Operatori della mensa al verde: i sindacati chiedono garanzie occupazionali

Manifestazione in Prefettura: oltre mille lavoratori in provincia, impegnati sia nelle scuole sia nelle aziende private, non percepiscono reddito da tre mesi e hanno anche terminato il Fis

LECCE – Garanzie reddituali per il presente e certezze sul futuro occupazionale: sono queste le principali richieste dei sindacati portate al prefetto di Lecce per tutelare i lavoratori delle mense e pulizie scolastiche e aziendali.

A conti fatti, si parla di una platea che nella sola provincia di Lecce conta più di mille operatori in grave affanno economico. A causa della crisi del Covid-19, infatti, non percepiscono alcuna forma di reddito da tre mesi e oggi hanno anche terminato la copertura dell'ammortizzatore sociale Fis.

Le organizzazioni sindacali che oggi hanno manifestato su scala nazionale, e anche davanti alla prefettura di Lecce, stanno chiedendo alle imprese la collocazione in Fis ordinario ma hanno ricevuto una risposta positiva solo da alcune di esse.

La mobilitazione indetta da Filcams, Fisascat, Uiltucs e Ugl di Lecce è servita però ad accendere un faro anche sulle prospettive occupazionali di questi operatori che, nella peggiore delle ipotesi, se gli istituti scolastici non dovessero riaprire a settembre, si ritroverebbero con un pugno di mosche in mano.

Per queste ragioni, nelle scorse settimane, le organizzazioni sindacali hanno elaborato alcune proposte per superare l'emergenza, a partire dal sostegno all'emendamento presentato da Cgil, Cisl e Uil per la copertura degli ammortizzatori sociali per 27 settimane. I sindacati ritengono però che la possibilità di anticipare la fruizione delle ulteriori 4 settimane oggi previste a partire dal 10 settembre, sia soltanto una soluzione parziale del problema.

Servono certezze, infatti, riguardo alla riaperture del servizio di mensa scolastica che “svolge un ruolo centrale nell'offerta formativa ed è un presidio che garantisce la salute e il nutrimento di bambini e ragazzi, a supporto anche di famiglie vulnerabili”.

A ciò si aggiunge la situazione problematica delle mense e pulizie del settore privato che sono prive di ammortizzatori ordinari se l'azienda committente, per il proprio personale diretto, non attiva la cassa integrazione.manifestazione 2-2-2

Le dichiarazioni dei sindacalisti

“Questi lavoratori, messi in stand-by a causa del Covid-19, in molti casi non hanno ancora percepito gli ammortizzatori sociali – denuncia Valentina Donno di Fisascat Cisl -: hanno contratti a 10 ore settimanali e non possono restare tre mesi senza retribuzione. Chiediamo di velocizzare il pagamento degli ammortizzatori sociali e, per quanto riguarda il futuro, vogliamo risposte sull'occupazione e garanzie sul reddito”.

“La crisi attuale di questi operatori si somma ad una precarietà pregressa già grave – ha aggiunto Daniela Campobasso di Filcams Cgil -: già prima dell'epidemia ricevevano un salario esiguo e non erano capaci di accantonare somme che gli consentissero la sopravvivenza in questi mesi di emergenza. Dobbiamo anche capire, nel contesto di una riapertura delle scuole, come si collocherà il servizio prestato da queste persone. Nei periodi di fermo scolastico potevano integrare il loro reddito lavorando nel comparto turistico, ma è proprio questo il segmento maggiormente penalizzato dalla crisi del Covid. Questa vertenza rappresenta una bomba sociale che vogliamo disinnescare con un intervento a livello governativo”.

“Parliamo di lavoratori economicamente fragili perché impiegati solo poche ore a settimana che, durante la sospensione dell'attività, tentano di sbarcare il lunario con altri lavoretti – ha sottolineato Antonella Perrone di Uiltucs Uil -.  La pandemia ha però ridotto le opportunità di lavoro anche in estate, impedendo di portare a casa altre forme di reddito. Chiediamo al governo di erogare gli ammortizzatori sociali e che, all'interno della riorganizzazione scolastica, questo servizio venga considerato fondamentale”.

“Chiediamo la tutela degli ammortizzatori sociali per altre 4 settimane e la garanzia che, alla riapertura delle scuole, qualora non vi fossero le condizioni per utilizzare la mensa, di attivare altre 27 settimane di Fis” ha aggiunto Maurizio Lezzi di Ugl.

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