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Proroga delle concessioni, l'Ue non accetta escamotage. E il sindaco rilancia

Messa in mora dell'Italia: il settore balneare non si può sottrarre ai bandi pubblici. Salvemini ai gestori: "Non sono un avversario, la proposta tecnica per tre anni è una via d'uscita dal labirinto giuridico"

LECCE – Più che un nemico da combattere, un interlocutore con cui discutere di una opportunità. Il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, rilancia la palla nella metà campo degli imprenditori balneari. Sono 21 i titolari di concessione demaniale sul litorale leccese e per loro, come per i colleghi italiani, l’autorizzazione è in scadenza, dopo l’ennesima proroga, il 31 dicembre.

Il Comune di Lecce ha fatto loro una proposta: tre anni, senza condizioni ulteriori, in attesa di una definizione chiara della questione che vede il nostro Paese perennemente sotto osservazione da parte dell’Unione Europea che non tollera la blindatura di un settore economico inaccessibile per chi già non ne fa parte. Come noto, le associazioni di categoria dei balneari sono sempre riuscite a ottenere, da parte dei governi di qualsiasi colore, proroghe piuttosto lunghe: così è anche oggi, con la legge 77 del 2020 che richiama una precedente del 2018 che fissava al 2033 il nuovo termine. Le ragioni legate alla crisi sanitaria si sarebbero aggiunte a quelle di tutela di un settore strategico per l’Italia.

Dal punto di vista dei pronunciamenti giudiziari, il quadro è delineato abbastanza bene: dalla Corte di giustizia europea al Consiglio di Stato, la normativa comunitaria prevale su quella nazionale e i funzionari dello Stato sono chiamati a disapplicare le leggi italiane in contrasto, come in questo caso, con quelle dell’Unione. Una recente pronuncia del Tar Puglia (sede di Lecce) ha però ridato fiato alle trombe dei sostenitori della proroga al 2033: deve essere un giudice, questo dice la sentenza, a disapplicare la norma e non un dirigente che, intanto, è tenuto ad applicarla. Il caso in esame riguardava il ricorso del gestore di uno stabilimento di Castrignano del Capo cui il Comune aveva concesso e poi ritirato – in autotutela – la proroga.

A Lecce la questione è molto dibattuta perché l’amministrazione comunale ha proposta una soluzione, certa e transitoria, che però è ritenuta insufficiente dai balneari, che si sono chiusi a riccio promettendo battaglie nelle aule di giustizia. Ieri però, dall’Europa è arrivato l’ennesimo segnale: la messa in mora per l’Italia, primo passo di una probabilissima procedura di infrazione (multa molto salata a spese dei contribuenti). E Salvemini ha commentato nelle scorse ore questo messaggio cercando di invitare i balneari ad affrontare insieme un problema che non può essere rinviato per sempre:

“Ancora una volta – ha scritto il sindaco - la Commissione europea ha ricordato all’Italia il dovere di garantire trasparenza e parità di trattamento per quanto riguarda le concessioni balneari. La lettera di costituzione in mora in merito al rilascio di autorizzazioni relative all'uso del demanio marittimo per il turismo balneare e i servizi ricreativi (concessioni balneari) pone al centro la necessità di garantire, per ragioni di interesse generale, procedure di selezione aperta, pubblica e basata su criteri non discriminatori, trasparenti e oggettivi”.

Il primo cittadino, accusato di una battaglia ideologica contro i balneari, ha spiegato che “c’è poi una motivazione politica, che io considero importante, nell’ottica di una visione progressista dell’economia di mercato, che è il contesto nel quale viviamo. Lo Stato deve essere capace di garantire opportunità, occasioni, possibilità anche agli outsider, ovvero a coloro che potrebbero trovare nei servizi balneari opportunità diversificate di impresa (ricreative, sportive, culturali, naturalistiche), e non solo preoccuparsi di tutelare gli insider, ovvero quanti si trovano già dentro un mercato da tempo chiuso. Principio alla base dei diversi pronunciamenti sulla materia che si accompagna al giusto riconoscimento ai concessioni balneari in scadenza di adeguate forme di tutela e riconoscimento degli investimenti effettuati”.

Per Salvemini la proposta definita dall’amministrazione “salvaguarda la possibilità per le imprese balneari di programmare i prossimi tre anni di attività (a fronte di una scadenza delle concessioni che resta al 31 dicembre), consente al Comune di continuare a governare la costa - laddove a fine dicembre anche in applicazione della 77/2020 i titoli edilizi e paesaggistici scadrebbero e dovrebbero essere rinnovati dopo istruttoria alle condizioni legislative attuali -, consente di avviare la collaborazione tra concessionari e amministrazione sul tema del monitoraggio dell’erosione”.

Dal punto di vista ambientale, va ricordato che il Comune di Lecce ha adottato in giunta il piano delle Coste – ora in attesa del via libera regionale – nel quale un ruolo importante è assegnato agli stabilimenti balneari: ignorando le polemiche, infatti, la natura fa il suo corso e sul litorale leccese ci sono alcuni tratti in cui il mare avanza con prepotenza, riducendo l’ampiezza delle spiagge.

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