Rientri scaglionati in Mps: Cgil chiede un piano industriale e le assunzioni

Entro la fine del 2020 sarà completato il percorso di 109 dipendenti.Il sindacato chiede un incontro alla Banca e alla proprietaria di Fruendo, Accenture: "Garanzie per i 47 non ricorrenti"

Foto di repertorio

LECCE – Si avvia verso la conclusione la battaglia legale di alcuni dipendenti contro Banca Monte dei Paschi di Siena, avviata dopo la decisione di esternalizzare i servizi di back office nel 2014.

I dipendenti passati a Fruendo, la società deputata alla gestione di questi servizi appunto, avevano presentato ricorso e ora tutti i 109 ricorrenti salentini potranno rientrare nella filiale leccese dell'istituto di credito.

I primi 68 sono quelli dell'azienda del gruppo Accenture che torneranno in Mps entro luglio e lavoreranno nel Media center di Lecce per occuparsi di digital banking, banca telefonica, assistenza alla clientela.

Entro la fine dell'anno la stessa sorte toccherà ad altri 41 lavoratori che saranno ricollocati nelle attività di Mps.

In Fruendo rimarranno 47 lavoratori ex Mps, per i quali il sindacato Fisac Cgil chiede garanzie e un piano industriale per sviluppare il polo di Lecce.

Il rischio paventato da Valentina Fragassi, segretaria Cgil Lecce, e Maurizio Miggiano della Fisac è che per questi 47 lavoratori non si creino le condizioni per una crescita professionale.

“Al momento le  speranze di conservare il lavoro si basano su due lettere, una di Mps ed una di Fruendo, in cui si assicura il rientro in banca in caso di crisi occupazionale e in cui si afferma l’intrasferibilità dei lavoratori di Fruendo in un polo diverso da quello di Lecce fino al 2031 – spiegano i sindacalisti -. Un impegno che va inserito come clausola di salvaguardia nei singoli contratti di lavoro individuali che i non ricorrenti dovranno sottoscrivere davanti all’ufficio territoriale del lavoro”.“

“Se manca un impegno formale di Mps, tutto rimane nell’alveo delle buone intenzioni. La scadenza del 2031, quella della convenzione Mps-Fruendo, non copre i lavoratori che a quella data non avranno maturato il diritto alla pensione. Serve dunque un impegno a reintegrare in Mps i lavoratori, a prescindere dai casi già previsti per crisi occupazionale, alla scadenza naturale della convenzione”, aggiungono i due.

E ancora: “Nel perfezionare la rilevante operazione di distacco collettivo e reintegro di 68 lavoratori, più 41, avrebbe dovuto comunicare ai sindacati le modifiche o la revisione dell’ordinamento organizzativo finalizzate ad assegnare, a ogni posizione lavorativa, il perimetro delle attività da svolgere. L’azienda, per le caratteristiche normative che legittimano il distacco, non può infatti variare autonomamente l’attività lavorativa assegnata ai lavoratori senza un confronto con la rappresentanza sindacale aziendale di Mps e quindi senza aver contattato la Fisac”.
 
Per Fisac e Cgil, Fruendo “non dispone di una struttura organizzativa idonea a far svolgere ai lavoratori distaccati e non distaccati una efficace ed efficiente organizzazione del lavoro, tant’è che anche in passato si sono verificate numerose incongruenze e criticità gestionali”.

Una situazione che, secondo i sindacalisti, provocherebbe “pesanti ricadute” sul clima aziendale: “Non essendoci un’organizzazione efficace, capita infatti che molti lavoratori possano svolgere quotidianamente attività che poco o nulla hanno a che vedere con quanto fatto nei giorni precedenti. Per questo chiediamo un incontro urgente per conoscere il piano industriale e la struttura organizzativa di Fruendo”, concludono Miggiano e Fragassi.

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