Il miracolo della vita: Giacomo non si ferma e nasce al tempo del Covid-19

Mamma Anna Lucia e papà Giampaolo raccontano la speranza della nascita del loro figlio avvenuta all'ospedale Vito Fazzi

LEVERANO- “La vita non si ferma, mi basta guardarlo per non pensare più alle cose negative di questo periodo”: la neo mamma Anna Lucia, 40enne di Leverano, dal divano della propria casa, ha appena finito di allattare il figlio Giacomo di una settimana che sentiamo scoppiare in una risata, un suono irresistibile del bebè capace di risvegliare il lato tenero di chiunque. Giacomo è nato il 16 marzo nell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, tra i 741 vagiti dei bambini in tutta Italia, pesava 3780 chilogrammi ed è il barlume di speranza nella vita di papà Giampaolo e mamma Anna Lucia. Nella vita di tutti, nel delicato tempo del coronavirus.

“E’ un’emozione bellissima diventare genitori, racconta il neo papà Giampaolo 39enne, ma bruttissimo in questo momento perché non possiamo avere vicino i nostri famigliari, prosegue. Però dobbiamo essere forti per nostro figlio, abbracciamoci e vogliamoci bene, come dissero Fabio Caressa e Beppe Bergomi quando vincemmo i mondiali del 2006”, sorride papà Giampaolo, allenatore portieri nel settore giovanile di una squadra professionistica di calcio e titolare di un caseificio nella città di Lecce. “In questo periodo dobbiamo formare un cerchio con la nostra famiglia, stare a casa e cercare di superare tutto, prendendo le giuste precauzioni perché passerà tutto quanto”, incoraggia il papà.

Mamma Anna Lucia, psicoterapeuta con una cattedra in una scuola primaria in provincia di Lecce, ha vissuto l’ultimo mese di gravidanza con la paura e l’ansia da dichiarazione dello stato di emergenza Covid-19 in Italia: “La gravidanza è già un periodo molto delicato, la mamma è sensibile e in ansia, e per una neo mamma, soprattutto, è tutto un punto interrogativo, racconta quasi bisbigliando perché Giacomo si è addormentato da poco. “Quando è scoppiata le pandemia, le mie ansie si sono quintuplicate, anche perché è diventato  difficile spostarsi e incontrare i propri cari, confida. “I bambini che hanno scelto di nascere in questo periodo si trovano a non avere l’affetto di tutti i parenti e gli amici che vorrebbero festeggiare la nascita e questo rende tutto più difficile: tornare a casa dopo il parto e non poter avere il sostegno psicologico di una mamma o una sorella, della nonna, dei cuginetti. Non poter condividere con gli zii la gioia di una nuova vita, ti rende triste” racconta mamma Anna Lucia.

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Giacomo è nato un giorno prima del neonato dell’ospedale di Milano diventato virale sul web, perché, sdraiato sulla pancia nella sua culla, aveva un pannolino su cui era stato disegnato un arcobaleno sotto la scritta "andrà tutto bene!". Un immagine di speranza, un messaggio bellissimo nella lotta quotidiana contro il coronavirus anticipato nel Vito Fazzi di Lecce, dove mamma Anna Lucia racconta sono state prese tutte le misure precauzionali, anche se “vedere tutti gli operatori con mascherine, mi ha messo più ansia. Il papà non ha potuto assistere alla nascita. L’ha visto qualche minuto quando è stato messo nella teca del nido”. Anna Lucia ha dovuto anche sopportare il distacco dall’amato compagno appena uscita dalla sala parto: “Ci siamo salutati dal corridoio, io ero nel lettino. L’ho rassicurato tirando su il pollice, e poi mi hanno permesso di vedere Giampaolo il giorno dopo, durante l’orario delle visite. E solo lui”.

Da quando è rientrata a casa, mamma Anna Lucia non vede più la televisione, anche se aveva già iniziato a non farlo prima, “sul web o sui social, vuoi non vuoi, ti mettono tutto davanti alla fine, commenta rattristata, però basta guardare la bellezza che ha riempito la nostra casa, la nostra vita e mi passa tutto. Anche perché dobbiamo stare sereni e tranquilli, lui percepisce tutto”. Ma confida una cosa: “A volte, quando Giampaolo torna a casa dopo la spesa e anche se lo disinfetto tutto, ho paura di baciare il mio bambino”.

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Si sente sola, a volte, la neo mamma perché vorrebbe avere vicino la sorella, la nonna o la madre per aiutarla nel prendersi cura di Giacomo: “Mi sento un po’ imbranata, incapace alle prime armi. Anche se Giampaolo fa tanto e me lo sento vicinissimo, non è paragonabile alla presenza di mia madre”. Però si fa forza, per amore del suo compagno e, soprattutto, di suo figlio, che riempie a entrambe lo sguardo d’amore. Quello nuovo, della vita che continua perché andrà tutto bene.

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