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Domenica, 28 Novembre 2021
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Peschereccio siciliano nelle acque davanti al Capo: comandante rivendica l'operato

Gli operatori locali avevano contestato l'impiego di una rete da circuizione, il cianciolo, ammessa dalla normativa. La questione è anche di principio: nel mare non ci sono porzioni appannaggio di questa o quella marineria

LECCE - Lavorare nel settore della pesca professionale nel rispetto della legislazione vigente non può giustificare l'uso di termini con accezione chiaramente negativa come mattanza o razzia, né, tantomeno azioni di disturbo con il ricorso a laser e appostamenti da parte di chi si sente "invaso" in un mare che ritiene essere il proprio.

La denuncia, composta e affidata a un legale, arriva dal comandante del motopesca siciliano Eva che un paio di settimane addietro è stato al centro di una contestazione da parte dei pescatori del Capo di Leuca. La protesta, sulle prime rilanciata dai media anche con il ricorso a video e foto che in realtà si riferivano a una vicenda spagnola del tutto indipendente e con altri protagonisti, è stata poi recepita dal consigliere regionale di minoranza, Paolo Pagliaro (già fondatore del Movimento Regione Salento), che ha presentato una interrogazione, e ripresa dal locale circolo di Legambiente.

"Il comandante del motopesca - è scritto in una nota - precisa che l’attività di pesca è sempre avvenuta nel pieno rispetto di quanto  previsto dagli aricoli 4 e seguenti del Dpr 1639 del 1968 per l’esercizio della pesca professionale del cianciolo ed  i controlli hanno sempre confermato il pieno rispetto delle regole ed il mancato uso di apparecchiature  illegali.  Il comandante è dispiaciuto del fatto che in alcuni giornali online sono stati inseriti dei video e delle immagini non riconducibili al proprio motopesca, o battute di pesca allo stesso non riconducibili, senza chiarire talvolta la circostanza che, invero, si trattasse di immagini di repertorio, contribuendo in tal modo ad incrementare il disappunto ed il malcontento dei pescatori pugliesi".

"Il comandante del motopesca come cittadino italiano è dispiaciuto di leggere sui giornali termini come mattanza, incetta, depredare, razzia da parte di un peschereccio siciliano che si limita, nel pieno esercizio dell’attività di pesca professionale e dei permessi, a svolgere in acque territoriali italiane, con  enormi sacrifici, ciò che è consentito dall’attuale legislazione italiana proprio nel Mare Nostrum, concetto più ampio di mare siciliano o mare pugliese". 

Dopo aver ricordato la tutela costituzionale del lavoro, la nota ricostruisce quanto accaduto: "Il comandante, pur potendo svolgere l’attività di pesca nella zona di Leuca, aveva raggiunto a seguito delle proteste e dei successivi chiarimenti - al fine di evitare tensioni, dissapori e per quieto vivere - un “accordo” di spostarsi da quel tratto di mare, ma non di lasciare la Puglia. Purtroppo, pur spostandosi a dieci miglia da Leuca ha subito delle turbative durante l’esercizio di attività di pesca anche mediante l’uso di apparecchiature laser e appostamenti. Il comandante precisa che il rientro a Leuca è stato determinato, esclusivamente, da un guasto al motore del motopesca, ma non è disposto a rinunciare all’attività di pesca ed essere 'cacciato' dalla Puglia e tutelerà in tal caso nelle opportune sedi il suo buon diritto. 

L'intervento si chiude con la speranza di una normalizzazione del clima che si è creato: "Il comandante auspica che si possa tornare ad un clima sereno e che magari ci possano essere interventi a sostegno di chi onestamente e con sacrificio cerca di lavorare contribuendo nel proprio piccolo alla crescita del nostro Paese, considerato che l’attività di pesca con la tecnica del cianciolo e l’uso di reti da circuizione è stato preventivamente valutato dagli organi competenti rispetto ad eventuali impatti ambientali". 

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