Operatori dell'integrazione scolastica in rivolta: venti di sciopero

Cobas ha indetto lo stato d'agitazione e chiesto l'intervento della prefettura. Sit-in l'8 ottobre: "Tutelare lavoratori e utenti con contratti adeguati e percorsi d'internalizzazione"

Foto di repertorio

LECCE – Orario di lavoro ridotto e disagi per le categorie più fragili: è questa la denuncia di Cobas Pubblico impiego che scende in campo per tutelare i diritti degli operatori sociosanitari e degli educatori impiegati sia dalla cooperative sociali, sia dagli ambiti territoriali.

Il sindacato ha proclamato lo stato d’agitazione, chiamando a raccolta tutti i lavoratori che prestano servizio nelle scuole della provincia in favore degli alunni diversamente abili. Ed ha programmato un sit-in per giovedì 8 ottobre davanti alla prefettura di Lecce.

Con l’inizio del nuovo anno, infatti, i problemi si sarebbero ripresentati tali e quali e molti lavoratori si sono visti rinnovare il contratto a sole 15 ore settimanali: all’incirca un part-time, dunque. Per altri operatori sociosanitari, invece, la scadenza prevista è quella di fine anno. 

Secondo Cobas, dunque, invece di procedere con nuove assunzioni sarebbe più opportuno procedere con le internalizzazioni del personale. Più nel dettaglio, il sindacato preme per “regolarizzare i contratti dei lavoratori del piano di zona di Gallipoli, allineandoli a quelli degli altri piani di zona che prevedono un minimo di 24 ore settimanali ed un massimo di 30”.

“Per quanto riguarda l’ambito di Lecce, gli Oss hanno un contratto a tempo indeterminato che viene sospeso nei mesi estivi e riattivato a fine settembre; tuttavia si sono trovati con un orario settimanale decurtato, passando da 25 a 20 ore settimanali”, puntualizza il segretario Giuseppe Mancarella.

E ancora: il precariato insiste anche negli ambiti di Nardò, Maglie e Casarano dove “l’orario non garantisca la copertura totale della giornata scolastica e i soggetti fragili rischiano di restare senza assistenza”.

Il sindacato preme per tutelare sia diritti degli utenti, sia quelli dei dipendenti delle cooperative gestite dagli ambiti “che necessitano di uno stipendio degno della loro categoria e di un contratto che li tuteli, privo di sospensioni stagonali”.

Cobas fa inoltre presente che ci sono stati diversi licenziamenti del personale, al loro inserimento presso le varie strutture della Asl, e pertanto "prima di procedere con le nuove assunzioni si dovrebbere regolarizzare e stabilizzare il contratto agli operatori con un'esperienza pluriennale alle spalle".

“La possibilità di accedere all’internalizzazione, con il riconoscimento contrattuale adeguato, potrebbe donare quella condizione di serenità ed equilibrio indispensabile per svolgere una professione d’aiuto così complicata e delicata”, insiste il sindacalista.

“Ogni utente disabile deve avere gli stessi diritti, indipendentemente dal fatto che il servizio sia erogato dal personale della Asl o dell’ambito – si legge ancora nel comunicato firmato da Cobas -. Nel periodo storico in cui ci troviamo, delicato per questo tipo di utenti esposti al rischio di contagio, risulta ancor di più incomprensibile l’organizzazione di tale servizio. Il futuro incerto dei lavoratori e le precarie condizioni di lavoro impongono un intervento della Regione Puglia, dell’Upi, dell’Anci, dell’Asl di Lecce e delle altre istituzioni coinvolte”. 

Cobas ha chiesto alla Prefettura di Lecce di convocare un tavolo istituzionale per giungere ad una soluzione condivisa.

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