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Foto di repertorio: Otranto

Foto di repertorio: Otranto

"Restrizioni alla pesca nel Canale d'Otranto": l'appello di Legambiente a Bellanova

L'associazione ha lanciato una petizione allo scopo di salvare la biodiversità nell'Adriatico sottoposto a sfruttamento intensivo. E al ministro ha chiesto limitazioni nell'area

LECCE – Salvaguardare la biodiversità dei fondali marini, messa a dura prova dalla pesca a strascico. Questo l'imperativo di Legambiente che teme gli effetti dello sfruttamento dell'Adriatico e quindi la progressiva perdita delle specie. Per questo motivo l'associazione ha chiesto al ministro Teresa Bellanova di istituire una zona di restrizione alla pesca nel Canale di Otranto e ha contestualmente lanciato una petizione su Change.org.

Entrambe le iniziative si inseriscono in un progetto, chiamato "Protecting Mediterranean vulnerable marine ecosystems and essential fish habitats", che punta a istituire zone di restrizione per ripopolare il Mediterraneo, proteggendo le aree più vulnerabili per gli stock ittici.
 
“L’impatto esercitato dalla pesca intensiva è tanto grave quanto quello del disboscamento della foresta sulla terraferma. I metodi di pesca aggressivi come lo strascico di fondo stanno avendo effetti disastrosi per l’ambiente”, si legge nella petizione che sollecita il ministro delle Politiche agroalimentari, forestali e del turismo a istituire quanto prima un’area di ripopolamento marino.
 
Nel Canale di Otranto, ricorda Legambiente, si trovano specie fortemente sfruttate come il gambero rosso, il gambero rosa, il nasello e il gattuccio boccanera, ma anche rari ecosistemi come i coralli bianchi e il corallo bamboo.

L’Adriatico, peraltro, ospita il 49 percento delle specie marine conosciute nel Mediterraneo. Ma i numeri fanno impressione: negli ultimi 50 anni squali e raz­ze sono diminuiti del 94 percento e sono scomparse specie come lo squalo an­gelo o il grande squalo bianco. Nel 2014, poi, circa 52 mila tartaru­ghe sono state catturate accidentalmente da pescherecci italiani, e 10 mila risultano morte.

“Istituire una zona di restrizione nel Canale di Otranto è indispensabile non solo per recuperare le specie e gli habitat impattati dalla pesca intensiva, ma anche per un cambio di passo concreto in direzione di una pesca più sostenibile - ha dichiarato Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia -. Il nostro è un appello che rivolgiamo anche al  ministro Costa che sappiamo impegnato nella tutela del mare”.

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