque, tra gli operatori stessi – ha spiegato il presidente dell’ordine -. Un provvedimento diventato ormai necessario e che non può essere più rimandato. L'Opi di Lecce, condanna fermamente quest'episodio che purtroppo si inscrive in una catena di accadimenti simili. Tutto ciò lede la dignità del personale Infermieristico rendendo più complicato e difficoltoso lo svolgimento di un pubblico servizio”.

Antonazzo chiede anche la riconvocazione di “tutte le Istituzioni per continuare un lavoro congiunto mirato ad attenzionare la problematica relativa alle aggressioni del personale sanitario considerato che siamo in presenza di una vera e propria emergenza sociale. Tanto nell’interesse della comunità, della professione e del servizio sanitario”.

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