La sentenza

Ordinanza di demolizione dello stabilimento: è legittima per il Consiglio di Stato

Il Comune di Lecce nel 2019 aveva emesso il provvedimento per il Lido Kalù di Spiaggiabella. Nella sentenza i giudici ribadiscono, tra l'altro, che la pubblica amministrazione deve disapplicare ogni forma di proroga automatica delle concessioni demaniali

LECCE – La Sezione Sesta del Consiglio di Stato, con una sentenza pubblicata il 28 agosto, ha confermato l’orientamento dei giudici di primo grado, ribadendo la legittimità dell’ordinanza di demolizione dello stabilimento balneare del Lido Kalù di Spiaggiabella, emessa dal Comune di Lecce nel 2019.

Il ricorso era fondato, come già lo era quello presentato al Tar di Lecce, sulla convinzione sostanziale che i permessi a costruire di cui nel 2018 il titolare aveva chiesto la proroga (permessi che sin dall’inizio avevano un termine collegato alla concessione), andassero allineati temporalmente alla scadenza della concessione demaniale di cui era beneficiario sin dal 2008 (poi prorogata una prima volta fino al 2020), ma anche sul presupposto che l’autorizzazione paesaggistica rilasciata dalla soprintendenza nel 2012 non avesse un termine di efficacia quinquennale e che quindi il Comune non avrebbe dovuto richiedere un nuovo parere quando il titolare aveva presentato istanza di rinnovo. Proprio da quel parere negativo reso (e da altri ad esso connessi) era nato l’iter che ha portato all’ordinanza di demolizione. Negli anni lo stabilimento era stato oggetto di modifiche sulla base di permessi in variante e di contro, intanto, erano entrate in vigore norme più stringenti per quanto riguarda la tutela ambientale, soprattutto delle dune.

I giudici della Sezione Sesta (presidente Sergio De Felice, estensore Pietro Toschei) hanno ritenuto infondati entrambi i punti cardine della contestazione. Il primo perché la giurisprudenza dell’Unione Europea e quella nazionale hanno affermato senza mezzi termini che le concessioni demaniali devono scaturire da gare di evidenza pubblica e non possono essere oggetto di proroghe automatiche per legge che di fatto creano un mercato chiuso (qui il commento alla sentenza dell’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato del novembre del 2021). In altre parole, nessuna pretesa può essere fondata su una norma (la proroga) che per il diritto non esiste e che la pubblica amministrazione ha l’obbligo di disapplicare, sempre e comunque.

Il secondo motivo del ricorso è stato confutato su due fronti: da una parte affermando la validità del termine quinquennale dell’autorizzazione paesaggistica (che era quindi scaduta quando è stata presentata l’istanza di rinnovo dei permessi), dall’altra concordando sul fatto che le modifiche e le opere fatte nel tempo fossero da qualificare come nuove (dal punto di vista dell’impatto del contesto) e che quindi fosse necessario chiedere tutti i relativi pareri alle autorità competenti prima di prendere una decisione.

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“La sentenza – ha commentato l’assessora alla Pianificazione urbanistica, Rita Miglietta - conferma il giusto operato del Comune di Lecce, già riconosciuto dal Tar. Il concessionario, peraltro, ha già da tempo ottemperato, demolendo i vecchi manufatti realizzati sull’area in concessione e presentando nuovo progetto che ha consentito l’allestimento di una struttura più contemporanea ben integrata nel paesaggio di Spiaggiabella, così esercitando la sua attività in manufatti amovibili, coerentemente anche con le indicazioni del nostro Piano comunale delle Coste approvato nel 2022. Di fatto oggi la sentenza si riferisce quindi a vecchi manufatti non più esistenti”.

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