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Domenica, 26 Giugno 2022
Il punto di vista di uno specialista / Centro / Viale Michele de Pietro

“Parkejoo”, carta vincente per la mobilità ma i salentini devono ritornare a camminare

È il giorno dell’apertura del parcheggio da 610 posti. In un territorio dove la dipendenza da auto e i comportamenti antisociali degli automobilisti sono diffusi bisogna abbattere un tabù

LECCE - Con l’apertura in viale De Pietro, a Lecce, del nuovo Parkejoo (chissà se riuscirà mai a scrollarsi di dosso l’appellativo di “Ex Enel”) si spera possa cominciare a farsi strada, anche solo a piccoli passi, una nuova consuetudine di mobilità: quella di recarsi (in questo caso in auto) in un punto ben preciso e da lì proseguire a piedi verso la propria destinazione finale.

Non a caso la campagna di comunicazione promossa dai gestori ha evocato l'identificazione con una fermata della metropolitana. Anche in quel caso, infatti, si sa benissimo cosa può essere facilmente raggiungibile a piedi una volta riemersi dal sottosuolo. Se ci si pensa bene è la stessa cosa per chi scende da una fermata dell’autobus.

In tutti questi esempi, chi è abituato a ragionare così considera principalmente alcuni elementi: se il parcheggio-fermata è facile da raggiungere e prossima al luogo dove si deve andare (lo è, ci siamo), la probabilità di trovare posto (molto alta, visti gli oltre 600 stalli) e poi, certo, quanto costa il servizio tra tariffe orarie e abbonamenti (e qui conta molto quanto costa parcheggiare nelle vicinanze). Se un’alternativa è comoda e conveniente alla fine verrà scelta. Ora, chi ha già acquisito questo modo di ragionare (e parliamo pur sempre di automobilisti, lasciamo perdere per il momento chi potrebbe porsi il dubbio dello scegliere il bus o la bicicletta) non mette in discussione il fatto che dall’agognato parcheggio dovrà poi camminare per alcuni minuti.

Ecco, questa cosa non è scontata in una città come Lecce (e più in generale in tutto il Salento) dove anche solo 4 o 5 minuti a piedi sono ancora una barriera mentale molto forte. Ciò spiega l’amarezza di alcuni nel sottolineare che non ci sarà un servizio navetta a fare da tappeto volante “fin dentro il negozio”, come spesso si dice. Che poi è la stessa recriminazione di chi vorrebbe i bus nel centro storico e si oppone alla Ztl H24. Chi brontola, semplicemente reagisce a questa barriera.

Questa riflessione ci introduce alla vera emergenza di cui occorre ancora prendere piena coscienza e che trova poco spazio nel dibattito pubblico: abbiamo perso l’abilità del camminare. Muoversi a piedi è fondamentale per una serie infinita di ragioni. Si parte sempre dal considerare quanto questa pratica faccia bene all’ambiente e alla nostra salute, ma se dovessi fare una mia personale classifica metterei al primo posto i bambini (che dovrebbero potersi muovere in autonomia, anche solo nel proprio quartiere), al secondo chi si muove in sedia a rotelle o chi deve muovere un passeggino e infine noi stessi, tutti, per regalarci la percezione della bellezza del posto in cui viviamo.

Se 70 auto ogni 100 abitanti vi hanno spaventato, sappiate che 84 spostamenti urbani ogni 100 vengono fatti utilizzando l’auto o le due ruote a motore, 14 vengono fatti a piedi o in bici e solo 2 con il trasporto pubblico. Questo a fronte di 61 spostamenti ogni 100 in cui si deve coprire una distanza inferiore ai 5 km e, tra questi, addirittura la metà sono spostamenti di prossimità di poco più di 1 o 2 km (i dati si riferiscono all’indagine annuale Audimob che ebbe nel 2012 un focus proprio su Lecce; da allora, molto poco è cambiato). Non c’è storia, bisogna ricominciare a camminare in città, fosse anche, quando proprio necessario, in combinazione con l’uso dell’auto.

Se oggi siamo arrivati al punto di osservare comportamenti profondamente antisociali da parte di molti automobilisti - occupazione di strisce pedonali e marciapiedi, sosta in doppia fila, ostinazione nel provare a trovare parcheggio di fronte a negozi, uffici, abitazioni -, se oggi non riusciamo più a camminare, la ragione è proprio l’aver sacrificato tutto lo spazio che avevamo sulle strade e nelle piazze per ricavare parcheggi. Quella che viene assurdamente definita “la cronica mancanza di parcheggio” è in realtà l’esatto opposto e la prima causa di mobilità insostenibile. Abbiamo creato una dipendenza da auto.

Siamo arrivati al paradosso di contare i parcheggi che “si sarebbero persi” sulle strade, incapaci di vedere quanti diritti sono negati ogni giorno a chi non dispone di percorsi pedonali praticabili (che servono, come detto, anche a chi usa intelligentemente l’auto) o piste ciclabili sicure. Tutto questo malgrado leggi ed emergenze varie di cui non credo sia il caso di rifare l’elenco.

Quindi, benvenuto Parkejoo, benvenuta questa prima fermata della metropolitana in città, aspettando che anche l’altro parcheggio di prossimità, quello di Piazza Tito Schipa, e le nuove linee frequenti di Sgm possano finalmente liberare le strade dalla morsa del traffico parassita e dall’occupazione degli spazi di vita, socialità e mobilità sostenibile. Augurandoci, infine, che le nuove consuetudini comincino il prima possibile a farsi strada e a rimuovere tutte queste barriere, a partire da quelle mentali.

*Cosimo Chiffi è un economista dei trasporti. Si occupa di politiche e misure di mobilità urbana sostenibile e inclusiva. Lavora da diversi anni nel team di coordinamento dell'iniziativa Civitas della Commissione Europea.

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