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Anche gli operai edili costretti a pagare il “pizzo”: nei cantieri del Salento i bonus non hanno aumentato la legalità

Patologie della zona lombare e agli arti superiori. Contabilità parallele, il “pizzo” pagato sui contributi previdenziali, mancata sicurezza e meno ore di lavoro dichiarate. Il racconto degli operai in una decina di cantieri tra Lecce, Nardò, Casarano, Gallipoli e altri piccoli centri della provincia

LECCE – Color cemento. Come il lavoro “grigio” di cui troppo spesso è tinto e contraddistinto il mondo dell’edilizia. Abbiamo visitato una decina di cantieri sparsi nel Salento, tra privati e pubblici, per farci raccontare dagli operai la loro giornata tipo e le principali criticità in cui inciampano quotidianamente. Un esercito composto da circa 9mila e 500 lavoratori nella sola provincia di Lecce (il dato al 30 settembre del 2023), tra muratori, carpentieri, intonacatori, saldatori, autisti, escavatoristi, imbianchini, tecnici, per un totale di 2mila e 900 ditte. Un universo al maschile, nel quale la platea di donne è composta soltanto da una ventina di lavoratrici, perlopiù specializzate nel settore del restauro.

I bonus statali, erogati per le ristrutturazioni con interventi fiscalmente detraibili, hanno galvanizzato il comparto edile, stimolando la nascita di nuove imprese (tuttavia alcune improvvisate) e portando aziende non locali ad affacciarsi sempre più spesso nei bandi di gara per gli appalti pubblici. Si assiste anche all'incremento di nuove assunzioni, ma al contempo di preoccupanti storture tra cui la persistenza degli incidenti e degli infortuni sul lavoro, non sempre denunciati. Di questo fenomeno riferiamo a parte, nell’intervista ad Alessandro Genovesi, dal 2016 a capo della segreteria nazionale della Fillea Cgil, il sindacato che tutela i lavoratori del legno, dell’edilizia, delle industrie affini ed estrattive.

nardò 2-2

Mario (nome di fantasia, come tutti quelli che compariranno in questo articolo) lo abbiamo fermato in un cantiere di Nardò. Sta lavorando come intonacatore assieme a un altro collega, un piastrellista. “Quanto guadagnate?”, chiedo loro. “Percepiamo un fisso, ma dipende dalle ore della giornata lavorativa”. La somma viene stabilita sulla scorta delle ore comunicate dal capocantiere (quest’ultimo può arrivare a guadagnare 100 euro al giorno). Varia anche in base alle zone: la paga giornaliera per un operaio può infatti oscillare dai 70 euro in media in un cantiere in città, ai 45 in uno del Capo di Leuca.

 Non ovunque, sia chiaro, ma in alcuni ambienti c’è chi fa la “cresta” e il lavoratore potrebbe essere retribuito meno rispetto alle ore in cui ha prestato servizio. Potrebbe per esempio accorgersi della decurtazione della somma nella cassa pensionistica. L’annoso problema delle contabilità parallele. Alcune imprese non versano i contributi nella Cassa edile. In altre, gli operai si ritrovano a dover restituire una sorta di “pizzo”: pagare per lavorare.

“Se cominciamo all’alba sono previste delle maggiorazioni”, racconta un altro operaio. Lavorare alle prime ore del giorno diviene una necessità non tanto da un punto di vista economico, quanto climatico: con le temperature incandescenti dell’estate, per esempio, un’ordinanza sindacale a Taranto, lo scorso anno, ha indicato nelle ore 12 un livello di rischio “alto” per quei lavoratori “esposti al sole o ad attività fisica intensa”.

gallipoli ok

“Io lavoro dalle 7 alle 15 e svolgo questo mestiere da circa 20 anni”, racconta Emanuele. “In passato mi sono ritrovato anche su ponteggi alti 20 metri senza dispositivi sicurezza, ma ora la situazione è migliorata. Prima vedevamo passare pattuglie delle forze dell’ordine: sbirciavano, ma proseguivano. Un operaio cadeva da un’impalcatura e non si veniva neppure a sapere”.

Da 30 anni la modifica sulla sicurezza sul lavoro

Il cambiamento formale si è avuto nel 1994, col decreto legislativo 626 che, recependo una direttiva europea in materia di sicurezza sul lavoro, ha innalzato i requisiti per la protezione dei dipendenti e “responsabilizzato” maggiormente la ditta appaltatrice, sulla quale ricadono gli oneri legati alla sicurezza.

