Notte della Taranta, la prima edizione su misura per la tv

Costruito in più registrazioni unicamente come prodotto televisivo, il Concertone andrà in onda su Rai2. Suggestivo il palco, perfettamente inserito nel contesto

Il palco della Notte della Taranta 2020.

MELPIGNANO – Costruita esclusivamente per una performance televisiva, la Notte della Taranta – 23esima edizione – si svelerà il 28 agosto, quando verrà trasmessa da Rai2. L’accesso riservato alla stampa locale nella serata di ieri, infatti, non ha consentito di farsi un’idea, se non molto approssimativa, anche perché quella che è andata in scena nel piazzale dell’ex convento degli Agostiniani, a Melpignano, non è stata nemmeno una prova generale, ma circa un terzo.

Nelle due serate precedenti, infatti, secondo lo stesso canovaccio, erano già stati inseriti tanti pezzi del mosaico, tra cui le esibizioni dei big – Diodato, Mahmood e Gianna Nannini, sebbene quest’ultima si sia ripetuta anche sabato -, le coreografie del corpo di ballo, praticamente tutte le pizziche inserite nella scaletta e molto altro (davanti a una truppa d’élite dell’informazione coinvolta nei press tour).

L’apertura agli altri addetti ai lavori, e a un numero ristretto di accreditati, è coincisa invece con alcune delle registrazioni di Sergio Rubini, la profonda voce narrante di questa edizione che spiegherà al grande pubblico il significato dei brani scelti, mentre la regia alternerà immagini del Concertone con quelle delle bellezze della Puglia. Dalle poche impressioni che ragionevolmente si sono potute trarre, la sensazione è che il prodotto confezionato dalla tv – un montaggio di 90 minuti – potrebbe essere coerente con il suo scopo, e quindi apprezzabile.

La direzione affidata a Paolo Buonvino che ha voluto con sé l'orchestra Roma Sinfonietta – insomma quella del cinema italiano, piena zeppa di archi – e il combinato disposto tra regia e scenografia, con Cristiano D’Alisera (Danza con me) e Giancarlo Sforza, sembrano poter garantire una resa di un certo livello, ma resta da capire quale sarà il livello di restituzione del repertorio popolare salentino, costretto in un certo senso in cattività, ingabbiato nella rigida grammatica televisiva, con spazi e tempi decisi a tavolino: non si è trattato, infatti, di riprendere in diretta un evento, come di consueto avviene, ma di modellarlo in base alle esigenze della produzione. Avremo una sorta di racconto quasi documentaristico con una colonna sonora sul fondo?

Tra una settimana capiremo com’è andata dal punto di vista musicale: le scelte di questa edizione, del resto, sono state tutte condizionate dall’emergenza sanitaria. Una prima volta, praticamente, ma ci auguriamo irripetibile perché senza il pubblico che rimbalza l’energia degli artisti e dell’amplificazione, il rischio è che la Taranta diventi davvero un animaletto da laboratorio, recidendo il cordone ombelicale che la lega, ancora e nonostante tutto, al suo habitat. Intanto, però, si può dire che è stato convincente l’inserimento di un palco minimalista, impreziosito su un versante dalle luminarie, nel contesto dell’ex convento, finalmente sfondo naturale e non nascosto dalle grandi impalcature dei palchi pop. 

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