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Fuggita dai gruppi paramilitari della Colombia e rifugiata nel Tacco: il suo racconto al Salone del libro di Torino

I ricordi di Viviana, racchiusi ne “Il pregio del silenzio”, sono stati selezionati per essere pubblicato nel volume “Lingua Madre Duemilaventuno. Racconti di donne straniere in Italia”

TREPUZZI – Essere costretta a causa delle minacce di gruppi criminali paramilitari a lasciare radici, affetti, le certezze di un lavoro non le è stato facile. E non lo è tuttora. Migliaia di chilometri di fuga, lasciandosi il Paese alle spalle, per approdare nel Salento dove vive come rifugiata. Ora il suo racconto raggiungerà il Salone del libro di Torino.

Seguita dagli operatori del progetto di accoglienza, coordinato da Anna Maria Renna e affiancato dalla psicologa Annalisa Antonucci, Viviana ha infatti deciso di partecipare a un concorso nazionale dedicato alle storie migranti, mettendo a disposizione i ricordi di quelle vicende dolorose e di straordinario valore umano. Yuli Viviana Quintero Gongora, nata nella Buenaventura in Colombia, ha 36 anni, è sposata e ha due figli di 10 e 16 anni.

Laureata in Amministrazione d’impresa, ha ottenuto una posizione di prestigio, lavorando come assistente amministrativa in una grande azienda. È arrivata In Italia nel 2019 dapprima sola coi figli, poi è stata raggiunta dal marito. Da quasi 10 mesi vive nel Sai (Sistema accoglienza integrazione) Refuge a Trepuzzi gestito dalla cooperativa sociale Arci solidarietà Lecce, dove sta cercando di ricostruire una vita assieme ai suoi cari, affiancata dall’equipe della cooperativa.

Il racconto di Viviana, “Il pregio del silenzio”, è stato selezionato per essere pubblicato nel volume “Lingua Madre Duemilaventuno. Racconti di donne straniere in Italia” e sarà presentato al Salone internazionale del Libro 2021 ed edito nel corso dell'anno. Per Viviana, così per tanti altri rifugiati, il racconto di sé diviene lo strumento necessario per re-esistere ed aprirsi al nuovo. Lasciandosi alle spalle non soltanto le radici, ma anche quei dolori che bruciano ancora.

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