Giovedì, 18 Luglio 2024
Il bavaglio istituzionalizzato

Il ministro Piantedosi parla di sicurezza a porte chiuse e schiva la stampa

I giornalisti accreditati in Prefettura a Lecce non hanno potuto porre interrogativi a lui e al capo della Polizia. E nella velina approvata dal Viminale, nessun cenno sulla questione delle minacce ai politici locali

LECCE – Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi arriva a Lecce, segue il concerto della Banda della Polizia di Stato, durante il quale, dal palco, fa un breve cenno di circostanza sugli sforzi per catturare un’altra banda, quella che ha messo a ferro e a fuoco la statale 613 per assaltare un blindato portavalori in quel di Torchiarolo, quindi il mattino dopo si presenta in Prefettura per presiedere il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, ma lo fa dribblando i cronisti, che manco il miglior Cristiano Ronaldo con i difensori.

Anzi, essendo un ministro, non ha bisogno di dribblare chicchessia. Semplicemente, impartisce l’ordine alle malcapitate funzionarie di turno di riferire ai giornalisti che non saranno rilasciate dichiarazioni. Prego? “Nessuna dichiarazione del ministro”. E, poco dopo, l’annuncio definitivo che mette un punto sulla faccenda: “Nessuna dichiarazione da parte di nessuno”. Ci sarebbe, per esempio, anche il capo della Polizia di Stato, Vittorio Pisani, ma niente. Silenzio stampa massivo e, allora, non ci resta che abbandonare la nave e rientrare nelle redazioni, non senza farfugliare qualcosa fra noi, fra cui qualche parola non ripetibile su queste colonne, ma facilmente intuibile. 

E pensare che nessuno dei presenti in Prefettura, e fra questi lo scrivente, vi è arrivato di soppiatto, oggi. Non ci sono stati agguati e tranelli per rubare una mezza intervista o anche solo una frase, estorcere una virgola. Nessun appostamento, nessun passaparola clandestino fra colleghi.

I giornalisti ci sono arrivati dopo convocazione preventiva, con tanto di accrediti richiesti via mail e accettati, più controlli dei poliziotti all’ingresso per verificare l’identità. Ma allora, cosa ci siamo andati a fare, in Prefettura? A scattare due foto? Le nostre sono uscite pure male, perché nel Salone degli Specchi la luce è quella che è, una sorta d’impenetrabile rosso marziano, i secondi sul serio contati e quindi neanche il tempo di cacciare la reflex dallo zaino e montarla. Si fa quel che si può con il cellulare, sorvegliati a vista.

E dunque, che cosa si son detti, durante la riunione? Non ci resta che prendere per buona la velina inviata poco dopo, metà della quale rappresentata da un trascurabile incipit sul concerto di ieri, chi c’era e chi non c’era. Ecco, dunque, di seguito, il testo integrale sulla parte riguardante la riunione di oggi.

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“Nella mattinata odierna, il Ministro Piantedosi ha poi presieduto in Prefettura una riunione di Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, convocata dal Prefetto Luca Rotondi, alla presenza del Capo della Polizia, del Sindaco di Lecce, del Presidente della Provincia, nonché del Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Lecce, del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Lecce e dei vertici delle Forze dell’Ordine”.

“L’incontro ha rappresentato una preziosa occasione di approfondimento e monitoraggio sulla situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica nella provincia di Lecce, nonché sulla problematica degli incendi boschivi, rispetto alla quale il Ministro ha assicurato particolare attenzione”.

“In relazione alle tematiche di sicurezza urbana, ha comunicato che il Ministero dell’Interno ha stanziato risorse per circa 300 mila euro in favore del Comune di Lecce per il potenziamento dei sistemi di videosorveglianza”.

“Inoltre, con riferimento all’intero territorio provinciale, è stato disposto l’invio di 185 uomini delle Forze di Polizia per far fronte alle maggiori esigenze di sicurezza nella corrente stagione estiva”.

“Prosegue poi lo stretto monitoraggio sugli incendi dolosi di vetture e sulla tematica delle occupazioni arbitrarie di immobili. Al riguardo, si procederà al censimento degli occupanti abusivi e saranno programmate le conseguenti iniziative al fine di contribuire ad elevare gli standard di sicurezza anche percepita”.

Si tratta di un testo, ovviamente, approvato dal Viminale. E, notare: nessun cenno netto, preciso, chiaro, evidente, alla questione delle minacce subite da alcuni esponenti politici del centrosinistra locale. Eppure, la sindaca Adriana Poli Bortone aveva chiesto espressamente la convocazione del tavolo su quest’argomento, sottolineando anche l’importanza della presenza del ministro dell’Interno. Si può ipotizzare che anche di ciò si sia parlato, ma le veline di Stato, si sa, nascono tutte uguali, indipendentemente dal colore politico del governo del momento: viziate a monte, si dice ciò che si vuol dire. Se si vuol dire.

Ecco perché l’esigenza di porre qualche domanda. Ed ecco a cosa serve la stampa. Ovviamente, la Prefettura di Lecce non ha alcuna colpa in tutto ciò, gli ordini arrivano dall’alto. Ma chi occupa posizioni di potere ha il dovere di presentarsi davanti ai cronisti, non per un atto di cortesia, ma perché rappresentano il filtro verso i cittadini. Attraverso la loro narrazione, i loro quesiti e le risposte che ricevono, raccontano i fatti e concorrono alla promozione di una coscienza civica e alla formazione di un’opinione pubblica.

Il giornalista, in sé e per sé, non è nessuno, solo un piccolo ingranaggio della macchina. Il popolo italiano, sì, invece, visto che vi elegge e vi paga un profumato emolumento perché lo rappresentiate, cari governanti. Ma la norma Cartabia, alla fine, insegna: il bavaglio, ormai, è stato istituzionalizzato e il mestiere di giornalista rischia di diventare semiclandestino. 

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