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Processo ad attivisti No Tap. La società chiede la costituzione di parte civile

Dopo l'udienza "filtro" rinvio al 10 ottobre per difetto di notifica nei confronti di due dei venticinque indagati. All'esterno del Tribunale il sit.in: "Difendere la terra non è un crimine"

LECCE – A causa del difetto di notifica nei confronti di due dei 25 imputati, il processo che vede coinvolti attivisti del Movimento No Tap è stato rinviato al 10 ottobre.

L’udienza “filtro”, davanti al giudice Silvia Saracino, si è così conclusa presto, mentre all’esterno del Tribunale di Lecce un gruppo di manifestanti ribadiva la propria posizione. “Difendere la terra non è un crimine”, recitava uno striscione appeso sulla cancellata.

Tap ha annunciato, per il tramite del legale Andrea Sambati, l’intenzione di costituirsi parte civile. La società è tra le persone indicate come offese nel fascicolo aperto dalla magistratura. Tutti gli indagati rispondono di manifestazione non preavvisata, mentre le imputazioni a vario titolo sono per resistenza, danneggiamento  e oltraggio. La difesa è affidata a Francesco Calabro, Giuseppe Milli, Alessandro Calò, Elena Papadia e Carlo Saricone.

Tra gli episodi sotto accusa, dunque, il corteo che attraversò le vie di Melendugno qualche ora dopo l’istituzione della cosiddetta “zona rossa” attorno al cantiere di San Basilio: un provvedimento che l’allora prefetto di Lecce firmoò il 12 novembre del 2017 e che non venne rinnovato alla sua scadenza, un mese dopo.

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