Lunedì, 14 Giugno 2021
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Microsensore per la diagnosi della xylella: minori costi e tempi più brevi

Dai ricercatori del Cnr e dell'Università del Salento un dispositivo per l'analisi in loco. I risultati sovrapponibili a quelli dei metodi tradizionali

Foto d'archivio.

LECCE – Un gruppo di ricerca dell’Università del Salento e del Cnr Nanotec di Lecce ha sviluppato un prototipo di microsensori capaci di rilevare la presenza del batterio della Xylella fastidiosa nelle piante d’ulivo. Gli esiti del progetto sono stati pubblicati su Scientific Reports in un articolo a cura di Serena Chiriacò, Andrea Luvisi e altri.

Si tratta di un passo in avanti per effettuare una diagnosi in loco, con risparmio di tempi e costi considerando che ad oggi i rilevamenti vengono effettuati per lo più con tecniche di laboratorio. Il team di ricerca è stato assemblato in maniera interdisciplinare con patologi e fisiologi vegetali, biologi, biotecnologi e fisici e la tecnologia, realizzata proprio nel territorio in cui la batteriosi è partita e si è diffusa notevolmente, potrà consentire, una volta industrializzata, screening su vasta scala: “Idue metodi tradizionali – ha spiegato Chiricò, ricercatrice del Cnr - sono stati confrontati con il nuovo test elaborato su biochip elettrochimici, ottenendo risultati sovrapponibili, ma con vantaggi significativi in termini di costi e tempo impiegato per l’analisi”.

Il dispositivo realizzato, che misura pochi centimetri quadrati, comprende anche un modulo per microfluidi che consente di effettuare l’analisi su piccoli volumi di campione e le sue prestazioni sono competitive rispetto ai metodi convenzionali, ma con gli ulteriori vantaggi di portabilità, costi contenuti e facilità d'uso

“Lo sviluppo di nuove tecniche diagnostiche – ha commentato Luvisi, ricercatore dell’Università del Salento - rappresenta un’utile risorsa per le azioni di monitoraggio, attività imprescindibile per il contenimento dell’epidemia”.

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