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Agenzia delle Entrate aveva ammesso l’errore

Richiesta da 8 milioni inviata alla ex socia. I giudici annullano l'atto fiscale

Dopo due anni di contenzioso cancellata la cospicua richiesta di pagamento delle sanzioni Iva inviata ad una contribuente che era già fuori dalla compagine societaria ancor prima delle contestazioni tributarie. Sentenza passata in giudicato

LECCE - Quella richiesta di pagamento di oneri e sanzioni per oltre 8 milioni di euro relativi a versamenti Iva non effettuati da una società salentina è stata inviata ad una vecchia socia, che era già fuori dalla compagine societaria prima delle contestazioni tributarie.

In buona sostanza l’atto fiscale è stato avanzato alla contribuente sbagliata, come aveva per altro riconosciuto l’Agenzia delle entrate ammettendo l’errore a monte. Nonostante ciò l’agenzia della riscossione non ha inteso bloccare l’ingiunzione di pagamento e si è così giunti al pronunciamento della Corte di giustizia tributaria.

I giudici della corte leccese, nel secondo grado di giudizio, hanno quindi annullato la pretesa fiscale da oltre 8 milioni di euro condannando anche il concessionario della riscossione a pagare più di 8 mila euro di spese legali. La motivazione della cancellazione dell’intimazione ricade proprio nell’errore di invio dell’agenzia alla contribuente sbagliata.

Le pretese, avanzate dalla agenzia della riscossione (ex Equitalia), riguardavano infatti le sanzioni Iva di una società di cui la contribuente veniva ritenuta coobbligata nonostante fosse uscita dalla compagine societaria prima dei fatti contestati. Nemmeno il riconoscimento dell’errore da parte dell’ufficio delle entrate di Lecce, come detto, ha fermato il concessionario, costringendo così la contribuente ad agire legalmente.

La donna originaria di Parabita e difesa dall’avvocato Matteo Sances, ha dovuto affrontare oltre due anni di causa per ottenere giustizia e far accertare ciò che sembrava chiaro fin dall’inizio: ossia che le pretese dovevano riguardare altri soggetti. La sentenza è stata resa nota solo ora poiché in questi giorni è passata in giudicato, in quanto non è stata impugnata in Cassazione.

E la questione potrebbe ora passare anche al vaglio della Corte dei conti cui il presidente dell’associazione d’imprese Partite Iva Nazionali (Pin), Antonio Sorrento, è pronto a segnalare l’accaduto con una dettagliata denuncia.

“La vicenda accaduta a questa contribuente è a dir poco incredibile” commenta l’avvocato Salvatore Donadei, attuale presidente onorario della Camera civile salentina, “basta leggere la sentenza, infatti, per comprendere come il concessionario della riscossione, ex Equitalia per intenderci, abbia continuato a pretendere il pagamento di queste pretese nonostante la contribuente fosse del tutto estranea e l’ente impositore, ossia l’Agenzia delle entrate di Lecce, avesse già ammesso l’errore da tempo”.

Gli avvocati Sances e Donadei

“Data l’importanza della pronuncia abbiamo deciso di inoltrarla a tutti i soci di Camera Civile Salentina e di parlarne al prossimo convegno gratuito del 31 gennaio organizzato insieme a MilanoPercorsi e all’associazione di imprese Partite Iva Nazionali".

"L’impegno senza tregua in questo tipo di battaglie” chiosa ancora Donadei, “attraverso iniziative giurisdizionali, interlocuzioni con le massime autorità governative e non solo, eventi convegnistici di formazione ed aggiornamento, costituisce la più efficace manifestazione, reale e non blaterata, della tanto decantata, e poco praticata, funzione sociale dell’avvocatura, proprio per tutti i risvolti drammatici che spesso e volentieri le dinamiche distorte del rapporto fisco-cittadini comportano”.

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