Nove casi e un solo decesso in tutta la regione, nel Salento nessun incremento

Il tasso dei tamponi positivi su quelli fatti è dello 0,49 percento: dal bollettino regionale indicazioni ancora confortanti. Studio di sieroprevalenza per stimare i casi asintomatici: le previsioni di Lopalco

LECCE - Il tasso di tamponi positivi sul totale di quelli fatti resta molto basso, allo 0,49 percento. Sono nove, infatti, su 1.844 test analizzati i casi registrati nei laboratori pugliesi, secondo l'ultimo bollettino epidemiologico regionale. Dall'inizio dell'epidemia risultano 4.357 infezioni da nuovo coronavirus, mentre quelle attualmente in corso (con o senza sintomatologia) sono 2.253.

I pazienti ospedalizzati sono 320 (meno 17 rispetto a ieri), di cui 24 in terapia intensiva (meno tre). Nel report si cita un solo decesso - nella Bat - per un totale di 561, mentre l'incremento del numero dei guariti è stato di 77 unità, per un totale di 1.643. Le persone sottoposte a isolamento presso il proprio domicilio con diagnosi di Covid-19 sono passate da 2.322 a 2.253.

In provincia di Lecce non sono stati accertati nuovi casi con il parziale che resta fermo a 508: negli ultimi sette giorni ne sono contati sei in tutto e per tre volte il valore è stato zero. Buone notizie anche dal capoluogo salentino, dove non ci sono incrementi dal 2 maggio (i casi finora verificati sono 79). Troppo presto per cantare vittoria ma, a distanza di dieci giorni dall'allentamento del lockdown, non si notano variazioni e dunque la speranza è che si continui così. La prossima settimana sarà molto importante per la valutazione dell'andamento epidemiologico e per le decisioni che ne seguiranno. 

Consulta il bollettino regionale del 14 maggio

Nessun rilassamento, intato, rispetto alle raccomandazioni e agli obblighi previsti dalle misure anti Covid: lavarsi spesso le mani e utilizzare le mascherine quando necessario - nei luoghi chiusi accessibili al pubblico e anche all'aperto se ci si rende conto di non poter mantenere la distanza minima di un metro - restano i metodi di prevenzione da seguire. 

Attese per lo studio di sieroprevalenza

Con un post,il responsabile scientifico del coordinamento regionale contro il Covid-19, Pierluigi Lopalco, ha spiegato, con un riferimento alla Catalogna, il risultato che si attende dallo studio di sieroprevalenza che, con la regia dell'Istituto Superiore di Sanità e la collaborazione dell'Istat, partirà la prossima settimana su un campione di 150mila italiani: "Fin dall'inizio della pandemia abbiamo cercato di spiegare come i numeri che vengono riportati ai centri di sorveglianza devono considerarsi - necessariamente - come la punta visibile di un iceberg la cui parte sommersa è ampiamente sconosciuta. Più volte ho detto che il livello di sottostima di un sistema di questo genere può ragionevolmente variare fra 1 a 5 e 1a 10".

"Gli studi sieroepidemiologici - ha proseguito -, se eseguiti con criteri tali che il campione estratto sia rappresentativo della popolazione, possono offrire un valore abbastanza fedele del livello di sottostima di un sistema di sorveglianza. La ricerca degli anticorpi specifici per il virus, infatti, dà una indicazione precisa sulla quota di popolazione che è entrata in contatto con il virus, a prescindere se l'infezione abbia sviluppato sintomi evidenti di malattia o no. Ci dice, finalmente, quale sia il livello di circolazione anche fra gli asintomatici. Dai risultati preliminari diffusi dalla stampa, in una regione come la Catalogna, che è stata fra le più colpite, è risultata positiva agli anticorpi una quota pari al 5,9 percento della popolazione. Facendo due semplici calcoli possiamo dunque stimare, in base alla grandezza della popolazione catalana, che - a fronte dei circa 62.000 casi riportati alla sorveglianza - si siano effettivamente sviluppati quasi 450.000 contagi stimati con la sieroprevalenza. Un rapporto di sottostima pari ad 1 a 7. Come volevasi dimostrare".

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