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Il pronunciamento

Rifiuti dal Salento trovano “destinazione”: scongiurata emergenza ambientale estiva

La decisione del Consiglio di Stato pubblicata nella giornata di ieri ha dato il via libera al sopralzo di un impianto di smaltimento rifiuti localizzato nel Comune di State dopo l’esaurimento di tutte le discariche pubbliche regionali

STATTE/LECCE – I rifiuti urbani provenienti dal Salento trovano una “destinazione” grazie a una sentenza del Consiglio di Stato, che ha dato il via libera al sopralzo di un impianto di smaltimento che si trova nel Comune di Statte: viene così scongiurata l’emergenza ambientale per la prossima stagione stiva.

Con una ordinanza della Quarta sezione, pubblicata nella giornata di ieri (presidente Luigi Carbone, estensore Luca Monferrante), permette l’ampliamento del sito destinato ad accoglie i rifiuti urbani prodotti dai comuni salentini, che non avevano altra destinazione a causa dell’esaurimento di tutte le discariche pubbliche regionali.

Il procedimento risale al 2018, quando la Cisa di Massafra aveva chiesto un ampliamento del proprio impianto in esaurimento, consistente nel rimodellamento delle quote, per un totale complessivo di 180mila mc, per mettere la nuova volumetria a disposizione del ciclo pubblico dei rifiuti urbani, così da contribuire al superamento delle criticità del sistema causate dalla carenza di impianti.

Il ciclo di trattamento e smaltimento è di competenza esclusiva della Regione e gli impianti devono necessariamente essere di titolarità pubblica assicurare la chiusura del ciclo a livello regionale: vietato lo smaltimento dei rifiuti urbani fuori dalla Regione in cui sono prodotti.

Già all’epoca della presentazione dell’istanza la situazione impiantistica regionale era già piuttosto complessa, ma poi si è ulteriormente aggravata ed è ben fotografata nella deliberazione della giunta regionale 2251 del 29 dicembre 2021 (individuazione di “impianti minimi”), che ha operato una ricognizione delle discariche di rifiuti urbani esistenti a quella data.

Nel 2021 erano in funzione sul territorio regionale solo tre impianti per lo smaltimento rifiuti urbani, due dei quali in esaurimento, rispettivamente, in data 14 gennaio 2022 e 31 luglio 2022. In effetti, risulta ad oggi operante in Puglia un solo impianto per lo smaltimento di rifiuti urbani, con una volumetria residua al 2021 di 320.000 mc ed una previsione di esaurimento in quattro anni, quindi entro il 2025 (per effetto di un conferimento annuo stimato di 80.000 tonnellate, comunque gravemente insufficiente a soddisfare il fabbisogno regionale, che è di 400.000 tonnellate/anno). E non è prevista l’attivazione nel prossimo futuro di alcun nuovo impianto.

Per sopperire al deficit impiantistico, la Regione è costretta a ricorrere a discariche private autorizzate e le tariffe di conferimento sono concordate di volta in volta con i privati, che operano in regime di libero mercato e non hanno quindi alcun vincolo tariffario (si consideri che nel corso del 2022 il conferimento dei rifiuti urbani nella discarica privata Italcave è avvenuto ad una tariffa di € 400/t), ed anche la loro disponibilità alla ricezione dev’essere costantemente verificata e confermata.

Nello scenario emergenziale sopra descritto, l’istanza di ampliamento formulata da Cisa, alla luce della disponibilità a “cedere” l’intera volumetria al ciclo pubblico, è stata valutata dalla Regione come una opportunità per superare la carenza di impianti, pretendendo, da un lato, che Ager si esprimesse in ordine alla effettiva necessità di acquisire le volumetrie concesse a Cisa, dall’altro, che l’atto di impegno fosse formalizzato in un accordo vincolante tra proponente ed Ager.

L’accordo di programma è stato sottoscritto pochi giorni dopo ed ha stabilito che “Cisa spa, per il soddisfacimento del fabbisogno pubblico regionale relativo ai rifiuti riserva in via esclusiva ad Ager le volumetrie attualmente autorizzate nonché le ulteriori volumetrie, ove mai concesse, a seguito della conclusione del procedimento attualmente pendente dinanzi alla Provincia di Taranto”; e “le parti convenzionalmente stabiliscono che la tariffa è stata determinata in €/t 100,00 mediante l’applicazione del Metodo di determinazione delle Tariffe Rifiuti”.

Il risultato sotto il profilo della pubblica utilità è stato triplice: non solo sono state asservite in via esclusiva le nuove volumetrie al fabbisogno pubblico degli urbani, ma sono state vincolate anche quelle già autorizzate. Inoltre, è stata fissata una tariffa di conferimento di €/t 100,00, conforme alla regolazione pubblica di Arera, notevolmente inferiore a quella corrisposta nel recente passato alla società Italcave, pari ad €/t 400,00.

L’autorizzazione concessa dalla Provincia di Taranto, su conforme parere della Regione Puglia e di Ager, è stata impugnata dal Comune di Statte (ove è localizzato l’impianto) al Tar, che lo scorso mese di febbraio ha sospeso l’autorizzazione rilevando l’assenza della pubblica utilità dell’opera e la mancata verifica delle alternative localizzative, necessarie per la concessione della deroga paesaggistica.

Il provvedimento del giudice leccese è stato impugnato al Consiglio di Stato dalla Cisa, difesa dall’avvocato Luigi Quinto, e dalla Regione Puglia, difesa dagli avvocati Tiziana Colelli e Anna Bucci.

Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello rilevando “il carattere di pubblica utilità dell’intervento oggetto della autorizzazione paesaggistica in deroga e l’assenza di alternative localizzative in ragione della natura dell’intervento autorizzato” e rilevando che, “nel bilanciamento degli interessi, appare prioritario assicurare l’efficacia della rete impiantistica regionale di smaltimento dei rifiuti”.

“Il Giudice d’appello – ha commentato Quinto – oltre ad aver colto la fondatezza dei nostri motivi di appello, ha anche compiuto, sotto il profilo cautelare, una valutazione dei contrapposti interessi ed ha dato prevalenza a quello pubblico. Le volumetrie dell’impianto, trattandosi di un sopralzo, sono infatti immediatamente disponibili e consentiranno di assicurare la tenuta della rete di smaltimento dei rifiuti urbani per la prossima, ormai imminente, stagione estiva, durante la quale la produzione di rifiuti aumenta in modo consistente. Diversamente sarebbe stato il caos, con costi di smaltimento a carico dei cittadini che sarebbero andati alle stelle, ed il rischio concreto di avere i rifiuti per strada”.

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