La protesta in punta di piedi: allievi e maestri danzano per la ripresa

Due manifestazioni, entrambe pacifiche e con sostanziale distanziamento: flash mob delle scuole di danza in via XXV luglio, con un breve blocco del traffico, e sit-in di lavoratori autonomi in piazza Sant'Oronzo

LECCE - Due manifestazioni diverse, a poca distanza l'una dall'altra, hanno scandito la mattinata nel centro di Lecce con il monitoraggio delle forze dell'ordine. 

In via XXV luglio una numerosa rappresentanza delle scuola di danza del capoluogo e della provincia, con una delegazione arrivata anche dal Brindisino, ha inscenato una sorta di flash mob: schierati, e a distanza, sull’ampio marciapiede ai piedi di Palazzo dei Celestini,  allievi e maestri, giovani e non solo, tutti vestiti di nero, hanno sensibilizzato i passanti eseguendo collettivamente alcuni movimenti di danza, quelli ripetuti ossessivamente durante le lezioni che sono state interrotte, così come avvenne a marzo, dai provvedimenti del governo per contenere la diffusione del Covid-19.

La richiesta, ritmata talvolta da un insistente battimani, è molto semplice: poter riprendere le attività, nel solco dei protocolli di prevenzione già adottati nei mesi post lockdown e fino al 24 ottobre, data di emanazione dell’ultimo decreto del presidente del Consiglio dei ministri. Per alcuni minuti i manifestanti hanno bloccato il traffico, invadendo la corsia di marcia e costringendo la polizia locale a fermare il flusso di veicoli all'altezza della rotatoria di via Garibaldi. 

Il video del flash-mob

In piazza Sant’Oronzo, invece, si erano dati appuntamento, più o meno spontaneamente i lavoratori autonomi, non più di un centinaio. Qualcuno ha parlato anche nelle vesti di genitore, costretto a inventarsi qualcosa per barcamenarsi tra una occupazione che al momento non c’è o rischia di evaporare in tempi brevi, e l’educazione dei figli, peraltro costretti, a livello regionale, a rimanere a casa fino al 24 novembre a causa della sospensione della didattica in presenza.

Nei brevi interventi che si sono succeduti al microfono si sono alternati gli inviti all’unità delle categorie più colpite a precisazioni come “non siamo negazionisti”, ma nel complesso la cifra che emerge è quella di una confusione e di un comprensibile disorientamento che induce a mettere nel mirino delle critiche gli epidemiologi e i virologi, gli organi di stampa colpevoli di disinformazione e terrorismo psicologico, la classe dirigente e i cittadini che “restano dietro una tastiera”. Certo è che non ci si può accontentare dei contributi economici, giudicati un “contentino”. Alcuni slogan, su cartelli e striscioni, come quello delle Mascherine Tricolori, erano di stampo politico, con attacchi diretti all'esecutivo guidato da Conte: "L'unica emergenza è questo governo".

Anche domani, sabato, sono previste manifestazioni, tra cui quella degli operatori della cultura (alle 18, davanti al Teatro Apollo) per chiedere un reddito di emergenza stabile, un contratto nazionale che tenga conto delle crisi strutturali e tavoli di confronto a livello territoriale.

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