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Foto di archivio.

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Presidenza dell'Accademia: respinto il ricorso di Puzzovio, nuova valutazione

Sentenza della Sezione Sesta del Consiglio di Stato: confermato l'impianto della decisione del Tar che aveva accolto le ragioni di Ciracì, uno degli altri due candidati inseriti nella terna indicata al Miur

LECCE – Il Consiglio accademico dell'Accademia di Belle Arti deve procedere a una nuova valutazione della terna dei candidati: si tratta di Luigi Puzzovio, Nicola Ciracì, Chiara Eleonora Coppola, selezionati all'esito dell'avviso pubblico del maggio 2019 per l'incarico di presidente dell'istituzione per il triennio 2019-2021. Lo ha deciso il Consiglio di Stato (Sezione Sesta) respingendo l'appello dell'attuale presidente, Puzzovio, contro la sentenza del Tar Lecce che aveva accolto le ragioni di Ciracì.

Secondo il verbale della seduta di giugno del consiglio accademico, Ciracì aveva ottenuto quattro voti, Puzzovio tre e Coppola due, mentre altri due candidati, con zero voti, erano rimasti fuori dalla terna. I componenti dell'organismo accademico avevano poi comunicato al ministero il risultato dela seduta precisando che le preferenze erano state espresse "sulla base della sola valutazione dei curriculum dei candidati [...] non avendo generale conoscenza diretta delle loro competenze in campo artistico". 

Per comprendere i termini esatti dalla questione, va chiarito che la normativa di riferimento è quella contenuta in un decreto del presidente della Repubblica del 2003, poi modificato nel 2006: "Il presidente è nominato dal ministro entro una terna di soggetti, designata dal consiglio accademico, in possesso di alta qualificazione professionale e manageriale, nonché di comprovata esperienza maturata nell’ambito di organi di gestione di istituzioni culturali ovvero avente riconosciuta competenza nell’ambito artistico e culturale".

Il Miur aveva quindi scelto Puzzovio. Del resto "il potere di scelta, all’interno della terna di candidati, in capo al ministro - spiega la sentenza del Consiglio di Stato - rispecchia invece l’ampio margine di fiduciarietà che connota le scelte di alta amministrazione". Ciracì, non dandosi per vinto, aveva presentato ricorso al Tar di Lecce, tramite il suo legale Alessandro Orlandini, e l'organo di giustizia amministrativa aveva accolto le sue ragioni, rilevando che il curriculum del prescelto "non presentava alcun elemento da cui potersi desumere il possesso della comprovata esperienza maturata nell’ambito di organi di gestione di istituzioni culturali ovvero della riconosciuta competenza nell’ambito artistico e culturale". 

Puzzovio, a sua volta, aveva fatto appello al Consiglio di Stato, assistito da Saverio Sticchi Damiani, adducendo ragioni pregiudiziali e altre di merito per annullare il pronunciamento di primo grado. In particolare, si sosteneva che il presidente "avrebbe ricevuto la carica sulla scorta di tutte le suindicate attività artistico-culturali le quali, sebbene non espressamente dichiarate nel curriculum, sarebbero state comunque oggettivamente svolte dall’appellante tanto da costituire fatto notorio tanto per il Consiglio accademico, quanto per il ministro; ciò a maggior ragione, considerando che la procedura in esame non potrebbe ritenersi avere natura concorsuale". La Sezione Sesta del supremo organo di giustizia amministrativa a giugno aveva deciso che, nelle more dell'udienza pubblica che si è poi tenuta il 12 novembre, il provvedimento del Tar sarebbe stato sospeso garantendo così la "continuità dell'ufficio": Puzzovio è dunque rimasto presidente.

La pubblicazione della sentenza dopo la trattazione del caso nel merito, ha però definito la questione con il respingimento del ricorso di Puzzovio. In primo luogo è stato rilevato un difetto di istruttoria nella procedura di nomina perché era stato documentato "soltanto il possesso del requisito dell’alta qualificazione professionale e manageriale, senza alcuna indicazione della comprovata esperienza maturata nell’ambito di organi di gestione di istituzioni culturali o, alternativamente, della riconosciuta competenza nell’ambito artistico e culturale". Circostanza che sarebbe stata avvalorata dal fatto che Puzzovio aveva presentato durante il giudizio di primo grado un curriculum integrato.

I giudici hanno poi rilevato un difetto di motivazione, come spiega la sentenza: "Pur accedendo alla tesi secondo cui le molteplici attività artistico-culturali svolte dall’appellante avrebbero potuto essere direttamente conosciute dal Consiglio accademico e dallo stesso ministero ? valorizzando, a tal fine, il tenore letterale del regolamento il quale richiede che la competenza nell’ambito artistico e culturale sia riconosciuta, a differenza dell’esperienza maturata nell’ambito di organi di gestione di istituzioni culturali che invece va comprovata ?, rileverebbe comunque il difetto di motivazione. Anche per gli atti di alta amministrazione di carattere fiduciario resta infatti ferma la verifica giurisdizionale della ricorrenza di un idoneo e sufficiente supporto istruttorio, della veridicità dei fatti posti a fondamento della decisione e dell’esistenza di una giustificazione motivazionale che appaia logica, coerente e ragionevole".

Nella sentenza si precisa che il Consiglio accademico può riconoscere la competenza nell'ambito artistico e culturale, ma con motivazione espressa.

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