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Le questione energetica, il ruolo del gas e i 5 anni dell'opposizione al Tap

Il 17 marzo del 2022 i primi espianti di ulivi in località San Basilio. Il conflitto in Ucraina giova al pressing dei fautori dell'aumento della capacità di trasporto e si chiede anche il rilancio del progetto Eastmed

LECCE - Mentre Tap annuncia il traguardo simbolico dei 10 miliardi di metri cubi di gas trasportati dall'Azerbaigian in Europa e si dice pronta all'aumento in tempi brevi della capacità della sua infrastruttura, gli attivisti contrari alla realizzazione del gasdotto con approdo a San Foca hanno ricordato con un'azione - altrettanto simbolica - la ricorrenza di una lotta iniziata esattamente cinque anni addietro quando furono espiantati i primi ulivi per fare posto al cantiere dove poi è stata installata la valvola di intercettazione, in località San Basilio.

Dal fronte politico, intanto, tre consiglieri regionali chiedono al governo di agevolare il recupero del progetto del gasdotto Eastmed, da Israele alla zona di Otranto passando per Cipro, Grecia e Italia, con una capacità di trasporto annua di circa 10-12 milioni di metri cubi. “È importante adoperarsi su questo tema, accogliendo i benefici della storica amicizia con lo stato d’Israele e per conseguire la maggiore autonomia energetica dalla Russia” hanno scritto in una nota Fabiano Amati, Alberto Losacco e Pina Picerno. 

Al rilancio della questione della diversificazione dell'approvvigionamento, il Movimento NoTap oppone una lettura differente: “Oggi è proprio l’esplosione della crisi russo-ucraina ad aver riportato il Tap al centro del dibattito pubblico. Mentre media e politici definiscono il gasdotto salvifico, perché a loro dire ci renderebbe meno dipendenti dalla Russia, vari elementi sembrerebbero negare questa credenza: Lukoil, colosso russo dell’industria fossile, è infatti il secondo azionista del giacimento di Shah Deniz, quello da cui il Tap prende origine. Ma non solo: Russia e Azerbaigian sono paesi legati da stretti rapporti di partenariato economico, in cui il settore energetico assume una rilevanza tutt’altro che trascurabile”.

Gli attivisti, più in generale, contestano il ricorso al gas, che resta una fonte fossile e auspicano un'accelerazione nel processo di transizione energetica, anche nel rispetto degli impegni assunti a livello internazionale dai vari Paesi: “Le soluzioni alternative al gas esistono e sono strade percorribili oltre che auspicabili e necessarie per evitare il disastro climatico e crisi geopolitiche che possono assumere risvolti tragici. Ognuno di noi deve essere pronto e pronta a fare la propria parte per una produzione energetica democratica e diffusa. Ognuno di noi deve essere consapevole che è necessario sacrificare un minimo del proprio benessere per ridistribuirlo equamente. In queste settimane più che mai il futuro è nelle nostre mani”.

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