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Permesso negato per centro psichiatrico, Consiglio di Stato legittima il Comune

Ultimo atto del contenzioso tra l’amministrazione di Tricase e la società che aveva chiesto l’attivazione della struttura riabilitativa da 14 posti. Respinto anche il ricorso in appello che conferma la decisione di rigetto dell’autorizzazione

TRICASE - Un ulteriore tassello del lungo contenzioso giudiziario che ha visto contrapposti il Comune di Tricase, la Asl e la Regione Puglia contro la società privata, la Alfarano Welfare Logistic, che si è vista negare l’autorizzazione alla realizzazione di una comunità riabilitativa assistenziale psichiatrica (Crap) reso dagli uffici comunali tricasini, area servizi socio-culturali, nel novembre del 2019.

Nel maggio scorso la sentenza del Tar aveva dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione, nonché il ricorso per motivi aggiuntivi, proposto dalla società contro il diniego alla realizzazione di una Comunità riabilitativa assistenziale psichiatrica, adottato dal Comune di Tricase, e legittimato da un precedente pronunciamento del Tar dello scorso anno.

Contro quel pronunciamento la società aveva deciso di presentare un nuovo ricorso in appello per chiedere l’annullamento dell’efficacia della sentenza. Ma i giudici della terza sezione del Consiglio di Stato, presieduta da Franco Frattini, hanno respinto anche tale impugnazione e confermato quindi quanto disposto dai giudici della seconda sezione del Tar di Lecce che aveva dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione nonché quello per motivi aggiuntivi, confermando quindi la precedente sentenza del Tar del 27 luglio del 2020.

In particolare la società ricorrente aveva richiesto fin dal 2014 al Comune di Tricase (difeso in giudizio dagli avvocati Francesco Romano e Giuseppe Affinito), l’autorizzazione alla realizzazione di una Crap di 14 posti, anche sulla base del presupposto che su l’immobile interessato insisteva una precedente struttura riabilitativa assistenziale psichiatrica autorizzata e successivamente, spostatasi in un’altra sede. Il Comune, tuttavia, prendendo atto del parere regionale sfavorevole, aveva rigettato l’istanza presentata.

Da qui l’avvio del lungo contenzioso sul quale ora sembra aver dato una nuova spallata decisiva il Consiglio di Stato che, confermando la sentenza del Tar Lecce, ha dichiarato inammissibile l’appello, in adesione anche alle tesi difensiva proposte dall’Asl Lecce, (difesa dagli avvocati Maria Cristina Basurto e Loredana Macrì), del Comune di Tricase e della Regione Puglia. In conseguenza di questa pronuncia viene confermato il rigetto originario della domanda di annullamento dei provvedimenti così come della domanda risarcitoria presentata dalla società ricorrente.

“In questo modo il Consiglio di Stato mette la parola fine ad un contenzioso che aveva già visto oinvestiti della questione, già in passato, Tar e Consiglio di Stato” commenta l’avvocato Basurto, “riconoscendo una volta per tutte la legittimità dell’operato del Comune di Tricase, dell’Asl Lecce e della Regione Puglia. Infine, è di particolare importanza il rigetto della ingente domanda risarcitoria che consente di tirare un respiro di sollievo alle casse pubbliche”.

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