Il piano sanitario per le vacanze: "Pronti a ricevere fino a 200mila turisti"

Il direttore generale di Asl Lecce tra il bilancio dei mesi appena trascorsi con l'emergenza Covid e la preparazione per la stagione alle porte: "Grande opportunità di lavoro per tanti nostri concittadini"

La parte superiore della facciata della basilica di Santa Croce.

LECCE – Tra passato recente e futuro imminente, l’organizzazione sanitaria sul territorio vive una fase di adattamento ai tempi del Covid tra l’esigenza diffusa di un ritorno alla normalità e quella di mantenere alto il livello di attenzione perché nessuno può prevedere con certezza l’andamento della curva epidemiologica. Con il direttore di Asl Lecce, Rodolfo Rollo, si parte dalla valutazione della risposta data nei mesi scorsi, quando il nuovo coronavirus si è affacciato sul Salento.

“Il mio bilancio, che è di sistema, è positivo: siamo partiti dalla partita Lecce-Atalanta: in quell’occasione noi eravamo prudenti, mentre il resto del mondo diceva che non c’erano problemi, salvo due giorni dopo abbassare le saracinesche. Rischi ne abbiamo corsi, in maniera importante: penso ai giorni precedenti il lockdown, quando ci sono stati tanti rientri dal Nord. Ha funzionato il sistema di sorveglianza del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica, ha funzionato quello dei medici di base e dei sindaci: è stato effettivamente corale la risposta. Se molte aree della provincia di Lecce sono rimaste Covid free è perché ognuno ha fatto la propria parte, anche i cittadini rispettando le indicazioni”.

Le lamentele di alcuni sindaci, però, non sono mancate: incalzati dai cittadini, hanno detto di non essere informati dei casi presenti sul proprio territorio.

“Nel momento in cui siamo tutti tenuti a stare a casa, sapere se una persona ha il bollino rosso o verde diventa poco significativo. Le informazioni sono state calibrate nel modo giusto per quelle che erano le disposizioni. Anche quando ci sono stati dei focolai tutti hanno reagito bene: ricordo il caso del parrucchiere di Aradeo, con tutte le preoccupazioni riguardo ai contatti avuti, ma anche quello di Soleto, che è stato pesante ma è rimasto limitato all’isolato. Questo vuol dire che le disposizioni sono state rispettate e tutto ciò ha agevolato il compito dei sindaci, delle forze dell’ordine, degli ispettori di igiene”.

Per il Salento ripartire fa rima con stagione turistica, si prevede un afflusso significativo di turisti: come si sta preparando l’azienda sanitaria?

“Noi stiamo lavorando in due direzioni: la prima è quella di tenere alto il livello della sorveglianza e quindi i nostri igienisti continuano tutti i giorni a battagliare, ad andare alla ricerca di casi. L’altra è quella di mantenere una offerta di posti letto che pari al doppio a quella stimata necessaria per il nostro territorio, sia per la rianimazione che per la degenza, quindi siamo pronti a ricevere anche 200mila persone da fuori. Manterremo 24 posti di terapia intensiva e un centinaio di posti Covid in altri reparti, attivabili nel giro di 72 ore, in più abbiamo fatto un censimento del personale in modo da avere una riserva disponibile all’occorrenza. Del resto abbiamo ottemperato alle richieste del ministero. Non possiamo non farci carico della questione sociale: la stagione turistica è una grande opportunità di lavoro per tanti concittadini e conseguentemente non possiamo mettere la testa sotto la sabbia”.

Il Dea di Lecce sarà finalmente operativo per le funzioni per le quali è stato realizzato?

“Abbiamo chiesto alla Regione di poter mantenere al quarto piano della struttura 53 posti Covid e 16 di terapia intensiva. Io però adesso devo iniziare a preoccuparmi del trauma center perché già leggendo le cronache di questi giorni si vede l’incidentalità stradale ha ripreso a crescere. Se aumenta la mobilità, il risvolto della medaglia è l’aumento degli incidenti. Poi devo migliorare anche le performance chirurgiche e recuperare il lavoro sospeso in questi mesi: avere 16 sale operatorie di ultima generazione ferme non va bene”.

Ma in quali tempi, direttore?

“I tempi sono quelli delle richieste di autorizzazioni: la decisione se fare un iter di tipo tradizionale o accelerato non spetta a me. Se uno ti chiede l’accreditamento ci vogliono sei mesi, se c’è l’autorizzazione all’esercizio nelle more dell’accreditamento, allora si può partire e poi ci sono le verifiche in corso d’opera”.

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