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Venerdì, 24 Marzo 2023
In attesa del monitoraggio

Area prossima all'ex inceneritore: divieto di emungimento dai pozzi

Ordinanza del sindaco di Lecce valida in un ambito compreso tra i 200 metri a monte e i 500 a valle del sito di via Vecchia Lizzanello, secondo il deflusso della falda. Per la bonifica ci sono i fondi del Pnrr

LECCE – Con un’ordinanza il sindaco di Lecce ha imposto il divieto di emungimento dai pozzi nella zona attorno all’ex inceneritore Saspi di via Vecchia Lizzanello.

Si tratta di una misura precauzionale in relazione al rischio di potenziale contaminazione, in attesa dei risultati del monitoraggio delle acque di falda, e interessa un’area di 200 metri a monte e di 500 metri a valle rispetto alla direzione di deflusso della falda. L’ambito sul quale incide l’ordinanza era stato individuato dal Dipartimento di Prevenzione di Asl, cui il Comune si era rivolto per una perimetrazione adeguata all’obiettivo di tutelare la salute pubblica.

Nel corso di una Conferenza dei servizi dell’aprile scorso la stessa azienda sanitaria aveva messo in evidenza la necessità di estendere il monitoraggio delle acque alle aree limitrofe al sito la cui storia affonda in quella di Lecce: dal 1965 al 1989 è stato utilizzato per l’incenerimento dei rifiuti solidi urbani e per lo smaltimento delle ceneri di combustione e, dal 1980 al 1989 anche per lo smaltimento dei rifiuti tal quali.  

Dopo la sua dismissione - e mentre Saspi confluiva in altre società fino all’ultima srl, che ora risulta in liquidazione - l’area dell’ex inceneritore è rimasta come un mostro dormiente alla periferia di Lecce. Nel 2014 la procura della Repubblica ha disposto degli accertamenti tecnici in una proprietà limitrofa all’ex inceneritore e in quel frangente sono emersi superamenti delle soglie di contaminazione per alcuni inquinanti. Nel 2017 la Provincia di Lecce ha quindi emesso un’ordinanza per intimare alla società individuata come responsabile della potenziale contaminazione di provvedere al piano di caratterizzazione, passo preliminare alla bonfica.

Alla mancata ottemperanza da parte del privato ha fatto seguito il coinvolgimento del Comune di Lecce che ha messo in moto l’iter previsto dalla legge. Quel percorso si è concluso con l’ultimazione dei lavori da parte della ditta incaricata nel settembre del 2020. Si è quindi poi passati all’analisi del rischio, partendo dall’analisi dei campioni da parte di Arpa Puglia, per arrivare alla Conferenza dei servizi dell’aprile del 2022 tra le cui conclusioni si legge: “Riguardo alla matrice falda, la caratterizzazione ha mostrato come questa sia localmente in pressione e che, quindi, il tetto dell'acquifero sia verosimilmente protetto dagli strati impermeabili soprastanti. Questa circostanza fa presupporre che il contributo del sito ex Saspi alla contaminazione delle acque sotterranee sia poco probabile. In considerazione di ciò, è quanto meno opportuno prevedere un piano di osservazione periodica della falda al fine di valutare l'evolversi del suo stato di qualità e consentire agli enti di controllo di individuare l'origine della contaminazione e o intraprendere eventuali azioni a tutela dell'ambiente e della salute”.

Ecco quindi la richiesta di Asl di allargare il monitoraggio alle aree limitrofe e la ratio dell’ordinanza firmata ieri da Salvemini. Per quanto riguarda la bonifica vera e propria, invece, nel 2021 il ministero della Transizione Ecologica ha previsto il finanziamento delle attività necessarie con fondi del Pnrr, approvando la richiesta della Regione Puglia che aveva indicato nell’ex inceneritore un’emergenza ambientale non più rinviabile.

La storia ha anche un doppio risvolto giudiziario: uno di tipo penale, terminato con l’assoluzione di coloro che erano indagati; l’altro di tipo civile, ancora in corso.

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