Sabato, 13 Luglio 2024
La testimonianza / Nociglia

Luca, caduto nel pozzo 29 anni fa. “Applausi quando fu estratto, ma purtroppo era già morto”

Nociglia, 10 luglio 1995. Il ricordo in prima persona di un volontario della protezione civile di Soleto, all'epoca appena 19enne, giunto fra i soccorritori. "Si stava ripetendo la tragedia di Alfredino Rampi, a Vermicino"

NOCIGLIA – Era la sera del 10 Luglio 1995 quando arrivò una telefonata dei vigili del fuoco del distaccamento di Maglie per una richiesta di supporto a Nociglia. Dall’altra parte del telefono il caporeparto ci comunicava che un ragazzino di 13 anni era caduto nel pozzo di una scuola e ci richiedeva supporto.

Il tempo di organizzarci, all’epoca dei fatti non vi erano i cellulari, e siamo partiti alla volta di Nociglia allertando i colleghi di Scorrano. Giunti sul posto insieme ai vigili del fuoco di Maglie, dove peraltro mio fratello Piero svolgeva il servizio militare, ci siamo subito adoperati per dar man forte a tutte le forze dell’ordine intervenute sul posto.

Eravamo tredici volontari della protezione civile Nucleo emergenza radio di Soleto, tredici persone motivate da uno spirito di volontariato che manteniamo tuttora dopo 35 anni di attività. Ci siamo organizzati in squadre, chi per fare un cordone per mantenere la gente lontana dalla zona interessata, chi per la viabilità.

Io insieme a mio padre Paolino, che purtroppo non c’è più, mi sono avvicinato al pozzo dove stavano già operando i vigili del fuoco. Avevo 19 anni, all’epoca prossimo alla partenza per la leva militare obbligatoria. L’impressione era quella che si stava ripetendo la tragedia di Vermicino, vicino Roma, quando il 10 giugno 1981 il piccolo Alfredino Rampi di 6 anni, perse la vita in fondo ad un pozzo, dopo lunga agonia e nonostante i tentativi fatti per salvarlo.

Tutto il paese di Nociglia accorse al pozzo, profondo 130 metri e largo 46 centimetri, non si sapeva se il ragazzo fosse ancora vivo, solo che era incastrato verso i 64 metri, circa a metà della cavità.

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In fondo a quel pozzo c’era Luca Greco, un ragazzino di 13 anni compiuti quello stesso 10 luglio. Ci attivammo subito con la nostra attrezzatura portata lì appositamente; consisteva in un collegamento audio tra gli speleologi che si calavano lungo la cavità del pozzo e i soccorritori che coordinavano le operazioni in superficie.

Il pozzo era molto stretto, come detto solo 46 centimetri, i vigili del fuoco erano alla ricerca di volontari esili per imbracarli e tentare il recupero del piccolo Luca. Non esitai un secondo a mettermi in fila con gli altri ragazzi, nonostante il parere negativo di mio padre; volevo salvare Luca, pur sapendo che non era per niente facile calarsi a testa in giù in quel pozzo.

Dal nostro microfono, con un cavo lungo circa 60 metri, non si sentiva un filo di voce, e le speranze di salvare il piccolo Luca diminuivano minuto per minuto. Con la nostra esperienza nelle radiocomunicazioni abbiamo anche allestito un ponte radio per il collegamento tra Nociglia e il distaccamento dei vigili del fuoco di Maglie.

Davanti a me, avevo un coetaneo, un ragazzo esile, speleologo del gruppo ‘Ndronico di Nardò/Lecce, l’ho visto imbracarsi e senza esitazione si è calato in quel pozzo, era mezzanotte circa. Si calò nel pozzo per un ultimo disperato tentativo, raggiungendo Luca incastrato, ma che purtroppo era già morto. Riuscì solo a imbracarlo e così fu tirato fuori, fra la folla che applaudiva ignara della morte già avvenuta.

* Giuseppe Chirivì, responsabile della protezione civile di Soleto.

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