Tonio, ci racconta di aver trascorso 15 anni tra Emilia e Veneto, dove la sicurezza era rispettata ben prima dell’entrata in vigore della nuova normativa. “Raccontato così, sembra un fatto positivo. In realtà, sono stati proprio i cantieri settentrionali, dove molti capicantiere erano del Sud, a essersi adeguati a quelli meridionali”, prosegue il piastrellista in uno dei cantieri, evidenziando un’omologazione dei parametri al ribasso. “Ora lavoro anche di sabato e a 60 anni la stanchezza fisica comincia farsi sentire, eccome”. Il movimento circolare quotidiano, prolungato nel tempo, gli ha causato il logoramento della scapola, con un’infiammazione cronica e degenerativa.

A Gallipoli troviamo una squadra di quattro operai, alle prese con la ristrutturazione di una civile abitazione. “Restiamo circa un paio di settimane o un mese sullo stesso cantiere”, ci raccontano”. “Tutti e quattro lavoriamo da anni per la stessa ditta perché ci troviamo bene. Il sabato non siamo in servizio”. Hanno rimarcato la correttezza aziendale per cui lavorano i quattro dipendenti, tutti con esperienza al Nord. Una differenza sostanziale tra l’esperienza in altre regioni e quella nel Salento? Nel Tacco spettano al lavoratore mansioni che non sono della propria sfera di competenza. Ma è un aspetto che, purtroppo, coinvolge anche tutti gli altri settori. “Al Nord ci sono gli addetti al trasporto del cemento, per esempio. Qui fungiamo invece da tuttofare!”.

In uno dei catieri dell’hinterland leccese (omettiamo il nome del piccolo centro per tutelare i lavoratori), alcuni operai stanno eseguendo degli scavi. Lavorano in subappalto per eseguire lavori sulla rete del gas; stanno sventrando il manto stradale, per poter sostituire delle tubature. “Indossate cuffie e dispositivi di sicurezza quando lavorate”? Chi vigila su questi aspetti”, chiediamo loro. Spesso è proprio uno degli operai il preposto per la sorveglianza sulle misure di prevenzione e sicurezza. Ma resta in ogni caso un compito individuale, legato “alla propria responsabilità e coscienza”, dichiara uno dei dipendenti.

Su un cantiere in strada, i rischi sono numerosi. Oltre al pericolo insolazione, c’è anche lo stress e la pressione con cui bisogna cercare di chiudere al più presto gli interventi, per limitare i disagi alla cittadinanza. “Al termine della giornata, consegniamo documenti al geometra e lui eseguirà il conteggio delle ore”.

Daniele, un muratore che presta la sua professione in uno dei cantieri di Casarano lavora da 34 anni. “Molti di noi, oltre a lavorare in un’età avanzata, continuano a svolgere altri lavori privatamente, nel pomeriggio. In decenni di attività, io non ho mai visto gli ispettori del lavoro. Non mi ci sono mai trovato. Lo Stato dovrebbe fermare le persone anziane: si può stare nel mondo dell’edilizia fino a 55 anni al massimo”.

Enrico, in un altro cantiere di Lecce, lavora per uno stipendio che oscilla tra i mille e 200 e i mille e 600 euro al mese. Sei giorni su sette, compresa la mezza giornata del sabato. “Io gli ispettori li ho visti spesso. Tempo fa mi sono beccato una multa di 180 euro, perché non indossavo i tappi alle orecchie pur usando il martello pneumatico: purtroppo li avevo appena sfilati, perché non riuscivo a sentire che cosa mi stesse dicendo il collega”.

Cosa è cambiato coi bonus

All’aumento del fabbisogno di manodopera con l’edilizia, per via degli incentivi per ristrutturazioni edilizie ed efficientamenti energetici, sembra corrispondere una decrescita della legalità. Da un lato, appalti e fondi statali hanno obbligato a far sì che i dipendenti siano stati messi in regola, dall’altro il diffondersi del cosiddetto “lavoro grigio”. Nell’intervista di spalla a questo articolo, il segretario nazionale Cgil Fillea definisce come “giungla” il settore polarizzato dell’edilizia: la forbice tra pubblico e privato si allarga e, dove la tipologia di lavoro è identica, i controlli però spesso non lo sono. In attesa dell’arrivo del caldo, con i corpi degli operai bruciati dal sole a ricordarci che lavorare stanca. E, troppo spesso, uccide pure.

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