Anestesista trattenuto ai controlli, Ordine medici: “Riconoscere status di pubblici ufficiali”

Presidente: “Ironizzare e ostacolare l'attività esprime scarsa sensibilità (e forse conoscenza) del fatto che i medici sono sempre impegnati”

Foto di repertorio.

LECCE – “È questa l'ennesima occasione perché la politica e il decisore legislativo accolga la nostra richiesta di vederci riconosciuto lo stato giuridico di pubblici ufficiali, preposti alla salvaguardia del bene più prezioso, la salute”. Questo il messaggio contenuto in una note divulgata, in giornata, dal presidente dell’Ordine dei medici e dei chirurghi della provincia di Lecce, Donato De Giorgi. Il portavoce della categoria ha ringraziato il sindaco di Lecce Carlo Salvemini e l’amministrazione comunale per la solidarietà espressa all’anestesista e rianimatore trattenuto per oltre un quarto d’ora, la sera di Pasqua, da una vigilessa del comando locale.

 In una situazione di estrema emergenza, nella quale il medico era stato chiamato in clinica per cui lavoro per soccorrere un paziente infartuato, la dipendente di viale Rossini lo avrebbe bloccato con alcune domande incalzanti, senza di fatto consentirgli di riprendere immediatamente il cammino verso la struttura sanitaria. Erano le 19 circa quando il rianimatore è stato allertato dai colleghi con un’ora di anticipo rispetto al suo turno: un paziente in gravi condizioni era infatti in arrivo in ambulanza perché colpito da un arresto cardiaco. Ma quindici, preziosi minuti, sono stati persi durante il posto di controllo.

“Non abbiamo certamente bisogno della retorica dell'eroismo, ma riteniamo che sia utile chiarire a tutti il ruolo decisivo della nostra professione, tra le tantissime difficoltà determinate dall'attuale emergenza. Le forze dell'ordine nazionali e locali sono impegnate, al pari degli operatori sanitari e in sintonia con essi, a garantire e presidiare la sicurezza e la salute dei cittadini. Ironizzare, dubitare, ostacolare da parte di una rappresentate dei primi l'attività svolta da un medico urgentemente chiamato, non solo tenta (inutilmente) di alimentare conflittualità e delegittimazione, ma soprattutto esprime scarsa sensibilità (e forse conoscenza) del fatto che i medici sono costantemente e “normalmente” impegnati nella loro professione per 24 ore al giorno, per tutti i giorni dell'anno (feste comprese), rinunciando spesso a interessi e necessità personali, trascurando amici e affetti; scarsa conoscenza che l'opera del medico può concretamente determinare – come nel caso in questione – l'evoluzione favorevole di una situazione clinica acuta e compromessa, minuti nei quali si decide la vita o la morte di un essere umano o la qualità della sua esistenza futura; tale comportamento oggettivamente rinnega in maniera inammissibile la memoria e il sacrificio di oltre 120 medici che in questi giorni, con la loro morte, hanno testimoniato una professione di solidarietà”, conclude De Giorgi.

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