Presunti abusi edilizi per il Lido Zen. Disposto il sequestro, dieci gli indagati

Nell’ambito dell’inchiesta avviata dalla procura due anni addietro il gip ha ordinato il sequestro preventivo dello stabilimento. Domani dovrebbero scattare i sigilli

GALLIPOLI - L’inchiesta partita ormai da un paio d’anni sulla scorta di verifiche ed esposti giunti sui tavoli della procura sembra arrivata ad un punto di svolta: rilevando una serie consistente di presunti abusivi edilizi e di deturpamenti dell’assetto naturalistico, su un’area in parte demaniale e per la parte restante di proprietà privata, su zone per altro sottoposte a vincolo paesaggistico, il gip Michele Toriello, accogliendo la richiesta del magistrato inquirente, Elsa Valeria Mignone, ha disposto il sequestro preventivo del lido Zen di Gallipoli.

Il provvedimento rientra nell’ambito dell’inchiesta per la quale sono stati iscritti nel registro degli indagati ben dieci persone tra titolari della concessione demaniale, il legale rappresentante della Zen srl, ed ex dirigenti e funzionari degli uffici tecnico e della sezione Demanio del comune di Gallipoli. Il giudice per le indagini preliminari, condividendo le motivazioni mosse del pubblico ministero, con il decreto del 21 febbraio scorso, ha ordinato il sequestro preventivo delle opere realizzate, secondo l’accusa, in maniera irregolare e relative alla struttura balenare del Lido Zen sul litorale sud della Baia Verde. Con il medesimo provvedimento il legale rappresentate della società, e attuale gestore e concessionario della struttura, è stato nominato custode dell’intera area e delle strutture dello stabilimento alle quali nelle prossime ore saranno apposti i sigilli. Il sequestro dovrebbe scattare materialmente nella giornata di domani quando i militari della capitaneria di porto, su disposizione della procura, provvederanno a posizionare i sigilli e a completare la notifica degli atti di sequestro ai soggetti interessati.

Nell’inchiesta avviata dalla procura risultano indagati gli imprenditori Cesario Faiulo e Brunella Rausa, il gestore del lido e legale rappresentante Emanuele Casciaro, l’imprenditore Angelo Marrella, il progettista Marco Fumarola, e cinque tra ex dirigenti e attuali funzionari dell’ufficio tecnico e della sezione demanio del Comune: gli ingegneri Giuseppe Cataldi e Sergio Leone, Laura Rella, Vicenzo Schirosi e Paola Vitali. Sono tutti accusati, a vario titolo e nei rispettivi ruoli ricoperti, e si difenderanno dalle accuse contestate, per aver autorizzato ed effettuato “interventi edilizi tutti confluenti nella realizzazione di una complessa struttura destinata a stabilimento turistico-balneare ed attività ricreative di intrattenimento musicale e danzante anche in orari notturni (discoteca all’aperto–location matrimoni), della superficie complessiva di circa 1.856.72 metri quadri (1136.72 metri quadri di area demaniale e 720 metri di area privata) in località Baia Verde del Comune di Gallipoli, con creazione di imponente manufatto destinato a chiosco-bar, laboratorio, deposito e servizio igienico coperto da grande porticato con due scale in ferro ed ancora altro manufatto adibito a servizi igienici-infermeria-docce, camminamenti e pedane in assenza del prescritto permesso di costruire, dei nulla osta delle autorità preposte al vincolo e dei titoli demaniali rilasciati del Capo del Compartimento”.

39cbf2d3-04f7-4820-b8e7-4ef7ad31f74c-2

Nell’ambito delle sedici pagine che racchiudono il decreto di sequestro preventivo vengono contestate diverse ipotesi di reato che in sintesi vanno dalla distruzione o deturpamento di bellezze naturali, alla lottizzazione abusiva, ad opere eseguite in assenza di autorizzazione o in difformità all’originario permesso a costruire a carattere stagionale, all’occupazione del demanio marittimo. “Come facilmente evincibile dalla documentazione fotografica” contesta la procura “la struttura precaria assentita per l’utilizzo di spiaggia libera attrezzata con chiosco bar, servizi e pergolato per attività di piccolo svago, con carattere di stagionalità, nel corso degli anni si è trasformato in una struttura balneare ricettiva con elevato impatto paesaggistico, in un'area costiera di grande rilevanza paesaggistico-ambientale, con evidenti ripercussioni sull’ecosistema protetto dalla pluralità di vincoli esistenti”.

Accuse che ovviamente vengono da subito rigettate dagli indagati, che avranno modo di chiarire le proprie singole posizioni e responsabilità nella vicenda, tenendo conto che sul lido Zen, uno dei più rinomati della costa gallipolina, negli ultimi anni si sono abbattuti una serie di procedimenti giudiziari anche sul piano amministrativo e con richieste di decadenza della concessione puntualmente respinte dal Tar e dal Consiglio di Stato che hanno legittimato l’attività dei gestori e titolari della struttura balneare.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Fanno sesso, poi diffonde i video e affigge immagini: revenge porn, incastrato

  • “L’eredità”, il concorrente leccese batte il record di puntate da vincitore

  • Mauro Romano, chiuse le indagini sull’ex barbiere: sequestro di persona

  • Rapine con autovetture rubate anche durante il lockdown: in tre agli arresti

  • Scampato a un agguato con Kalashnikov, accoltella un uomo per motivi di viabilità

  • Debito di droga si trasforma in incubo: lo minacciano davanti al nipote, tre in manette

Torna su
LeccePrima è in caricamento