Passaggio di testimone tra Transcom e Comdata: scioperano i lavoratori somministrati

Il passaggio delle due aziende sulla commessa Inps, dopo l'aggiudicazione della gara nazionale, preoccupa gli operatori che non possono godere della clausola di salvaguardia sociale

In foto: lo sciopero davanti alla sede di Transcom

LECCE - Il cambio d'azienda sull'appalto di “customer care” per conto di Inps è definitivo: Comdata subentrerà a Transcom che ha lavorato due anni sulla commessa in questione.

E ora tutti gli operatori del call center assunti con contratto di somministrazione rischiano di restare a terra.

La commessa Inps sarà infatti ceduta in seguito all'aggiudicazione della gara d'appalto nazionale, a Comdata e Network Contacts. Le due aziende in Rti si sono aggiudicate la gara da 150 milioni per la fornitura e la gestione dei servizi di contact center multicanale dell’istituto e subentreranno il 1° dicembre.

La vertenza ha assunto una dimensione nazionale e a Lecce si contano 100 lavoratori che, non potendo godere della clausola di salvaguardia sociale, diversamente dai colleghi assunti in pianta stabile, oggi hanno deciso di incrociare le braccia.

Lo sciopero di 3 ore, dalle 9.00 alle 12.00, è stato proclamato dalle sigle Nidil Cgil, Felsa Cisl e Uiltemp Uil e ha ottenuto un'adesione piuttosto alta, pari all'80 percento.

I lavoratori si sono radunati davanti alla sede di Transcom, nella zona industriale del capoluogo, per far sentire la propria voce e chiedere a Comdata di aprire uno spiraglio sulla vertenza.

Il tempo non gioca a loro favore: per molti operatori il contratto è agli sgoccioli e cesserà di essere valido alla fine di ottobre; nei casi migliori allo scadere di novembre.

Il call center inizierà diventerà operativo sulla commessa Inps a metà del mese prossimo ma ancora non è dato sapere se, e quanti, tra gli operatori somministrati riusciranno a transitare automaticamente.

Ad oggi, infatti, non vi è alcuna certezza e sulla trattativa con i sindacati campeggia un punto interrogativo.

“Molti di questi operatori hanno acquisito un bagaglio di professionalità sull'appalto Inps che non è il caso di disperdere – spiegano i sindacalisti -. Inoltre c'è chi è in servizio, in maniera stabile e continuativa, da 12 o 15 mesi: un tempo comunque insufficiente per raggiungere la soglia del decreto dignità che è fissata a due anni”.

E questo è proprio uno dei maggiori motivi di preoccupazione per tutti: “Se gli operatori somministrati non saranno assorbiti automaticamente da Comdata, il conto delle mensilità sarà automaticamente azzerato e non riusciranno neppure a rientrare nei parametri del decreto”, denunciano i segretari delle sigle di Cgil, Cisl e Uil.

L'obiettivo del sit-in odierno erano quindi quello di richiamare a responsabilità tutti gli attori in gioco nel cambio d’appalto: “Auspichiamo infine che la Rti entrante sia disposta a valutare ogni soluzione non unilaterale ma condivisa tra tutte le parti e finalizzata alla salvaguardia dell'intero perimetro occupazionale”.

Vista la dimensione dei problemi, e la rilevante presenza dei lavoratori in somministrazione, Felsa Cisl, Nidil Cgil, Uiltemp Uil ritengono inoltre necessaria una partecipazione attiva alle trattative.

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