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Puglia, dopo tre mesi i casi attualmente positivi superano quota mille

Sono 117 quelli confermati nelle ultime ore, di cui otto nel Salento: sei contatti stretti e due turisti. Non ci sono stati decessi, mentre il numero dei ricoverati è aumentato di tre unità

LECCE – Superata la soglia dei mille casi attualmente positivi in Puglia, 1.086 per l’esattezza, più 100 rispetto al dato di ieri, giovedì. Le lancette della storia dell'epidemia di Covid in Puglia sembrano tornare a tre mesi addietro, ai primi di giugno. 

Secondo l’ultimo bollettino regionale sono 117 i tamponi risultati positivi su 3.319 campioni analizzati. Una variazione giornaliera tra le più alte di sempre. Otto i nuovi casi relativi alla provincia di Lecce, di cui sei di contatti stretti di un caso già confermato e due di turisti. Nel Salento sono 684 le infezioni rilevate dall’inizio dell’epidemia, in Puglia 5.741.

Nel report non sono riportati nuovi decessi (560) mentre il numero dei pazienti ricoverati è arrivato a 157, con un incremento di tre rispetto al dato di ieri. Sette i pazienti in terapia intensiva. I guariti sono arrivati a 4.095, con una variazione di 17.

Leggi il bollettino del 4 settembre

L’aumento dei casi non sorprende Pier Luigi Lopalco, ora formalmente consulente della task force pugliese, di cui è stato coordinatore per circa quattro mesi, prima di candidarsi al consiglio regionale nelle fila del centrosinistra. Per l’esperto epidemiologo in autunno probabilmente il numero dei contagi giornalieri sarà più altro del periodo marzo-aprile. Un fatto di per sé, rassicura, non allarmante “perché ora andiamo a cercare attivamente i casi e facciamo molti più tamponi. Allora fra qualche settimana avremo gli ospedali pieni? No, perché i casi che vediamo oggi sono per lo più asintomatici o lievi”. Per Lopalco, tuttavia, questo non significa che il virus si sia indebolito.

Quali siano le aspettative per il prossimo futuro, l’epidemiologo le sintetizza così: "Allora possiamo stare tranquilli? Ni, questo è il momento di massima allerta. Nel corso della prima ondata il virus è entrato subdolamente nella popolazione e, cogliendoci di sorpresa, ha abbattuto tutta la sua forza epidemica sugli ospedali a causa dell'accumulo di una quota enorme di casi gravi. Oggi abbiamo costruito un muro, che si chiama sorveglianza epidemiologica e contact tracing. Riusciamo a identificare i focolai e cerchiamo di spegnerli. Se saremo bravi, l'ondata sugli ospedali sarà meno marcata e più gestibile. Nella prima fase la battaglia si è combattuta negli ospedali, perché non avevamo mura. Oggi la battaglia dobbiamo combatterla sul territorio. Dobbiamo rafforzare le sentinelle”.

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