Presidio per Patrick Zaki: Lecce chiede il rilascio del ricercatore torturato

L’appuntamento è per le 17,30 di giovedì 27 febbraio, nei pressi della Chiesa di Sant’Irene. Aderiscono, tra gli altri, Link, Arci e Amnesty international

Lo striscione a sostegno di Zaki.

LECCE – Presidio per Patrick Zaky anche a Lecce. Giovedì prossimo, alle 17,30, cittadini e associazioni scenderanno in strada, nei pressi della Chiesa di Sant’Irene, per richiedere il rilascio immediato l’attivista arrestato dalla polizia egiziana. Ricercatore presso l’Università di Bologna, il 6 febbraio è stato arrestato e poi torturato durante i giorni di detenzione e sottoposto a elettroshock, come denunciato da Amnesty International. L’evento è stato promosso dall’associazione Link Lecce ed Arci Lecce, ma ad aderire ci saranno anche altre organizzazioni.

“In un Paese dominato dall’autoritarismo quale l’Egitto, ad avvalorare i capi di accusa sarebbero proprio l’attivismo sociale di Patrick nel suo Paese e il suo interesse per la ricerca negli studi di genere - dichiara Alice Carlucci, coordinatrice di Link Lecce - nelle scorse settimane abbiamo inviato un appello alla comunità accademica tutta affinché l’Unisalento prendesse una posizione pubblica per il rilascio di Patrick e per la difesa della libertà di ricerca. Come Link Lecce chiediamo inoltre l’attivazione del Ministero degli Esteri al fine di ottenere la liberazione immediata da parte del Governo egiziano di Patrick Zaky; il tempestivo ritiro degli ambasciatori italiani in Egitto; l’interruzione da parte del Governo italiano di ogni rapporto economico e militare tenuto col regime egiziano; la presa di posizione del Ministero dell’Università contro questo attacco alla libertà della ricerca”.

Dichiara Amnesty International Lecce: “Amnesty International chiede il rilascio immediato e incondizionato di Patrick George Zaki, di aprire un'indagine indipendente sulla tortura da lui subìta e di garantire urgentemente la sua protezione. Con una lettera all'ambasciatore egiziano a Roma, il direttore di Amnesty International Italia, Gianni Rufini, ha subito espresso le proprie preoccupazioni per la situazione dello studente egiziano. Amnesty International continuerà a seguire da vicino il caso, attivando tutte le iniziative utili”.

“Ancora una volta il governo di Al Sisi dimostra tutta la sua avversione per qualsiasi persona richieda agibilità democratica, eliminando ogni forma di garanzia della persona , arrestando, torturando, intimidendo chi da legale cerca di fare il proprio mestiere - dichiara Arci Lecce - Siamo ancora qui a chiedere verità e giustizia per Giulio Regeni ed ecco un altro ricercatore viene arrestato, Zaky, che il governo egiziano vorrebbe ritenere sua proprietà, non capendo che per noi non esistono confini, Zaky è un amico di tutte e tutti noi e così come chiediamo la sua liberazione immediata e il suo ritorno in Italia. Chiediamo - continua Arci - di sapere che fine fanno tutti gli oppositori, gli uomini e le donne di cultura che quotidianamente vengono arrestati e torturati in Egitto. Chiediamo che l’italia non abbia alcun rapporto commerciale con questo paese, chiediamo ancora che il nostro ambasciatore sia ritirato da questo paese che non ha assolutamente alcun carattere di democrazia e pluralità nel suo agire politico”.

“Il caso di Patrick è l’ennesima prova di un Paese dominato dall’autoritarismo come l’Egitto, che  contrasta con la violenza le forme di attivismo a favore dei diritti umani. Patrick è solo uno dei tanti attivisti, giornalisti, ricercatori e difensori dei diritti umani che ogni giorno vengono arrestati in Egitto con lo stesso mandato di cattura - dichiara Matteo Maglio, di Adi Lecce - Continueremo a manifestare e mobilitarci per il rilascio di Patrick, per ottenere verità e giustizia per lui e per Giulio e per tutti coloro che difendono pacificamente i diritti umani”.

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