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Lunedì, 23 Maggio 2022
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Poche risorse e troppi debiti, il giudice “taglia” le somme che non può pagare

I giudici della terza sezione del Tribunale di Lecce accolgono la richiesta di un 43enne leccese e in applicazione delle norme della legge “Salvasuicidi” riducono il debito residuo da 73mila a 26mila euro. Rilevato lo squilibrio tra disponibilità economiche e le somme da restituire

LECCE - Troppo forte il carico dei debiti accumulanti e legati a vecchi prestiti attivati con le finanziarie e visto lo squilibrio tra le attuali disponibilità economiche e gli stessi debiti residui, i giudici della terza sezione del tribunale civile di Lecce hanno inteso applicare le norme di tutela della cosiddetta legge “salvasuicidi”.

E così un cittadino leccese di 43anni, in forte esposizione debitoria ha deciso di far ricorso alla giustizia civile ottenendo  una riduzione  considerevole dei 2/3 del sovraindebitamento accumulato. E grazie a tale sentenza a fronte di un debito iniziale maturato di 73.408,62 euro in base alle sue capacità economiche dovrà versare ai suoi creditori 26mila euro.

Il giudice Paolo Moroni ha quindi accolto le motivazioni della procedura giudiziaria attivata da una cittadino leccese, difeso dall’avvocato Guglielmo Maria Leuzzi ed in applicazione della legge numero 3 del 2012 (la cosiddetta Salvasuicidi), preso atto che il debitore ricorrente non riusciva far fronte ai propri debiti a causa di una evidente situazione di squilibrio tra le attuali disponibilità economiche ed i debiti residui, ha ridotto la sua esposizione debitoria tendo conto anche  del piano economico-finanziario redatto dal consulente Tommaso Toma.

"Tale innovativo pronunciamento ha rilevanza straordinaria” spiega l’avvocato Leuzzi, “perché introduce, anche nella giurisdizione leccese, un importante principio etico, perché il debitore in difficoltà viene messo nelle condizioni di pagare le somme che è in grado di corrispondere senza essere gravato da esposizioni tanto ingenti da non poterne soddisfare alcuna e riconquistare serenità, personale e familiare, e reinserimento proficuo nel mondo di lavoro e produttivo”.

Cosa prevede la legge “Salvasuicidi”

La Legge 3 del 2012 consiste in una vera e propria norma, che prevede l’attivazione di una procedura in tribunale a favore dei soggetti “sovraindebitati”. Con questo termine si definisce la situazione precaria e insopportabile di chi, consumatori o piccole imprese, non riesce più a far fronte ai propri debiti a causa di una situazione di evidente squilibrio tra le attuali disponibilità economiche ed i debiti residui.

Il soggetto sovraindebitato è quindi una persona, una famiglia o una piccola impresa, che per ragioni di qualunque natura trova difficoltà insormontabili a pagare i debiti a suo carico. Inoltre non possiede alcun “patrimonio prontamente liquidabile" utile a coprire il debito contratto e scaduto. E’ considerato come sovraindebitato anche il soggetto che non sarà in grado di saldare in quel lasso di tempo che la legislatura definisce come “breve termine".

Per fare un esempio, un soggetto con qualifica di dipendente che ha sempre pagato regolarmente le rate di un mutuo sottoscritto, se licenziato, potrà accedere alle procedure di sovraindebitamento interne alla “Legge salva suicidi". Ovviamente se sarà in grado di dimostrare di non avere risorse per pagare le rate future.

Legge salva suicidi è quindi un modello per salvare il debitore in difficoltà. Leggi simili alla 3 del 2012 nella maggior parte dei paesi europei sono in vigore già da parecchi anni.

La cosiddetta “Legge salva suicidi” opera quindi anche una funzione etica perché il debitore in difficoltà potrà tornare ad essere una persona serena, pienamente inserita nella vita economica della propria comunità e, soprattutto, nuovamente produttiva.

Il fine principale è quindi quello di mettere legalmente in grado il debitore di pagare tutto ciò che, difatti, può pagare. Condizione ottenibile solo cancellando quella parte di debito che, verrà calcolata come quota che non si riesce a pagare. Non va dimenticato, infatti, che la “Legge salva suicidi" rende servizio anche a chi è titolare di credito.

Se il debitore rimane soverchiato dalla mole dei debiti, rischia di non pagare alcunché a nessuno dei propri creditori. Dando la possibilità a chi ha troppi debiti di pagare quanto gli è possibile si crea una situazione di “nuovo equilibrio". Si tiene conto dei diritti del debitore di poter condurre una vita dignitosa e dei diritti dei creditori di poter tornare in possesso almeno di una parte del credito residuo.

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