In carcere la barca della traversata dei migranti: usata per non far “affondare” i detenuti

Al via un progetto che, tramite nozioni di falegnameria, nautica e cucina, creerà nuove figure professionali per il dopo-pena. Undici gli ospiti di Borgo San Nicola coinvolti

L'imbarcazione "Bon Jovi" sequestrata nel 2018.

LECCE – Una barca lunga 12 metri è finita in carcere. Letteralmente. Non un veliero qualunque, bensì quello confiscato a due trafficanti di esseri umani nel mese di maggio dello scorso anno. L'istituto penitenziario, questa mattina, è stato paragonato proprio a una barca carica di migranti, ma i detenuti “rifiutano di affondare”. Non poteva che chiamarsi “Mi rifiuto di affondare” il nome del progetto che, a giorni, sarà avviato tra le mura di i Borgo San Nicola: coinvolgerà dieci ospiti della struttura e un undicesimo che fungerà da mentore e supervisore della formazione.  Il veliero - che con oltre 60 persone a bordo il 25 maggio fu soccorso dalla guardia di finanza, -avrà la funzione sociale di insegnare ai detenuti nuove professioni, così la percezione dei propri limiti e funzionerà da sorta di regolatore interno e di “riorganizzatore mentale”, come lo ha definito uno psicologo che prenderà parte all’iniziativa. "Poichè il mare, a diffrenza della strada di chance te ne dà una sola". Quell’imbarcazione, partita dalle coste greche, era già denominata “Bon Jovi”, come la nota rock band statunitense di cui Jon Bon Jovi è leader e cantante. Alle 16,30 di quel giorno di primavera, il natante fu intercettato dalle fiamme gialle e scortato fino al porto di Santa Maria di Leuca. A bordo vi erano anche due donne, di cui una incinta e otto minori: tutti di nazionalità pachistana ed irachena. Due cittadini moldavi, poi ritenuti gli scafisti, furono tratti in arresto.IMG_8946-2

Il progetto coi detenuti del carcere di Lecce

La lunga barca è stata al momento “ormeggiata” nell’autorimessa del carcere leccese. Dopo aver finito le lezioni di teoria, il gruppo degli undici detenuti comincerà a recarsi in officina dove, tramite una serie di docenti di falegnameria, rimetteranno in sesto il veliero. Entro luglio, questi i tempi stimati, il varo della barca a vela. Sarà trasportata nel porto di Gallipoli o in quello di San Foca dove gli ospiti di Borgo San Nicola impareranno anche a gestire quella speciale “cella” galleggiante, in un secondo momento visitabile anche dalle scolaresche. Il progetto di una barca da affidare a iniziative di inclusione sociale è stata già sperimentata anche con ragazzi più giovani., destinatari di misure alternative o ospiti di istituti penali minorili. Lo hanno spiegato questa mattina, durante la conferenza stampa di presentazione del progetto, Ivo Cantoro e Antonio Dell’Anna, rispettivamente portavoce dell’associazione “Calasanzio, Cultura e formazione”, capofila dell’iniziativa e psicologo (nonché vicepresidente) dell’associazione “Alba mediterranea”.

Misurarsi coi limiti della natura e del mare

L'intento è quello di instillare nel detenuto un nuovo concetto di spazio, oltre a un nuovo baggalio professionale. Di metterlo in condizione di misurarsi coi limiti anche del tempo, quello della natura, del meteo e del clima. Grazie a un protocollo d’intesa tra le due associazioni, il carcere di Lecce e Assonautica, l’imbarcazione affidata in custodia giudiziale tornerà a nuova vita. Come gestire un simile contenitore dopo l’inaugurazione? Lo ha spiegato l’assessore regionale alla Formazione, Sebastiano Leo, presente durante la presentazione del progetto. La Regione Puglia, che ha stanziato i fondi necessari per l’intero processo formativo e per il recupero del veliero, ha già pensato anche al discorso “sostenibilità”. Per gestire le spese future, basterà formare per bene i detenuti: potranno in sostanza essere loro stessi ad alimnetare l'intera filiera. “Pensiamo a figure professionali come skipper-chef che, attraverso delle attività e nuovi lavori, potranno anche organizzare -per esempio - delle degustazioni a bordo”, ha dichiarato l’assessore, con grande soddisfazione della direttrice dell’istituto penitenziario, Rita Russo.

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“Il carcere assomiglia a un grande barcone che, però, senza attività e senza una prospettiva, vaga nel nulla e non porta in nessuna direzione. Ecco perché ben venga questuo nuovo percorso professionalizzante che va a sommarsi alle altre undici attività già avviate e che andranno ad esaurirsi a breve. Alcune di queste hanno consentito gli ospiti del carcere di apprendere nuovi lavori e di ricevere anche dei gettoni di presenza per le prestazioni fornite. All’interno di Borgo San Nicola abbiamo per esempio una delle più grandi falegnamerie, dove produciamo lo stesso arredamento da destinare alle celle. Ora abbiamo persino un veliero".

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