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Sabato, 25 Giugno 2022
Una ricostruzione / Centro / Piazza Tito Schipa

Un capitolo lungo più di 20 anni, tra contenziosi e modifiche al progetto

L'avvocato Pietro Quinto, che ha assistito la De Nuzzo, ha ricostruito sinteticamente i principali e più delicati passaggi: dalla prima ipotesi, nel 1999, fino ai giorni nostri

LECCE – Quali sono state le vicissitudini che hanno allungato a dismisura i tempi per l’avvio del cantiere per la trasformazione di piazza Tito Schipa? La conferenza stampa di presentazione del progetto esecutivo ha fornito l’occasione per una ricostruzione anche dal punto di vista amministrativo e giudiziario da parte dell’avvocato Pietro Quinto che ha affiancato e rappresentato la De Nuzzo Costruzioni.

Un decennio solo sulla carta

Il punto di partenza di questa storia è l’approvazione della prima ipotesi di progetto, nel 1999, da parte del Consiglio comunale (prima amministrazione Poli Bortone) per la sistemazione dell’area di piazza Tito Schipa dove nel 1971 era stata demolita la Caserma Massa. La destinazione militare dell’immobile era venuta a seguito della trasformazione di un preesistente complesso conventuale con chiesa annessa, risalente al XV secolo.  

È del 2005 (seconda amministrazione Poli Bortone) l’inserimento del progetto nel Piano triennale delle opere e la decisione di procedere con lo strumento del project financing. Intanto il progetto originario era stato aggiornato: ne fanno parte un parcheggio per 495 posti auto, un’area mercatale, uffici e attrezzature civili, con il recupero della vecchia tettoia liberty. Importo dei lavori previsto di 24 milioni di euro.

L’affidamento del project financing passa da una procedura conclusa nel 2010 (prima amministrazione Perrone) con l’aggiudicazione alla De Nuzzo, ma solo dopo un contenzioso amministrativo, davanti a Tar prima e Consiglio di Stato poi, innescato dalle pretese della Sgm che aveva espresso la volontà di realizzare l’intervento. Particolare non da poco: la Sgm è una società partecipata dallo stesso Comune.

Via ai lavori e subito stop

La partenza delle attività vere e proprie di cantiere dura un attimo: interviene ben presto, infatti, la Soprintendenza per imporre indagini archeologiche finalizzate a verificare l’eventuale rilevanza culturale del sito. Il sindaco Perrone ha intanto ottenuto un ampio mandato elettorale per la sua seconda consiliatura. Gli scavi vengono completati nel 2013 ma nel 2014 la Soprintendenza chiede da una parte ulteriori opere (svuotamento degli ossari nelle tombe dell’ex convento e recupero di manufatti), dall’altra una rielaborazione del progetto che tenga conto di una serie di prescrizioni.

Nasce quindi un nuovo contenzioso che vede il Comune e la De Nuzzo vedersi riconosciute le proprie ragioni, sia in primo grado sia in secondo, contro il ministero dei Beni Culturali. In seguito, con un accordo tra le parti si conviene di diminuire il numero dei posti auto previsti per tutelare l’evidenza delle strutture della chiesa di Santa Maria del tempio.

Gli ultimi anni: la svolta

Nel 2018 (amministrazione Salvemini) la De Nuzzo e il Comune aggiornano i termini della convenzione del 2010, con il riconoscimento dei maggiori oneri finanziari sopportati dall’azienda per gli interventi di natura archeologica condotti sull’area che è di proprietà comunale. Iniziano poi ulteriori scavi, fino al banco di roccia e per tutta la superficie interessata dal progetto per scongiurare l'ipotesi che ci possano essere altre battute d'arresto. All’inizio del 2021 viene definito il progetto esecutivo per il completamento dei lavori, che viene trasmesso al Comune nel mese di agosto. Dopo varie interlocuzioni con gli uffici di Palazzo Carafa, la ditta di costruzioni ottiene, infine, la validazione del progetto.

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