Sabato, 13 Luglio 2024
Pubblicata la sentenza / Porto Cesareo

Inammissibile il ricorso: resta illegittimo il diniego a costruire l’hotel a Porto Cesareo

Pronuncia del Consiglio di Stato dopo la sentenza del Tar che aveva accolto le ragioni della società immobiliare. Il Comune avrebbe dovuto prima ritirare, in autotutela, l’autorizzazione paesaggistica rilasciata in precedenza

PORTO CESAREO – La Sezione Quarta del Consiglio di Stato ha posto fine al contenzioso che opponeva la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio a una società a responsabilità limitata, la Immobilfalli, intenzionata a realizzare una struttura alberghiera nel centro abitato di Porto Cesareo, all’angolo tra via Monti e via Capuana.

Al centro della vicenda il diniego espresso nel 2022 dall’amministrazione comunale rispetto all’istanza di permesso a costruire (2016) e fondato sue due note della Soprintendenza risalenti al 2018.

In primo grado il Tar Puglia, sezione di Lecce, aveva accolto il ricorso della società, prendendo in esame uno dei motivi del ricorso (e ritenendo assorbiti tutti gli altri): il Comune di Porto Cesareo nel 2017 aveva rilasciato l’autorizzazione paesaggistica dopo il parere favorevole della Soprintendenza, ma successivamente, nel rivedere la propria posizione sulla base di intervenute osservazioni  della stessa Soprintendenza relative alla pratiche edilizie per la fascia entro i 300 metri dalla linea di costa, aveva bloccato l'operazione. Il punto dirimente, secondo la sentenza dei giudici leccesi, è che l'amministrazione non aveva, tuttavia, ritirato in autotutela l’autorizzazione già rilasciata che era dunque rimasta pienamente valida.

La questione è approdata al secondo grado e nello scorso novembre era stata rigettata l’istanza di sospensione cautelare della sentenza del Tar, in attesa dell’udienza pubblica che c’è stata ad aprile. Con sentenza pubblicata ieri, la Sezione Quarta ha giudicato inammissibile il ricorso del ministero della Cultura (cui fa capo la Soprintendenza). La società è stata difesa in giudizio da Antonio Scalcione.

I giudici romani hanno sottolineato come il ricorso sia stato impostato “sulla contestazione dell’orientamento giurisprudenziale formatosi presso il Tar di Lecce in materia di edificabilità nella fascia costiera sulla scorta delle previsioni del vigente Pptr (Piano paesaggistico territoriale regionale, ndr). Tuttavia tali questioni non sono state esaminate dal primo giudice, il quale ha invece ritenuto dirimente la circostanza che l’autorizzazione paesaggistica fosse stata già rilasciata sicché, per negare il permesso di costruire sulla base dei sopravvenuti rilievi della Soprintendenza, sarebbe stato comunque previamente necessario intervenire in autotutela su tale autorizzazione, tuttora valida ed efficace”.

“Il Tar – così si conclude la sentenza - non è quindi entrato nel merito delle determinazioni della Soprintendenza, ma ha rilevato un vizio di natura procedimentale rispetto al quale le censure articolate nell’atto di appello risultano del tutto inconferenti”. Il ministero è stato condannato alle spese di giudizio a favore di Immobilfalli per un importo di 8mila euro, oltre agli accessori di legge.

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