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L'intervista

Nuove costruzioni sulla costa, non è un via libera: le ipotesi restano limitate

Recenti sentenze del Consiglio di Stato hanno innescato interpretazioni molto superficiali che possono favorire false aspettative. La rete dei vincoli, spiega l'avvocato Adriano Tolomeo, rimane comunque presidiata

LECCE - Non si tratta di un via libera generalizzato alle costruzioni entro i 300 metri dalla linea della battigia, come con una certa leggerezza si è detto e scritto in questi giorni, alcune volte per una tendenza alla semplificazione finalizzata alla conquista di lettori. Questa premessa va fatta subito.

Dopo la pubblicazione di due sentenze del Consiglio di Stato che hanno messo in fuorigioco gli atti con cui l’amministrazione di Castrignano del Capo aveva opposto diniego alla richiesta di autorizzazione paesaggistica per due interventi edilizi, può essere quindi utile un approfondimento.

Sulla questione, che sta interessando tanto gli amministratori pubblici quanto i privati che hanno proposto progetti edilizi che interessano il litorale, abbiamo quindi fatto alcune domande all’avvocato Adriano Tolomeo.  

Le sentenze del Consiglio di Stato sui due casi che riguardano Castrignano del Capo erano attese anche da molti altri comuni costieri. Per quale motivo?

“Perché la nostra provincia è circondata dal mare e quindi la problematica delle modalità di edificazione sulle coste è molto sentita. Lo stesso Tar Lecce si è pronunciato su casi relativi anche ad altri comuni costieri e i Comuni avevano - nei fatti e senza ovviamente assumersi la responsabilità di dirlo - congelato ogni decisione in attesa di conoscere il parere del giudice d’appello sulla questione”.

La recente giurisprudenza, del Tar e del Consiglio di Stato, dimostra che si è aperto uno squarcio nell'architettura dei vincoli che il Pptr intende rafforzare. Da dove nasce questo vulnus?

“Dovremmo prima intenderci sul senso da dare al termine vulnus: se intendiamo che è venuto meno il (preteso, ma inesistente) divieto assoluto di edificazione nei 300 dalla battigia, posso dire che non c’è stato alcun vulnus perché il Pptr non prevede quel divieto; ma anche se riferiamo il termine all’edificazione sulla costa, la questione nella sostanza non muta, perché (semplificando brutalmente) le ipotesi di edificazione sono limitate ad aree che erano edificatorie al 1985 e lo sono tuttora (e quindi parliamo di estensioni tutto sommato limitate) e comunque l’edificazione potrà avvenire sempre nel rispetto dei vincoli esistenti e sotto il controllo della Soprintendenza, l’unica differenza è che questa non potrà limitarsi ad opporre rigidi (e a volte apodittici) dinieghi e dovrà spiegare se e come un progetto viola la bellezza dei luoghi”.

Nelle sentenze i giudici romani sembrano sollecitare la Regione: “Se volete intensificare ed estendere il sistema dei vincoli, fatelo chiaramente”. Si tratta di una provocazione condivisibile, secondo lei?

“Vista la particolare qualificazione del soggetto da cui proviene questa sollecitazione non saprei dire se si tratta di una provocazione o piuttosto di una amara constatazione. Non posso certo ergermi a interprete della volontà di un così autorevole consesso, ma rimetto alla riflessione dei lettori alcuni fatti, lasciando loro la libertà di interpretarli. Già al momento dell’approvazione del Pptr gli studiosi rilevarono che il piano pugliese sembrava volto ad ingessare il territorio e non reggeva il confronto con l’analogo e coevo piano della Toscana, che era invece visto come volano di sviluppo della regione. A questo peccato originale si è aggiunta, poi, la fissazione da parte della Regione di alcune ‘linee interpretative’ del Pptr al fine di ‘dare supporto a coloro che sono chiamati ad attuare il Pptr’ che - senza alcun valore giuridico – suggerivano una lettura del piano che impediva qualsiasi edificazione nelle aree costiere sino all’adeguamento dei piani comunali al Pptr. Ma questo - come giustamente rilevato dal Consiglio di Stato - non era scritto nel piano, era solo auspicato dal redattore di quelle note e imposto ai comuni che - per la atavica ed insuperabile propensione della burocrazia a non prendere alcuna decisione la cui responsabilità non possa essere attribuita ad altri - hanno insabbiato le domande edilizie dei privati e se costretti a pronunciarsi le hanno rigettate. Il Tar Lecce (autorità giurisdizionale cui è devoluta l’interpretazione delle norme) ha, praticamente da subito rilevato l’erroneità di tali linee interpretative, ma la Regione (che ha il potere di scrivere le norme, non di suggerirne l’interpretazione) ha fatto orecchie da mercante arroccandosi (per ragioni non esplicitate) su posizioni indifendibili. Ora il Consiglio di Stato ha confermato la lettura del Tar ed invitato i soggetti pubblici titolari del potere normativo e di amministrazione attiva a fare il loro dovere ovvero fissare delle regole ed applicare stesse, lasciando al potere giurisdizionale il compito di interpretarle”.

I vincoli precisati nei decreti ministeriali, richiamati in sentenza, sono sufficienti a preservare il valore paesaggistico degli ambienti costieri?

“A mio parere sì, perché l’imposizione dei vincoli puntuali (che si chiamano così perché sono imposti su specifici beni, è preceduta da un’istruttoria ampia ed approfondita ed è accompagnata dalla esplicitazione dei valori tutelati e delle modalità di gestione del vincolo. È questa del resto la sfida che oggi hanno i Comuni e la Soprintendenza: esaminare i singoli progetti e giudicarli per la loro oggettiva portata. Mi rendo conto che la questione rischia di entrare troppo nello specifico e diventare pesante per i lettori, ma è solo questo che il Tar Lecce ha chiesto e che il Consiglio di Stato ha ribadito: niente automatismi (né in un senso né nell’altro) ed esame effettivo dei singoli progetti, anche sotto il profilo paesaggistico, con riferimento al quadro normativo e di pianificazione di riferimento. Del resto, questi vincoli sono stati imposti dall’autorità competente, autorità che ha sempre il potere di incrementarli”.

Il ritardo nell'adozione degli strumenti di pianificazione urbanistica da parte degli enti locali quanto incide su un corretto rapporto tra tutela e sviluppo?

“Questa è la vera nota dolente della vicenda perché in molti comuni pugliesi il governo del territorio è ancora rimesso a piani urbanistici risalenti al decennio intercorrente tra la seconda metà degli anni Sessanta alla prima metà dei Settanta, pensati per governare la crescita delle città e non certo adatti per le città odierne con sensibilità ed esigenze diverse e - oltretutto – con tassi di crescita demografica non paragonabili a quelli attuali. In questa prospettiva si potrebbe dare una lettura maliziosa del comportamento regionale (se voi non adeguate gli strumenti urbanistici io vi blocco l’edificazione) e quindi questa sarebbe la risposta alla domanda che mi ha fatto (se volete aumentare i vincoli metteteci la faccia)”.

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