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Ripristini ambientali e riconsegna dei terreni. E il conflitto nelle aule di tribunale

Dalla prossima settimana Tap è pronta a restituire ai legittimi proprietari i fondi interessati dalle opere. Negli stessi giorni la prima sentenza di un processo contro gli attivisti

MELENDUGNO – Dalla prossima settimana i legittimi proprietari rientreranno in possesso dei terreni sui quali sono state realizzate le opere del gasdotto Tap. E sui quali, in questi lunghi anni di "contezioso" politico e sociale sono andate in scena proteste, talvolta anche molto accese. 

La società, dopo aver annunciato a fine dicembre l’arrivo dei primi flussi di gas dall’Azerbaijan e l’avvio dell’operatività di tutta l’infrastruttura, ha comunicato oggi il completamento dei ripristini ambientali, come la ricollocazione di 120 muretti a secco e di oltre 800 ulivi, di cui alcuni monumentali (altri 930 sono stati colpiti dal batterio della xylella e dunque sostituiti con piante di varietà resistenti, come leccino o favolosa).

Ma la prossima settimana è anche quella della sentenza nel primo di una serie di procedimenti penali nei quali sono imputati alcuni attivisti che in questi anni si sono opposti alla costruzione del gasdotto. Di processi, in verità, ce ne sono in piedi diversi e uno investe direttamente la stessa Tap. Alla società e al management operativo all'epoca dei fatti si contestano presunte illegittimità in corso costruzione, come nel caso del pozzo di spinta del microtunnel. I due filoni giudiziari sembrano procedere a passo diverso, ma il sindaco di Melendugno, Marco Potì, da sempre contrario alla realizzazione del gasdotto, si dice fiducioso: “Io continuo da avere fiducia nella magistratura: è vero che possono apparire due velocità differenti, ma io assicuro che il Tribunale e la procura stanno dimostrando un atteggiamento fermo nel procedimento contro Tap. Ad aprile ci saranno tre udienze, ascolteremo i testimoni, la difesa, l’accusa e vedremo se ci sono stati illeciti penali nella realizzazione di questi lavori”.

Nell’attesa degli esiti processuali, quel che è certo, almeno agli occhi del primo cittadino, è la centralità del tema della sicurezza: “Oggi ci fanno vedere il ripristino dei muretti a secco e della vegetazione, la restituzione dei terreni ai proprietari - ha commentato quando lo abbiamo raggiunto in municipio - però c’è una cosa in più in questo quadro: un gasdotto che prima non c’era e che dovrebbe portare, ad altissima pressione, 10 miliardi di metri cubi di gas ogni anno. Abbiamo una centrale di depressurizzazione, che secondo noi è pericolosa – e ne abbiamo avuto contezza durante le esercitazioni –, dove prima sorgeva una campagna, a poche centinaia di metri dalla prima abitazione. I giudici ci diranno se questa opera è stata costruita in maniera illegittima, ma probabilmente è stata realizzata senza che sia utile o vantaggiosa per l’Italia e per l’Europa”.

Tap dal canto suo assicura il rispetto dei migliori standard internazionali di sicurezza con processi di monitoraggio ininterrotti, regolari controlli e manutenzioni ungo tutto il percorso del gasdotto, tra cui sopralluoghi, sorvoli aerei, protezione catodica e un controllo costante in remoto dell’integrità della condotta e dei flussi di gas in transito dalla sala di controllo del Prt di Melendugno.

Proprio sul fronte della sicurezza, con la restituzione dei terreni si procederà anche a una campagna informativa sulle corrette pratiche di gestione dei fondi e delle attività in prossimità della condotta: non a caso la campagna è stata intitolata “Prima chiami, poi scavi” e ci sarà anche un video tutorial per spiegare cosa è consentito fare e cosa, invece, no. Manifesti in grande formato sono stati già affissi sulle plance delle principali strade della zona.

Qui il video: le immagini dal terminale di ricezione

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