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Lunedì, 27 Giugno 2022
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“Eroi” in pandemia, oggi lasciati soli e precari. L'ira di medici, infermieri e oss

Il loro sit-in questa mattina, davanti alla prefettura, affiancati da tutte le sigle sindacali: Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl, Fsi-Usae, Fials e NurSind. Asl Lecce non puà stabilizzare nessuno, manca l’ok della Regione

LECCE – Li hanno chiamati “eroi” all’inizio della pandemia. Ma si sa che, spesso, la fine degli eroi è quella del sacrificio (ne avevamo parlato anche in questo servizio). Alcuni al Dea, gli altri in trincea sul territorio per far fronte all’emergenza sanitaria. Ma tutti accomunati da un destino: quello della precarietà.PHOTO-2022-02-01-12-23-59(3)-2

Sono 700 tra  medici, infermieri, operatori sociosanitari e tecnici della sanità salentina che, questa mattina, hanno partecipato (chi fisicamente, altri simbolicamente) all'appuntamento davanti alla prefettura per una mobilitazione, affiancati da tutte le sigle sindacali: Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl, Fsi-Usae, Fials e NurSind. Ma c’è una differenza fra le categorie professionali: per i medici precari è prevista la proroga fino al dicembre del 2022. Per tutti gli altri 570 (infermieri, oss e tecnici) solo per i prossimi due mesi.  

Circa il 70 per cento della platea dei 570 lavora al Dea, la struttura con potenziali 300 posti letto. Se quella struttura ospedaliera dovesse funzionare in condizioni ideali necessiterebbe di almeno 700 dipendenti. Ma la Regione non ha le risorse e i precari devono andare a casa. Cosìi tagli sono  cominciati da una quarantina di oss, per rispettare i vincoli di bilancio e contenere le spese sul personale. Eppure il rinnovo dei contratti per quei 570 lavoratori costerà alle casse pubbliche un milione e mezzo di euro al mese, molto di più della spesa che comporterebbe una stabilizzazione. E, repetita iuvant, non si intravedono spiragli di regolarizzazione contrattuale perché la Asl di Lecce non avrebbe al momento indicazioni regionali.

Dal 2020 il Dea ha all’interno una secondPHOTO-2022-02-01-12-24-00(1)-2a postazione di pronto soccorso per i “Non Covid”. L’altra è al vicino “Vito Fazzi”. Questo comporta una doppia dotazione organica di medici e sanitari. Idem per Pneumologia: un reparto è al Fazzi, quello pneumo Covid al Dea, per 52 posti letto (18 dei quali in terapia intensiva e altri 16 in Rianimazione). La proporzione in questo reparto, per fare un esempio, è di due infermieri con contratto a tempo indeterminato, a fronte di una sessantina precari. Da sei mesi sono inoltre cominciati i trasferimenti di Ortopedia  e Chirurgia emodinamica e chirurgia. E non solo. È stato necessario implementare i reparti di Radiologia e gli altri servizi sanitari di diagnostica all’interna della struttura inaugurata nei giorni neri di inizio pandemia. Nonostante la richiesta e la necessità di aumento di personale, la tendenza si inverte e lo scenario si fa poco rassicurante. Per tutti.

“Ci rimettiamo alla sensibilità da sempre mostrata dal prefetto sui temi che riguardano la salute e il lavoro, chiedendo un suo autorevole intervento presso gli organi regionali e locali, affinché trovino una soluzione adeguata alla vertenza, tanto per i lavoratori quanto per i pazienti della Asl di Lecce”, scrivono i segretari territoriali delle sei sigle sindacali in una lettera inviata, oltreché al prefetto, anche al presidente ed assessore regionale alla Salute, Michele Emiliano, al direttore del Dipartimento Salute della Regione e al direttore generale della Asl di Lecce", dichiarano le sigle sindacali.

Floriano Polimeno, della Cgil, aggiunge: “La Regione con la delibera 1896 del 22 novembre 2021 ha fatto sapere che Asl  Lecce ha disposizione un  tetto massino di 369 milioni di euro. È La stessa somma che l’Azienda sanitaria locale spendeva nel 2019, prima della fase pandemica. Quindi ci troviamo nelle condizioni per le quali 700 lavoratori, senza l’ok della Regione, non potranno essere assunti a tempo indeterminato. Non si tratta più soltanto di una battaglia contro il lavoro precario, ma di quella per il diritto alla salute.Vengono meno gli standard qualitativi dei servizi: i precari sono mandati a casa e finiranno per potersi curare soltanto i cittadini con capacità economiche, rivolgendosi al privato”.

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